
Il sipario si è chiuso tra le fiamme su uno dei templi più amati della cultura napoletana: il teatro Sannazaro è stato devastato da un terribile incendio che nella notte tra il 16 e il 17 febbraio 2026 ha avvolto palchi, quinte e stucchi pregevoli in una nube densa di fumo e cenere. Un colpo al cuore per Napoli e per i Napoletani, che perdono non solo un edificio storico, ma un presidio identitario, un luogo dell’anima, come oserei definirlo.

Inaugurato nel 1874 nel cuore della Riviera di Chiaia, il Sannazaro nacque come teatro “di società”, voluto da un gruppo di aristocratici e borghesi che desideravano uno spazio elegante e raccolto, alternativo ai grandi teatri cittadini. Intitolato al poeta umanista Jacopo Sannazaro, fu subito crocevia di cultura, ironia e sperimentazione. Sul suo palcoscenico passarono giganti della scena partenopea. Qui si consolidò la comicità raffinata di Eduardo Scarpetta, tra risate incontenibili e cronache mondane che raccontano di platee gremite fino all’ultimo ordine di posti.
E sempre qui, negli anni difficili del Novecento, si respirò il teatro vivo e popolare di Eduardo De Filippo, tra applausi interminabili e improvvise interruzioni dovute ai bombardamenti che segnarono la città durante la guerra. Il Sannazaro non fu solo prosa: ospitò café-chantant, operette, spettacoli di varietà che animavano le serate della Napoli elegante. Un aneddoto tramandato racconta che, a fine Ottocento, le carrozze si allineassero lungo la Riviera formando una visione meravigliosa di luci e livree, mentre in platea si intrecciavano amori segreti e duelli d’onore nati da uno sguardo di troppo lanciato da un palco all’altro. Era il teatro come specchio della società, luogo di rappresentazione dentro e fuori la scena. Oggi restano macerie fumanti e una domanda che brucia quanto le travi crollate: come può Napoli permettersi di perdere un simile patrimonio? Ricostruire il Teatro Sannazaro non è solo un dovere verso la memoria storica, ma un investimento civile. Significa restituire ai cittadini uno spazio di incontro, formazione e bellezza. Significa riaffermare che la cultura non è ornamento, ma struttura portante di una comunità. Napoli, città che nei secoli ha saputo rinascere da eruzioni, guerre e crisi, ha il compito e la forza di farlo ancora. Dalle ceneri del Sannazaro può e deve sorgere un teatro nuovo, fedele alla sua storia ma aperto al futuro. Perché senza i suoi luoghi di cultura, una città perde voce e Napoli, più di ogni altra, non può permettersi il silenzio.L
L’incendio che ha devastato il Teatro Sannazaro non ha ancora una causa ufficiale definitivamente accertata. Le autorità e i vigili del fuoco stanno ancora indagando per capire esattamente come sia iniziato il rogo. La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per incendio colposo a carico di ignoti e ha disposto una perizia per cercare di stabilire cosa abbia innescato il fuoco. Al momento non è stato possibile stabilire con certezza dove sia partito l’incendio e quale sia stata la causa precisa. Le fiamme potrebbero essere partite da un appartamento vicino o dall’edificio stesso, ma i rilievi tecnici devono essere completati. Alcune ipotesi preliminari dei tecnici parlano di possibili problemi agli impianti elettrici o di un cortocircuito, ma nulla è confermato ufficialmente.
Annalisa Capaldo
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