divieto di vendita alcolici — Ryanair chiede il divieto di vendita alcolici negli aeroporti per fermare passeggeri ubriachi
Economia e Fiscalità 3 min di lettura

Ryanair chiede il divieto di vendita alcolici negli aeroporti per fermare passeggeri ubriachi

Ryanair denuncia quasi una deviazione quotidiana di voli causata da passeggeri ubriachi. L'AD O'Leary chiede il divieto di vendita alcolici negli aeroporti mattutini. La compagnia punta il dito contro bar che servono alcol dalle prime ore, aggravato dai ritardi che prolungano l'attesa.

Il divieto di vendita alcolici negli aeroporti nelle prime ore del mattino rappresenta la nuova battaglia di Ryanair contro i passeggeri indisciplinati. L’amministratore delegato della compagnia irlandese Michael O’Leary ha lanciato un appello alle autorità aeroportuali per limitare drasticamente la somministrazione di bevande alcoliche, denunciando che la situazione è ormai fuori controllo.

I dati sui voli deviati per passeggeri ubriachi

I dati presentati dalla compagnia low cost dipingono un quadro allarmante: quasi quotidianamente Ryanair è costretta a deviare un volo a causa del comportamento aggressivo o pericoloso di passeggeri in stato di ebbrezza. Questa situazione genera costi significativi per la compagnia e disagi per migliaia di viaggiatori che si trovano coinvolti in episodi spiacevoli durante il volo.

O’Leary ha evidenziato come il problema sia particolarmente acuto durante i voli mattutini, quando molti passeggeri hanno già consumato quantità eccessive di alcol nei bar aeroportuali. La vendita di birra e superalcolici già dalle prime ore del mattino rappresenta secondo il manager irlandese una prassi incomprensibile che alimenta comportamenti inadeguati a bordo degli aeromobili.

Il ruolo dei ritardi nell’aggravare il fenomeno

Particolare attenzione è stata posta sul fenomeno dei ritardi aeroportuali, che spingono i passeggeri a trascorrere ore aggiuntive nelle aree di attesa. Durante questi periodi di stallo forzato, bar e ristoranti aeroportuali continuano a servire bevande alcoliche senza limitazioni temporali, creando le condizioni per episodi di ubriachezza molesta che si trasferiscono poi a bordo degli aeromobili.

La problematica assume dimensioni ancora più critiche considerando che i voli low cost attraggono spesso gruppi di giovani diretti verso destinazioni turistiche, dove il consumo di alcol rappresenta parte integrante della vacanza sin dalle fasi preliminari del viaggio.

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Implicazioni per la sicurezza e l’industria aeronautica

Le conseguenze dei comportamenti inadeguati a bordo vanno ben oltre i semplici disagi per gli altri passeggeri. Ogni deviazione di volo comporta costi operativi elevati, dall’utilizzo di carburante aggiuntivo ai diritti di atterraggio in aeroporti non previsti, fino ai rimborsi dovuti ai passeggeri per i ritardi conseguenti.

Il personale di volo si trova inoltre sempre più frequentemente a gestire situazioni di tensione che richiedono interventi disciplinari, con ripercussioni sulla serenità del viaggio per tutti i viaggiatori. In alcuni casi estremi, è necessario richiedere l’intervento delle forze dell’ordine una volta atterrati, con conseguenti ritardi e complicazioni burocratiche.

L’appello di Ryanair si inserisce in un dibattito più ampio sulla regolamentazione del settore aeroportuale. Le normative attuali non prevedono limitazioni specifiche sulla vendita di alcolici negli scali, lasciando ampia discrezionalità ai gestori delle strutture commerciali.

La proposta di O’Leary potrebbe aprire la strada a una revisione delle politiche commerciali aeroportuali, con possibili ripercussioni economiche per i concessionari che traggono ricavi significativi dalla vendita di bevande alcoliche. Resta da valutare se altre compagnie aeree si uniranno alla richiesta di Ryanair, trasformando quella che oggi appare come una battaglia isolata in una pressione coordinata dell’intero settore verso una maggiore responsabilizzazione nella gestione della sicurezza dei voli.

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