clausola di salvaguardia energia — Low angle shot of a metal power transmission tower with cables against a clear sky. (Budget Bizar, Pexels)
Economia e Fiscalità 3 min di lettura

Clausola di salvaguardia energia: Roma e Bruxelles valutano l’estensione per i costi energetici italiani

L'Italia negozia con Bruxelles l'estensione della clausola di salvaguardia al settore energetico, per ottenere flessibilità fiscale nella gestione dell'emergenza bollette. La Commissione europea valuta la richiesta mentre il governo prepara piani alternativi.

La clausola di salvaguardia energia rappresenta oggi il nuovo fronte della trattativa tra il governo italiano e la Commissione europea per ottenere maggiore flessibilità fiscale nella gestione dell’emergenza energetica. L’esecutivo di Roma sta infatti premendo per estendere al settore energetico lo stesso meccanismo di deroga già previsto dalle nuove regole europee, mentre Bruxelles mantiene un approccio cauto valutando tutti gli aspetti della richiesta presentata dall’Italia.

Il meccanismo della clausola di salvaguardia energia

Il funzionamento della deroga richiesta dall’Italia si baserebbe su un principio di flessibilità temporanea rispetto ai vincoli di bilancio europei. Secondo la normativa europea, un Paese può richiedere alla Commissione una deviazione temporanea dagli impegni di spesa “nel caso in cui circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro abbiano rilevanti ripercussioni sulle sue finanze pubbliche”. Lo scostamento deve avere carattere momentaneo senza compromettere “la sostenibilità di bilancio nel medio termine”.

L’iter prevede che spetti alla Commissione esaminare la richiesta di deroga temporanea e, se accolta, di raccomandarla al Consiglio. Quest’ultimo stabilisce, con un voto a maggioranza, la durata temporale dello sforamento. Nell’ipotesi in cui le “circostanze eccezionali” persistano, la clausola può essere prorogata, a patto che ciò avvenga un anno per volta.

La posizione di Bruxelles e i precedenti normativi

La Commissione europea ha adottato un atteggiamento di valutazione approfondita sulla proposta italiana. Il vicepresidente Valdis Dombrovskis ha confermato che l’esecutivo comunitario continua “a seguire la situazione e a valutare quale tipo di risposta richieda e richiederà”. Le autorità di Bruxelles stanno analizzando la richiesta italiana per formulare una risposta.

La clausola di salvaguardia nazionale ha fatto il suo debutto a fine 2023 quando i Ventisette hanno raggiunto l’intesa sulla riforma del patto di stabilità, definita nell’articolo 26 del regolamento 1263 del 29 aprile 2024. In precedenza, una deroga alle regole di bilancio UE era stata attivata nel marzo 2020 per permettere ai Paesi di fronteggiare la minaccia del Covid-19, con una dimensione generale valida per tutti gli Stati.

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Il contesto della crisi energetica

Dopo la crisi dello Stretto di Hormuz, il governo Meloni aveva inizialmente sondato la possibilità di richiedere l’attivazione della clausola di salvaguardia generale per rispondere all’impennata dei prezzi sui prodotti energetici. Tuttavia, le rigide regole europee prevedono questa clausola solo in circostanze eccezionali dovute ad una “grave congiuntura negativa nella zona euro o nell’Unione nel suo complesso”.

Tramontata l’ipotesi di una clausola valida per tutta Europa, nelle ultime settimane è avanzata la possibilità di attivare il nuovo strumento nazionale. Gli analisti di politica fiscale ritengono che Bruxelles potrebbe richiedere modifiche alla proposta italiana, eventualmente introducendo meccanismi di monitoraggio specifici.

Il governo italiano ha già predisposto piani alternativi nel caso di un rifiuto europeo, tra cui nuovi strumenti di credito agevolato e modifiche alla tassazione energetica. Tuttavia, l’opzione della clausola di salvaguardia rimane prioritaria per la sua capacità di fornire maggiore flessibilità fiscale. La partita si giocherà nelle prossime settimane attraverso un intenso dialogo tecnico tra Roma e Bruxelles, con potenziali riflessi anche sulle politiche energetiche degli altri Paesi membri.

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