diagnosi precoce demenza — Close-up of senior hands with pen writing in a spiral notebook. Personal notes concept. (RDNE Stock project, Pexels)
Economia e Fiscalità 3 min di lettura

Grafia della terza età svela sintomi precoci delle demenze senili

Una ricerca innovativa dimostra come l'analisi dei cambiamenti nella scrittura degli anziani possa anticipare di anni la diagnosi di malattie neurodegenerative. Il nuovo metodo promette significativi risparmi per il sistema sanitario nazionale.

La diagnosi precoce demenza potrebbe presto avvalersi di un nuovo strumento di analisi tanto semplice quanto rivoluzionario: l’osservazione dei cambiamenti nella grafia degli anziani. Una ricerca pubblicata su Frontiers in Human Neuroscience ha dimostrato come specifiche alterazioni nel modo di scrivere a mano possano rappresentare indicatori affidabili per identificare l’insorgenza di malattie neurodegenerative.

Diagnosi precoce demenza: nuovi orizzonti nella scrittura manuale

Il team di ricercatori dell’Università di Évora, in Portogallo, ha analizzato le modalità di scrittura di 58 persone tra i 62 e i 99 anni, residenti in strutture per anziani. Di queste, 38 avevano già ricevuto una diagnosi di deterioramento cognitivo, mentre le altre erano considerate cognitivamente sane. I risultati hanno evidenziato pattern specifici che permettono di distinguere gli anziani affetti da deterioramento cognitivo da quelli sani.

L’approccio metodologico ha previsto l’utilizzo di penne elettroniche e tablet, capaci di registrare non solo il tracciato finale delle parole, ma anche parametri dinamici come il tempo necessario per iniziare a scrivere, la durata dei movimenti, il numero di tratti e la dimensione delle lettere. Questi dati, elaborati attraverso modelli di regressione logistica e lineare multipla, hanno permesso di individuare sottili anomalie spesso impercettibili all’occhio umano.

Risultati significativi nei test di dettato

Ai partecipanti è stato chiesto di svolgere diverse attività legate alla scrittura a mano, tra cui disegnare punti e linee, ricopiare frasi scritte e trascrivere frasi dettate a voce. Se nella maggior parte delle prove non sono emerse differenze significative tra i due gruppi, i dettati hanno fatto registrare le discrepanze più nette: le persone a cui era già stato diagnosticato un deterioramento cognitivo hanno mostrato maggiori difficoltà nel selezionare, organizzare e scrivere correttamente le parole ascoltate nei tempi richiesti.

Secondo gli autori, questo accade perché l’attività richiede il coinvolgimento coordinato di diverse aree cerebrali legate all’udito, alla memoria, alla trasformazione dei suoni in linguaggio scritto e all’esecuzione dei movimenti necessari per scrivere. Come ha spiegato Ana Rita Matias, chinesiologa dell’Università di Évora: “Scrivere non è solo un’attività motoria, ma una finestra sul cervello. Le prove più impegnative dal punto di vista cognitivo hanno mostrato che il deterioramento cognitivo emerge anche dal modo in cui i movimenti della scrittura a mano vengono organizzati nel tempo, con minore efficienza e coerenza”.

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Prospettive future e limitazioni dello studio

Nonostante i risultati incoraggianti, gli autori dello studio riconoscono diversi limiti del loro lavoro. Il campione analizzato è ridotto e non è prevista una fase di monitoraggio prolungato che permetta di osservare come cambia la capacità di scrittura con l’avanzare del deterioramento cognitivo e dell’invecchiamento. Inoltre, non sono stati considerati fattori come l’uso di farmaci, che potrebbero influire sulle prestazioni dei partecipanti.

Gli esperti suggeriscono inoltre la necessità di integrare l’analisi della scrittura con altri biomarcatori già validati, piuttosto che considerarla un test diagnostico autonomo. L’approccio combinato potrebbe rappresentare una soluzione promettente per il futuro della diagnosi precoce.

Nonostante le limitazioni, nello studio gli specialisti sostengono che “questi risultati confermano le potenzialità delle attività di scrittura digitalizzate, e in particolare dei test di dettato, come strumenti validi e a basso costo per individuare e monitorare il deterioramento cognitivo negli adulti più anziani”.

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