Ritorno nucleare Italia: è questa la decisione storica che il Parlamento ha ratificato, approvando la legge delega che riapre le porte all’energia atomica nel nostro Paese dopo quasi quattro decenni di assenza. Una scelta che segna una svolta epocale nella politica energetica italiana, ribaltando l’orientamento che aveva portato alla dismissione completa del settore atomico.
La nuova strategia energetica nazionale
Il testo approvato dalle Camere conferisce al Governo ampi poteri per ridisegnare il quadro normativo dell’energia nucleare, puntando sui reattori di quarta generazione e sui small modular reactor (SMR). La decisione è maturata nel contesto della crisi energetica europea e degli obiettivi di decarbonizzazione al 2050, con l’obiettivo di garantire maggiore autonomia energetica e ridurre la dipendenza dalle importazioni.
L’esecutivo punta sul ritorno nucleare Italia per diversificare il mix energetico nazionale, riducendo la dipendenza dalle importazioni di gas e accelerando la transizione verso fonti a basse emissioni di carbonio.
Dal boom atomico degli anni ’60 al referendum del 1987
La storia del nucleare italiano affonda le radici negli anni Sessanta, quando il nostro Paese fu tra i pionieri mondiali dell’energia atomica civile, arrivando a piazzarsi terzo nel mondo nella produzione di energia elettrica dall’atomo. Quattro impianti sorsero tra gli anni ’60 e il 1981: Latina, Garigliano, Trino Vercellese e Caorso rappresentarono l’avanguardia tecnologica italiana nel settore.
La catastrofe di Chernobyl del 1986 cambiò radicalmente l’opinione pubblica. L’incidente ucraino alimentò timori sulla sicurezza degli impianti atomici, preparando il terreno per il referendum abrogativo del 1987. Con una partecipazione del 65,1% degli aventi diritto, gli italiani bocciarono l’energia nucleare con i tre quesiti approvati rispettivamente con il 71,9%, 79,7% e 80,6% di sì.
Il risultato portò alla progressiva chiusura di tutti gli impianti nazionali, completata nel 1990. Da allora, l’Italia ha importato energia nucleare dai Paesi vicini, mantenendo una dipendenza indiretta dall’atomo che oggi rappresenta una quota del mix elettrico nazionale attraverso le importazioni.
Le sfide della nuova era atomica
Il percorso verso il ritorno dell’energia nucleare dovrà superare numerosi ostacoli tecnici, economici e sociali. La legge delega prevede la creazione di una nuova Agenzia per la sicurezza nucleare, che avrà il compito di definire standard rigorosi per la progettazione e la gestione degli impianti di nuova generazione.
Particolare attenzione sarà dedicata alla gestione delle scorie radioattive, tema che aveva contribuito alla bocciatura referendaria del 1987. Da oltre vent’anni si è in attesa di sapere dove potrà essere costruito il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, con i territori che si ribellano all’idea di ospitare questa struttura.
L’opposizione parlamentare ha criticato duramente la scelta, sottolineando i costi elevati e i tempi lunghi di realizzazione degli impianti nucleari. Diversi movimenti ambientalisti hanno già annunciato mobilitazioni per chiedere un nuovo referendum, mentre alcune regioni stanno valutando ricorsi alla Corte Costituzionale.
La strada verso il ritorno nucleare Italia appare comunque tracciata, in linea con le scelte di altri Paesi europei che stanno rivedendo le proprie strategie energetiche. L’energia atomica torna così al centro del dibattito pubblico italiano, 39 anni dopo essere stata relegata ai margini della politica energetica nazionale.
Rimani aggiornato
Iscriviti alla newsletter di DIA Journal e ricevi ogni settimana i migliori articoli direttamente nella tua casella di posta.
I tuoi dati sono al sicuro. Niente spam, solo contenuti di qualità. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.





