Natuzzi Romania: storica azienda pugliese sposta il 15% della produzione all'estero (ClaudioBelliniDesign, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0)
Economia e Fiscalità 3 min di lettura

Natuzzi Romania: storica azienda pugliese sposta il 15% della produzione all’estero

Natuzzi ha confermato il trasferimento del 15% delle attività produttive dalla Puglia alla Romania, mettendo a rischio 600 posti di lavoro. L'assessore regionale vede ancora spiragli per trovare un accordo che scongiuri la delocalizzazione.

La crisi Natuzzi Romania si fa sempre più concreta con la decisione definitiva dell’azienda di divani e poltrone di lusso di spostare una quota significativa delle attività produttive dal Sud Italia verso la Romania. Il 4 giugno scorso, la dirigenza del gruppo ha ufficializzato il piano di delocalizzazione che interesserà il quindici per cento dell’intera produzione attualmente concentrata tra gli stabilimenti pugliesi e lucani.

La multinazionale del mobile imbottito, fondata nel 1959 da Pasquale Natuzzi a Taranto, ha comunicato la strategia di riorganizzazione industriale che coinvolgerà direttamente circa seicento dipendenti distribuiti tra i siti produttivi di Santeramo in Colle, Matera e Laterza. La decisione rappresenta un duro colpo per l’economia del Mezzogiorno e per uno dei simboli dell’eccellenza manifatturiera italiana nel mondo dell’arredamento.

La posizione della Regione Puglia sulla crisi Natuzzi

Nonostante l’annuncio ufficiale della delocalizzazione, l’assessore regionale alle Attività Produttive ha manifestato un cauto ottimismo sulla possibilità di trovare soluzioni alternative. Durante un incontro con i sindacati e le rappresentanze aziendali tenutosi presso la sede della Regione Puglia, l’esponente della giunta regionale ha sottolineato come esistano ancora margini di manovra per scongiurare il trasferimento delle attività produttive.

Le trattative, avviate nelle scorse settimane, si concentrano principalmente su un pacchetto di incentivi fiscali e agevolazioni che potrebbero convincere la società a rivedere la strategia aziendale. Tra le proposte sul tavolo figurano sgravi contributivi quinquennali, facilitazioni per l’ammodernamento tecnologico degli impianti e la creazione di un polo logistico integrato che potrebbe ridurre i costi di distribuzione verso i mercati europei.

L’impatto economico del trasferimento produttivo

Il piano di delocalizzazione industriale annunciato dalla Natuzzi avrà ripercussioni che vanno ben oltre i confetti occupazionali diretti. L’indotto generato dagli stabilimenti pugliesi e lucani coinvolge infatti oltre duecento piccole e medie imprese specializzate nella fornitura di componentistica, tessuti tecnici e servizi logistici.

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Gli analisti economici stimano che la perdita complessiva per il sistema produttivo regionale potrebbe aggirarsi intorno ai cinquanta milioni di euro annui, considerando anche il mancato gettito fiscale e la riduzione della capacità di spesa delle famiglie coinvolte. Il settore dell’arredamento pugliese, già sotto pressione per la concorrenza dei paesi dell’Europa orientale, rischia di perdere uno dei suoi principali punti di riferimento tecnologici e commerciali.

Le prospettive per i lavoratori e le alternative industriali

I rappresentanti sindacali hanno annunciato per i prossimi giorni una serie di mobilitazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla gravità della situazione. La vertenza Natuzzi Romania si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà che sta attraversando l’industria manifatturiera del Mezzogiorno, stretta tra i costi crescenti dell’energia e la competizione dei mercati emergenti.

Le organizzazioni dei lavoratori stanno valutando la possibilità di presentare un piano alternativo che preveda la riconversione parziale delle linee produttive verso segmenti a maggiore valore aggiunto, come l’arredamento contract per il settore alberghiero e della ristorazione di lusso. Questa strategia permetterebbe di mantenere sul territorio italiano le competenze più specializzate e di sviluppare nuove sinergie con il comparto turistico regionale.

Le prossime settimane saranno decisive per il futuro di una delle più importanti realtà industriali del Sud Italia. La sfida per le istituzioni locali sarà quella di dimostrare che investire nel Mezzogiorno può ancora rappresentare una scelta strategicamente vincente per le multinazionali italiane che competono sui mercati globali.

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