Il sistema ETS europeo necessita di una revisione ETS urgente per scongiurare il rischio di una massiccia deindustrializzazione del continente. L’allarme è stato lanciato dal vicepresidente di Confindustria per l’Energia, Aurelio Regina, durante un intervento presso le istituzioni europee a Bruxelles, dove ha definito la situazione come “l’ultima chiamata” per salvaguardare la competitività industriale europea.
Le criticità del meccanismo di scambio delle emissioni
Il sistema di scambio delle quote di emissione dell’Unione Europea, implementato per raggiungere gli obiettivi climatici del Green Deal, sta creando pressioni insostenibili sui costi di produzione delle imprese manifatturiere. Le aziende europee si trovano a dover sostenere oneri crescenti per l’acquisto dei certificati di emissione, mentre i competitor extraeuropei operano in contesti normativi meno stringenti.
La revisione ETS richiesta da Confindustria punta a riequilibrare il sistema, introducendo meccanismi che possano tutelare la competitività delle imprese senza compromettere gli obiettivi ambientali. Le attuali dinamiche di mercato hanno portato a un’escalation dei prezzi delle quote di carbonio che rischia di rendere antieconomica la produzione in territorio europeo.
Scenari di deindustrializzazione e perdita di competitività
L’analisi presentata dalle associazioni industriali evidenzia come diversi settori strategici stiano già valutando la delocalizzazione delle produzioni verso paesi con normative ambientali meno severe. Questo fenomeno, definito “carbon leakage”, rischia di vanificare gli sforzi europei per la riduzione delle emissioni, semplicemente spostando la produzione altrove senza benefici ambientali globali.
I settori più esposti includono la siderurgia, la chimica, il cemento e l’alluminio, comparti che rappresentano il backbone dell’industria europea e che impiegano centinaia di migliaia di lavoratori. La perdita di questi settori comporterebbe non solo un danno economico diretto, ma anche l’erosione di competenze tecnologiche e know-how accumulati in decenni di sviluppo industriale.
Proposte per una riforma strutturale del sistema
Le richieste avanzate a Bruxelles includono l’accelerazione dell’implementazione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), che dovrebbe livellare il campo di gioco tra produttori europei e importazioni da paesi terzi. Tuttavia, questo strumento da solo non appare sufficiente a garantire la competitività delle imprese europee.
Tra le proposte concrete figura l’introduzione di un sistema di allocazione gratuita più flessibile per i settori esposti alla concorrenza internazionale, accompagnato da incentivi per gli investimenti in tecnologie pulite. La revisione ETS dovrebbe inoltre prevedere meccanismi di stabilizzazione dei prezzi delle quote per evitare le eccessive volatilità che rendono difficile la pianificazione industriale a lungo termine.
L’urgenza di una risposta politica coordinata
Il timing dell’intervento di Regina non è casuale: le istituzioni europee sono chiamate a definire le linee guida per la prossima fase del sistema ETS, che entrerà in vigore nel 2027. La finestra temporale per gli aggiustamenti si sta rapidamente chiudendo, e ogni ritardo potrebbe accelerare i processi di deindustrializzazione già in corso.
L’appello di Confindustria si inserisce in un contesto più ampio di revisione delle politiche europee per la transizione ecologica, dove emerge sempre più chiaramente la necessità di bilanciare ambizioni climatiche e sostenibilità economica. La sfida è quella di mantenere la leadership europea nella lotta ai cambiamenti climatici senza sacrificare la base manifatturiera del continente.
Le prossime settimane saranno decisive per capire se le istituzioni europee raccoglieranno l’invito all’azione lanciato dal mondo industriale, o se prevarrà l’inerzia che potrebbe portare a conseguenze irreversibili per l’economia europea.
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