La filiera della pasta in Italia genera un valore aggiunto complessivo di 14,3 miliardi di euro, pari allo 0,6% del Pil nazionale. È quanto emerge da uno studio condotto da The European House – Ambrosetti per i Pastai di Unione Italiana Food (Uif), realizzato con riferimento ai dati del 2024 e presentato a Milano.
Il dato colloca la produzione di pasta tra i segmenti più rilevanti dell’agroalimentare tricolore, un settore che storicamente rappresenta uno dei pilastri dell’economia nazionale e uno dei tratti distintivi del made in Italy riconosciuti a livello internazionale.
La filiera della pasta pesa sull’economia nazionale
Il valore aggiunto di 14,3 miliardi di euro attribuito alla filiera della pasta non riguarda soltanto le aziende produttrici in senso stretto, ma l’intero indotto che ruota attorno alla trasformazione del grano in prodotto finito: dalla coltivazione alla molitura, fino alla distribuzione commerciale. Questa impostazione metodologica consente allo studio Ambrosetti di restituire una fotografia più ampia rispetto alla sola industria manifatturiera, includendo tutti i passaggi economici che concorrono alla formazione del prodotto finale. Il comparto genera infatti 5,2 miliardi di euro di valore aggiunto diretto che, considerando gli effetti indiretti e indotti sull’economia, arrivano a 14,3 miliardi di euro complessivi.
Lo 0,6% del Pil rappresenta una quota che, seppur numericamente contenuta se paragonata al totale della ricchezza prodotta dal Paese, assume un peso simbolico ed economico significativo se si considera la centralità della pasta nell’identità alimentare italiana e nella sua proiezione sui mercati internazionali.
Lo studio commissionato da Unione Italiana Food
La ricerca è stata realizzata da The European House – Ambrosetti su incarico dei Pastai di Unione Italiana Food, il gruppo che rappresenta le imprese produttrici di pasta all’interno dell’associazione di categoria del settore alimentare italiano. L’obiettivo dello studio è quello di quantificare in termini economici il contributo che l’intera filiera fornisce al sistema produttivo nazionale, fornendo un dato di riferimento utile sia alle imprese del settore sia alle istituzioni chiamate a definire politiche industriali e fiscali per il comparto.
Il ricorso a una società di consulenza strategica come Ambrosetti per elaborare questo tipo di analisi rientra in una prassi consolidata tra le associazioni di categoria italiane, che periodicamente commissionano studi di settore per documentare il peso economico delle rispettive filiere e sostenere il dialogo con il decisore pubblico su temi di natura fiscale e regolatoria.
Il contesto della filiera agroalimentare italiana
Il settore della pasta si inserisce in un comparto agroalimentare più ampio che rappresenta da tempo uno dei punti di forza dell’economia italiana, sia per la capacità di generare occupazione lungo tutta la catena del valore, sia per il ruolo che i prodotti alimentari italiani rivestono nelle esportazioni verso i mercati esteri. La filiera della pasta, in particolare, coinvolge diversi attori: dai coltivatori di grano duro ai mulini, dagli stabilimenti di trasformazione fino alla rete distributiva che porta il prodotto sugli scaffali della grande distribuzione e nei mercati internazionali. Nel complesso, la filiera estesa coinvolge 143mila imprese e sostiene 78mila occupati, attivando 1,6 miliardi di euro di investimenti.
Questa articolazione produttiva spiega perché il valore aggiunto calcolato dallo studio Ambrosetti per Uif non si limiti al solo comparto industriale della pastificazione, ma tenga conto dell’insieme delle attività economiche collegate, restituendo una misura più completa dell’impatto reale del settore sull’economia e fiscalità del Paese.
Le implicazioni per il settore
Il dato reso noto dallo studio fornisce a Unione Italiana Food un elemento concreto da utilizzare nel confronto con le istituzioni su temi che riguardano da vicino le imprese associate, incluse le politiche di sostegno all’industria alimentare e le condizioni normative in cui operano i produttori. Lo studio evidenzia inoltre come, negli ultimi dieci anni, la filiera della pasta abbia registrato una crescita superiore a quella dell’intera economia italiana.
Resta da vedere quali sviluppi seguiranno alla presentazione della ricerca e se i dati raccolti troveranno spazio in un confronto più ampio con il governo su temi legati alla fiscalità del comparto agroalimentare, un ambito in cui le associazioni di categoria intervengono periodicamente per rappresentare gli interessi delle imprese associate.
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