Il miracolo Scafatese, in C dopo 77 anni
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Il miracolo Scafatese, in C dopo 77 anni

La Scafatese torna in Serie C dopo 77 anni e già questo, da solo, basterebbe a spiegare tutto. Ma qui non siamo davanti a una promozione normale, a una stagione semplicemente vinta, a un traguardo da archiviare con qualche coro e una festa in piazza. Qui c’è molto di più. C’è una città che si riprende il proprio orgoglio, c’è una maglia che torna a pesare, c’è una piazza che rivede finalmente il calcio che conta dopo una vita intera.

La rinascita dopo il baratro

I canarini avevano già rimesso piede nel professionismo tra il 2007 e il 2010, negli anni della C2 e poi della Lega Pro Seconda Divisione, ma dopo quel passaggio la Scafatese era precipitata fino a ripartire addirittura dalla Terza Categoria, consumandosi tra cadute, ricostruzioni e cambi di gestione, da Cesarano a Giordano. Per questo il ritorno di oggi vale doppio: perché non racconta soltanto una squadra che sale, ma una società che riemerge da anni difficili e si rimette in piedi nel modo più fragoroso possibile.

Felice Romano: non solo un presidente

Dentro questa cavalcata, Felice Romano non è stato soltanto il presidente. È stato l’uomo che ha dato tono, ritmo e peso a tutta la risalita. In una piazza affamata, ferita, stanca di promesse mezze pronunciate e di orizzonti sempre troppo stretti, Romano ha scelto un’altra strada, quella dell’ambizione dichiarata, dell’impatto, della frase forte, della visione sparata in faccia a tutti. Non ha accompagnato la promozione in punta di piedi, l’ha caricata di significato.

Le sue parole sono state un manifesto: “Non voglio di certo fermarmi qui”, ha detto, chiarendo subito che la Serie C non è un traguardo da difendere, ma una base da cui spingere ancora. Poi è arrivata la frase che ha incendiato la piazza, “Faremo lo stadio per giocare anche in B, in A e in Champions League”, una dichiarazione enorme, quasi sfacciata, ma perfetta per fotografare la fame di questo momento. Infine il rilancio più netto di tutti, “Entro due anni vogliamo la Serie B”. È qui che si capisce davvero la cifra di Romano, non celebra il successo, lo usa per alzare ancora il volume. E in una storia come questa, fatta di 77 anni di attesa, di risalite dal basso e di identità da ricostruire, un presidente così non fa da contorno, si prende la scena.

Non è solo un ritorno ma una rivincita

La forza della promozione della Scafatese sta tutta qui. Nel peso della storia, certo, ma anche nel modo in cui questa storia è stata ribaltata. Perché dopo essere finita lontanissima dal calcio che conta, dopo essere passata per la polvere della Terza Categoria e per stagioni in cui il nome Scafatese sembrava schiacciato più dal passato che dal presente, oggi la squadra non torna semplicemente in Serie C, ci torna con rumore, con orgoglio, con la faccia di chi non vuole più chiedere permesso a nessuno. E allora sì, questa promozione ha davvero il sapore del miracolo. Ma è un miracolo costruito con fame, ambizione e memoria. Ed è per questo che a Scafati non stanno festeggiando soltanto una categoria ritrovata: stanno festeggiando il ritorno di una squadra che, dopo aver toccato il fondo, ha ricominciato a guardare tutti dall’alto.

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