
Da aprile a luglio la mostra sulla città partenopea
C’è un segreto che Napoli custodisce da millenni, un battito primordiale che risuona tra i suoi vicoli e le onde del Golfo. È il canto di Parthenope, la sirena che, secondo il mito, scelse queste coste per il suo riposo eterno, dando vita a una delle città più magiche del mondo. Dal 3 aprile al 6 luglio 2026, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli celebra questo legame viscerale con una mostra straordinaria intitolata “Parthenope. La Sirena e la città“. Si tratta di un evento che invita cittadini e turisti a sfiorare il cuore della metropoli.
Come si snoda il percorso espositivo?
L’esposizione non è una semplice sfilata di reperti archeologici, ma un viaggio curato da esperti del settore che attraversa l’identità partenopea attraverso oltre 250 opere. Il percorso si snoda con naturalezza tra preziose monete antiche di Neapolis, dove il volto della sirena appare come simbolo di sovranità. Arriva poi a toccare rilievi storici e decorazioni urbane che ancora oggi definiscono il panorama cittadino. È un’esperienza che parla un linguaggio universale, unendo il rigore dell’archeologia al respiro dell’arte contemporanea.
La suggestiva opera di Bosoletti
Il visitatore si troverà immerso in un dialogo continuo tra passato e futuro: la narrazione storica è, infatti, arricchita da strumenti digitali di ultima generazione e culmina in una suggestiva opera site-specific dell’artista argentino Francisco Bosoletti, che reinterpreta il mito con una sensibilità moderna e vibrante.
Alla scoperta di Napoli nella cornice di Piazza Museo
Per chi volesse lasciarsi ammaliare da questo straordinario racconto, la mostra è accessibile nella splendida cornice di Piazza Museo. Ci sarà un’opportunità unica, quella di essere inclusa direttamente nel normale biglietto d’ingresso del MANN. Le porte del mito restano aperte dal mercoledì al lunedì, dalle 9:00 alle 19:30. È un’occasione irripetibile per scoprire che Napoli, in fondo, non è solo una città, ma una creatura leggendaria che continua a cantare, proprio come la nota sirena da cui ha avuto origine.
Francesca Della Mura
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