mercati finanziari — Wall Street crolla dopo il vertice Trump-Xi: tensioni commerciali scuotono i mercati (Shealeah Craighead, Wikimedia Commons, Public domain)
Economia e Fiscalità 3 min di lettura

Wall Street crolla dopo il vertice Trump-Xi: tensioni commerciali scuotono i mercati

Le borse mondiali hanno chiuso in forte ribasso dopo l'incontro Trump-Xi che ha deluso le aspettative degli investitori. Energia e titoli di Stato in controtendenza, con petrolio e gas in rialzo mentre gli investitori cercano rifugio nei bond governativi.

I mercati finanziari globali hanno registrato una seduta drammatica, con le principali borse internazionali che hanno chiuso in territorio negativo dopo l’incontro bilaterale tra il presidente americano Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping. Gli investitori, che speravano in progressi significativi sul fronte delle relazioni commerciali, si sono trovati invece di fronte a dichiarazioni vaghe e l’assenza di accordi concreti.

Crollo generalizzato degli indici azionari

Le contrattazioni hanno aperto in Asia con forti vendite, con i listini asiatici che hanno registrato cali significativi. Il contagio si è rapidamente esteso ai mercati europei, dove Francoforte ha chiuso con un ribasso del 2,07%, Parigi del 1,6% e Milano del 1,87%. Lo Stoxx 600, l’indice che raccoglie le 600 società con maggiore capitalizzazione, ha ceduto l’1,5%.

A Wall Street, l’apertura è stata caratterizzata da una volatilità estrema, con i mercati americani che hanno seguito la tendenza negativa. Il settore tecnologico è stato particolarmente colpito, perdendo il 2,5%, con i titoli delle aziende più esposte al commercio con la Cina che hanno subito perdite significative.

Energie in controtendenza: petrolio e gas in forte rialzo

In netta controtendenza rispetto all’andamento generale dei mercati finanziari, il settore energetico ha mostrato segnali di forza. Il prezzo del petrolio Brent è salito del 3,2%, sfiorando i 110 dollari al barile, mentre il WTI americano ha guadagnato il 3,5%, raggiungendo i 104,72 dollari. Questo rialzo è stato alimentato dalle crescenti preoccupazioni geopolitiche e dalla possibile interruzione delle catene di approvvigionamento globali.

Il gas naturale europeo ha registrato un incremento del 6%, salendo a 50,56 euro per megawattora. Gli analisti attribuiscono questo movimento alle incertezze sulla stabilità degli accordi energetici tra le due superpotenze economiche e alle possibili ripercussioni sui flussi energetici.

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Movimento sui titoli di Stato

I mercati obbligazionari hanno registrato movimenti significativi, con i titoli di Stato che hanno risentito delle crescenti preoccupazioni inflazionistiche. Il rendimento del decennale italiano è salito di 17 punti base al 3,94%, mentre quello tedesco è aumentato di 12 punti base al 3,16%.

Lo spread tra BTP italiani e Bund tedeschi si è allargato a 78 punti base, riflettendo le tensioni sui mercati obbligazionari in un contesto di crescente incertezza geopolitica.

Prospettive incerte per la settimana

Gli operatori guardano ora con preoccupazione ai prossimi appuntamenti della settimana, in particolare alle dichiarazioni che potrebbero arrivare dalle autorità monetarie delle principali banche centrali. La Federal Reserve americana potrebbe essere chiamata a intervenire per rassicurare i mercati, mentre la Banca Centrale Europea valuterà l’impatto della volatilità sui mercati del Vecchio Continente.

Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina continuano a rappresentare uno dei principali fattori di incertezza per l’economia globale. Gli esperti sottolineano come l’assenza di progressi concreti nell’incontro bilaterale possa portare a una recrudescenza delle misure protezionistiche, con potenziali ripercussioni negative sulla crescita mondiale.

L’attenzione degli investitori si concentra ora sui dati macroeconomici in uscita nei prossimi giorni, che potrebbero fornire ulteriori indicazioni sulla solidità delle economie di fronte a questo nuovo capitolo di incertezza geopolitica.

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