Maturità 2026: le tracce
É partita questa mattina, giovedì 18 giugno, con la pubblicazione delle tracce della prima prova scritta. Alle 8:30 oltre 527mila studenti italiani hanno aperto la busta che custodisce, da sempre, la sfida più temuta e più amata dell’esame di Stato: il tema. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha scelto sette proposte suddivise in tre tipologie, due di analisi del testo, tre di testo argomentativo e due di attualità, da svolgere nell’arco di sei ore.
Maturità da oltre 30 anni
Da oltre trent’anni faccio il tema della maturità per diletto, non per dovere e non perché serva a qualcosa sul piano professionale, eccetto per la mia maturità classica risalente al 1997. Lo faccio semplicemente perché la prima prova resta, ai miei occhi, la condicio sine qua non da cui partire per dimostrare il proprio valore nello scrivere e, soprattutto, la propria interiorità.
Ogni traccia è un pretesto, un punto di partenza che ciascuno trasforma in un percorso personale: la scrittura diventa lo strumento attraverso cui un ragazzo di diciotto anni racconta, senza saperlo ancora del tutto, chi è.
Le sette tracce della prima prova 2026
Tipologia A, analisi del testo
A1: Cesare Pavese, Passerò per Piazza di Spagna, in Antologia della poesia italiana, Novecento.
A2: Vitaliano Brancati, I piaceri, Bompiani.
Tipologia B, testo argomentativo
B1: Assemblea Costituente, insediamento e discorso del Presidente Giuseppe Saragat, seduta del 26 giugno 1946, Camera dei Deputati.
B2: Piero Bianucci, Te lo dico con parole tue. La scienza di scrivere per farsi capire, Zanichelli
B3: Frank Furedi, I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere, Meltemi.
Tipologia C attualità
C1: Wenke Husmann, Funziona a meraviglia, in Internazionale, anno 33, 23 gennaio 2026, p. 58.
C2: Mario Calabresi, Alzarsi all’alba, Mondadori, Milano, 2025, pp. 10-11.
Cesare Pavese, uno dei miei preferiti
Pavese e la sua poesia malinconica, Brancati e la memoria dei piaceri perduti, Saragat e la nascita della Repubblica, Furedi e i confini che contano ancora, Calabresi e l’alba come metafora di ripartenza: ogni proposta è una porta diversa verso lo stesso luogo, quello in cui un ragazzo prova a dire, con le parole che ha imparato in cinque anni di scuola, qualcosa di vero su di sé.
Sei ore, un foglio bianco e una traccia da scegliere: poco altro serve per misurare, da sempre, il valore di chi scrive.
“Te lo dico con parole tue. La scienza di scrivere per farsi capire”
Tra le sette tracce proposte agli studenti ce n’è una che, da giornalista, sento più vicina di tutte le altre.
La tipologia B2 porta in dote un testo di Piero Bianucci, tratto da “Te lo dico con parole tue. La scienza di scrivere per farsi capire”, un titolo che da solo racconta meglio di qualunque analisi quello che dovrebbe essere il mestiere di chi scrive per gli altri. Non mi sorprende che il ministero abbia scelto questo brano. Bianucci, giornalista e divulgatore scientifico, ha passato una vita a tradurre la complessità in parole accessibili senza sacrificare la precisione.
Analizzare per capire
Nel testo proposto ai maturandi sostiene che scrivere non significa trasferire informazioni da una testa all’altra, ma “costruire un ponte tra chi scrive e chi legge”. È un’idea semplice, ed è quella che da sempre guida il mio modo di intendere il giornalismo Scrivo da sempre, fin da bambina, e in tutto questo tempo ho imparato una cosa sola con certezza: la chiarezza non è un limite, ma una responsabilità.
Scrivere in modo complicato per sembrare più competenti è una scorciatoia che lascia fuori chi legge, mentre proprio il lettore ha diritto di capire quello che gli viene raccontato, qualunque sia l’argomento.
La passione per la scrittura
Questa passione per la scrittura chiara é nata in me quando leggevo tutto quello che mi capitava tra le mani senza distinguere tra un libro per adulti e una favola, cercando in ogni pagina lo stesso bisogno di senso. Da allora non ho più smesso di credere che capire e farsi capire siano due facce della stessa medaglia.
Quando insegno italiano, filosofia, greco e latino ai miei studenti ripeto sempre la stessa cosa: comprendere una lingua antica non significa complicarla con termini tecnici, bensì restituirle un significato vivo, leggibile da chi la guarda per la prima volta. Vale lo stesso per il giornalismo: una notizia raccontata con un linguaggio oscuro non è migliore, è soltanto un fatto raccontato male.
Scrivere per sopravvivere
Maturità 2026: le tracce
Mi definisco, senza troppi giri di parole, spietatamente sincera, e questa sorta di onestà intellettuale per me si traduce prima di tutto in chiarezza: dire le cose come stanno, con parole che chi legge possa davvero afferrare, senza bisogno di un dizionario o di una laurea specifica. La mia non è una scelta stilistica, quanto piuttosto un modo di rispettare chi sceglie di leggermi.
Chi ha scelto questa traccia oggi ha toccato, forse senza saperlo, il cuore del mestiere di scrivere: farsi capire, sempre, da chiunque legga.
Foto: Foto propria
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