Maturità 2026, Latino (Generata con AI (GPT IMAGE 1))
Cultura 6 min di lettura

Maturità 2026, Latino

Il valore educativo e terapeutico della musica secondo Quintiliano

La seconda prova del liceo classico per la Maturità 2026 ha proposto agli studenti un brano tratto dal I Libro dell’Institutio oratoria di Quintiliano, una delle riflessioni pedagogiche più mature e complesse dell’antichità.

Il tema scelto dal Ministero quest’anno è di grande respiro culturale: il valore educativo e terapeutico della musica, intesa non come semplice ornamento ma come fondamento stesso della formazione del perfetto oratore. Quintiliano, retore di origine ispanica vissuto nel I secolo d.C. e autore del trattato più sistematico sull’educazione dell’oratore che l’antichità ci abbia consegnato, dedica al rapporto tra musica e formazione civile un passo denso di riferimenti filosofici, da Pitagora a Platone, fino a Licurgo e alla disciplina militare romana. Un testo che, a distanza di duemila anni, continua ad interrogare chi si occupa di educazione, comunicazione e cultura.

Il testo latino

Pre-testo

Atqui claros nomine sapientiae viros nemo dubitaverit studiosos musices fuisse, cum Pythagoras atque eum secuti acceptam sine dubio antiquitus opinionem vulgaverint mundum ipsum ratione esse conpositum, quam postea sit lyra imitata, nec illa modo contenti dissimilium concordia, quam vocant ἁρμονίαν, sonum quoque his motibus dederint.

Testo

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Nam Plato cum in aliis quibusdam tum praecipue in Timaeo ne intellegi quidem nisi ab iis, qui hanc quoque partem disciplinae diligenter perceperint, potest. De philosophis loquor, quorum fons ipse Socrates iam senex instituì lyra non erubescebat: duces maximos et fidibus et tibiis cecinisse traditum, exercitus Lacedaemoniorum musicis accensos modis. Quid autem aliud in nostris legionibus cornua ac tubae faciunt? Quorum concentus quanto est vehementior, tantum Romana in bellis gloria ceteris praestat. Non igitur frustra Platoni civili viro, quem πολιτικόν vocat, necessariam musicen credidit. Et eius sectae, quae aliis severissima, aliis asperrima videtur, principes in hac fuere sententia, ut existimarent sapientium aliquos nonnullam operam his studiis accommodaturos et Lycurgus, durissimarum Lacedaemoniis legum auctor, musices disciplinam probavit. Atque eam natura ipsa videtur ad tolerandos facilius labores velut muneri nobis dedisse, si quidem et remigem cantus hortatur;

La traduzione

Pre-testo

Eppure non vi è dubbio che uomini illustri per fama di sapienza furono appassionati di musica, poiché Pitagora e i suoi seguaci divulgarono, senza dubbio raccolta da un’opinione antica, la convinzione che il mondo stesso fosse stato composto secondo un principio razionale, principio che in seguito la lira avrebbe imitato; e non paghi di quella concordia di elementi dissimili, che essi chiamarono armonia, attribuirono a questi medesimi movimenti anche il suono.

Testo

Platone infatti, sia in altri passi sia soprattutto nel Timeo, non può essere compreso se non da coloro che abbiano approfondito con cura anche questa parte della disciplina. Parlo dei filosofi, la cui stessa fonte, Socrate, già vecchio non si vergognava di apprendere a suonare la lira: si tramanda che i più grandi condottieri abbiano cantato al suono della cetra e del flauto, e che gli eserciti dei Lacedemoni venissero infiammati da ritmi musicali. E del resto, che cosa fanno nelle nostre legioni i corni e le trombe, se non questo? Quanto più veemente è il loro concento, tanto più la gloria di Roma in guerra supera quella degli altri popoli. Non a caso dunque Platone ritenne la musica necessaria all’uomo politico, che egli chiama appunto πολιτικόν.

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E anche tra i seguaci di quella scuola, che ad alcuni appare severissima e ad altri assai rigida, i suoi stessi capi furono dell’opinione che taluni sapienti avrebbero dedicato a questi studi una parte non trascurabile del proprio impegno; persino Licurgo, autore delle leggi durissime dei Lacedemoni, approvò la disciplina della musica. E la natura stessa sembra avercela donata quasi in dono, per renderci più lieve la fatica, se è vero che persino il canto incita il rematore al lavoro.

Commento critico

La scelta di Quintiliano per la seconda prova del liceo classico 2026 non è casuale.

L’Institutio oratoria rappresenta il punto di arrivo più organico della pedagogia antica, un trattato che intreccia retorica, filosofia ed etica nella costruzione di una figura ideale di cittadino, il vir bonus dicendi peritus, l’uomo onesto capace di parlare bene.

Il passo proposto agli studenti si inserisce in questo disegno ed affronta una questione che potrebbe sembrare marginale, ma che Quintiliano considera invece centrale: perché un oratore dovrebbe studiare musica? La risposta dell’autore si costruisce per accumulo di autorità.

Pitagora

Il riferimento a Pitagora apre il discorso sul piano cosmologico: il mondo stesso è ordine, struttura razionale, e la musica ne è l’immagine sensibile, quella concordia di elementi dissimili che i Greci chiamavano harmonia.

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Subito dopo entra in scena Platone, e in particolare il Timeo, dialogo che proprio sull’armonia cosmica costruisce la propria visione dell’universo.

Quintiliano sa di rivolgersi ad un pubblico colto e dà per scontata la familiarità con questi testi, segno di quanto la paideia greca fosse ancora, in epoca imperiale romana, il fondamento condiviso dell’educazione superiore. Particolarmente significativo è il passaggio su Socrate, che da vecchio non si vergogna di imparare a suonare la lira.

È un’immagine potente, quella del filosofo per eccellenza che non considera mai conclusa la propria formazione, e che anzi trova nella musica un completamento necessario della sapienza.

Quintiliano usa questo esempio per smontare un pregiudizio, quello secondo cui la musica sarebbe un’attività frivola o indegna di un uomo serio, mostrando come i più grandi pensatori l’abbiano invece praticata con convinzione. Il testo si sposta poi sul piano civile e militare, in un crescendo retorico tipicamente quintilianeo.

Gli esercizi spartani

Gli eserciti spartani venivano galvanizzati da ritmi musicali prima della battaglia, esattamente come le legioni romane erano guidate da corni e trombe: la musica diventa così strumento di coesione, di disciplina, di identità collettiva.

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Quintiliano arriva a sostenere che la gloria militare di Roma sia proporzionale alla potenza di questi suoni, un’affermazione audace che lega indissolubilmente arte e virtus civica.

Il punto di sintesi è il riferimento a Platone che definisce l’uomo politico, il πολιτικόν, come necessariamente competente in musica. Non si tratta di un accessorio estetico, ma di una componente strutturale della formazione di chi deve guidare la collettività. E quando anche Licurgo, leggendario legislatore di Sparta noto per il rigore “quasi spartano” delle sue leggi, approva la disciplina musicale, l’argomentazione di Quintiliano raggiunge il suo culmine: se persino la città più austera dell’antichità ha riconosciuto valore alla musica, nessuno può più dubitarne l’utilità pedagogica

Il rematore

.L’ultima immagine, quella del canto che alleggerisce la fatica del rematore, riporta il discorso su un piano più quotidiano ed immediato, quasi terapeutico: la musica non è soltanto specchio dell’ordine cosmico o collante della disciplina militare, ma anche conforto concreto nella fatica del lavoro umano.

È qui che si coglie pienamente il senso del titolo scelto per la traccia, valore educativo e terapeutico della musica: un’arte che forma l’animo e insieme lo sostiene, lo prepara alla vita pubblica e lo consola nella vita privata.

Per chi si è confrontato oggi con questo brano, la vera sfida non era soltanto sintattica, ma di comprensione storico-culturale: cogliere come, per un autore latino del I secolo, l’educazione musicale fosse parte integrante della formazione dell’oratore e del cittadino, in un’epoca che non separava ancora, come spesso accade oggi, la dimensione tecnica della parola dalla dimensione armonica del suono.

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Foto: Foto propria

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