Un cult nato nel 1980
Il 20 giugno 1980 nei cinema americani usciva The Blues Brothers, diretto da John Landis e scritto a quattro mani dallo stesso regista insieme a Dan Aykroyd. La produzione porta la firma di Robert K. Weiss per Universal Pictures, con la fotografia di Stephen M. Katz e il montaggio di George Folsey Jr. Il film arrivò in Italia il 13 novembre dello stesso anno, conquistando in pochi mesi lo status di pellicola simbolo di un’epoca. Quarantasei anni dopo continua a essere ricordato come uno dei capolavori assoluti della commedia musicale americana.
La trama che ha fatto la storia
Jake Blues, interpretato da John Belushi, esce di prigione dopo aver scontato una condanna. Ad attenderlo fuori c’è il fratello Elwood, il volto di Dan Aykroyd, pronto a coinvolgerlo in una causa più grande di entrambi. Suor Mary Stigmata, soprannominata “Pinguina”, madre superiore dell’orfanotrofio cattolico dove i due sono cresciuti, rischia di perdere l’istituto perché l’Ufficio delle Tasse reclama migliaia di dollari di arretrati. Durante una funzione del reverendo Cleophus James i due fratelli ricevono quella che chiamano “missione per conto di Dio”: rimettere insieme la vecchia band, organizzare un concerto e usare l’incasso per salvare l’orfanotrofio. Da quel momento il film si trasforma in un susseguirsi inarrestabile di inseguimenti automobilistici, distruzioni di centri commerciali, scontri con nazisti dell’Illinois e incontri con personaggi memorabili, in una corsa contro il tempo che attraversa Chicago e oltre.
I protagonisti e il loro affiatamento
L’intesa tra Belushi e Aykroyd è il motore emotivo del film. I due, già legati da un sodalizio artistico nato al Saturday Night Live, costruiscono una coppia comica fatta di sguardi impassibili dietro gli occhiali scuri, di gesti misurati e di una fisicità che diventa essa stessa linguaggio. Jake è impulsivo, ironico, sempre un passo dal disastro. Elwood è il calcolatore silenzioso, il fratello che tiene insieme i pezzi quando tutto sembra crollare. Quella chimica, oggi rivista, resta una delle prove più alte della comicità cinematografica statunitense.
Il cast corale e i volti che hanno arricchito il film
Accanto ai due protagonisti si muove una galleria di personaggi secondari diventati altrettanto iconici. Carrie Fisher interpreta la misteriosa donna decisa a vendicarsi di Jake, John Candy veste i panni del poliziotto Burton Mercer sempre sulle tracce dei fratelli, Henry Gibson è il capo del partito neonazista che diventa bersaglio ricorrente delle disavventure dei protagonisti. Kathleen Freeman dà volto a suor Mary Stigmata, mentre tra i camei più sorprendenti compaiono Steven Spielberg nei panni di un impiegato della Cook County e John Landis stesso in un piccolo ruolo da agente.
Aretha Franklin, l’anima soul del film
Tra tutte le presenze musicali una resta scolpita più delle altre. Aretha Franklin interpreta la proprietaria del Soul Food Cafe, moglie di uno dei vecchi membri della band, e la sua interpretazione di “Think” è diventata uno dei momenti più amati e citati dell’intera storia del cinema musicale. La sua presenza non è un semplice cameo ma un vero e proprio cuore pulsante della pellicola, capace di fermare il tempo con la potenza della sua voce e di restituire al film un’anima profondamente legata alla tradizione soul e rhythm and blues.
I miti della musica che hanno reso il film leggendario
Oltre ad Aretha Franklin il film raccoglie un cast musicale semplicemente irripetibile. James Brown interpreta il reverendo Cleophus James in una scena di puro fervore gospel, Cab Calloway è Curtis, la figura paterna dei due fratelli, Ray Charles veste i panni del cieco proprietario di un negozio di strumenti musicali, John Lee Hooker compare nei panni di Street Slim. A loro si aggiunge la straordinaria Blues Brothers Band, formata da musicisti veri come Steve Cropper, Donald “Duck” Dunn, Murphy Dunne, Willie Hall, Tom Malone, Lou Marini e Matt “Guitar” Murphy. Nel 2004 la BBC ha definito la colonna sonora del film la più bella nella storia del cinema, riconoscimento che racconta da solo il peso culturale di questa operazione.
Un’eredità che non si esaurisce
The Blues Brothers non è soltanto una commedia con inseguimenti memorabili e battute entrate nel linguaggio comune, da “Siamo in missione per conto di Dio” alle altre frasi diventate manifesto di un’intera generazione. Questo film rappresenta un atto d’amore verso la musica nera americana, un ponte tra cinema e soul che ha permesso a un pubblico enorme di riscoprire artisti fondamentali. Rivedere oggi tale capolavoro significa ritrovare un equilibrio raro tra comicità, musica e malinconia, qualità che continuano a renderlo attuale a distanza di decenni dalla sua uscita.
Articolo dedicato ad Antonio Santucci e a Francesco Spera
Foto: Foto propria
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