Oggi, sabato 11 luglio 2026, se n’è andato Peppino di Capri. Il grande cantante e pianista, all’anagrafe Giuseppe Faiella, si è spento nella sua amata Capri dopo una lunga malattia, nella casa di villa Castiglione dove aveva trascorso gli ultimi anni. Avrebbe compiuto 87 anni il prossimo 27 luglio. Con la sua scomparsa l’Italia perde una delle voci più riconoscibili della propria storia musicale, capace di attraversare quasi settant’anni di canzone senza mai smettere di essere amato da generazioni diverse.
Un enfant prodige nato con la musica nel sangue
Giuseppe Faiella nacque a Capri il 27 luglio 1939, in una famiglia dove la musica non era un’opzione ma un destino di famiglia. Il nonno suonava nella banda dell’isola, il padre Bernardo gestiva un negozio di dischi e strumenti musicali e si dilettava lui stesso con più strumenti nel tempo libero. Il piccolo Peppino mostrò un talento fuori dal comune fin da bambino: a soli quattro anni si esibiva al pianoforte davanti alle truppe alleate di stanza sull’isola durante la guerra, incantando i soldati americani con un repertorio già sorprendentemente maturo.
A sei anni iniziò lo studio serio del pianoforte con un’insegnante tedesca a Napoli, rigorosa e poco incline alle libertà artistiche. La sua vera vocazione emerse però quando, nel 1953, insieme all’amico batterista Ettore Falconieri cominciò a suonare nei night club di Capri e Ischia formando il “Duo Caprese”. Quando l’insegnante scoprì questa parentesi notturna lo cacciò senza appello, ma quella cacciata si rivelò la porta d’ingresso verso la musica che lo avrebbe reso celebre in tutto il mondo.
Dal nome d’arte al primo successo discografico
Il nome Peppino di Capri nacque nel 1958 per volontà del produttore Mario Cenci, che scelse di legare per sempre l’artista alla sua isola natale. Nello stesso anno, insieme ai suoi Rockers, incise per l’etichetta Carisch i primi 45 giri, tra cui “Malatia” e “Nun è peccato”, brani che univano il repertorio napoletano più antico agli adattamenti delle canzoni americane. Fu proprio “Malatia” a farne immediatamente una star.
Gli anni successivi videro una serie di successi che segnarono l’immaginario sonoro dell’Italia del boom economico: “Let’s Twist Again”, cover di Chubby Checker arrivata grazie alla soffiata di un amico musicista parigino, divenne il suo 45 giri più venduto con oltre un milione e duecentomila copie. Seguirono “Roberta”, “St. Tropez Twist” e “Voce ‘e notte”, brani che ancora oggi vengono cantati e riconosciuti anche dalle generazioni più giovani.
Il palco condiviso con i Beatles
Tra gli aneddoti più raccontati della carriera di Peppino di Capri c’è senza dubbio quello del 24 giugno 1965, quando aprì il concerto pomeridiano dei Beatles al Velodromo Vigorelli di Milano, unica tappa italiana della band inglese. Fu lui stesso, secondo quanto raccontato più volte in interviste, a consigliare alla propria etichetta di puntare sul quartetto di Liverpool prima che esplodesse il fenomeno globale. Quel pomeriggio sul palco milanese resta ancora oggi una delle fotografie più significative dell’incontro tra la canzone italiana e la rivoluzione beat internazionale.
Sanremo, un record che nessuno ha eguagliato
Peppino di Capri detiene tuttora il record assoluto di partecipazioni al Festival di Sanremo, quindici in tutto, in coabitazione con altri grandi nomi della musica italiana come Al Bano, Anna Oxa e Toto Cutugno. Vinse la kermesse due volte: nel 1973 con “Un grande amore e niente più” e nel 1976 con “Non lo faccio più”. Proprio nel 1973 uscì anche “Champagne”, il brano che sarebbe diventato la sua firma musicale più celebre e riconoscibile, capace di sopravvivere alle mode e di restare colonna sonora di innumerevoli estati italiane.
Nel 1970 vinse inoltre l’ultima edizione del Festival di Napoli con “Me chiamme ammore” e fondò Splash, un’etichetta discografica propria dotata di sale di registrazione, segno di un’indipendenza artistica rara per l’epoca. Nel 1991 rappresentò l’Italia all’Eurovision Song Contest con “Comme è ddoce ‘o mare”, cantata in napoletano, classificandosi al settimo posto.
Gli amori, i dolori e la famiglia
La vita privata di Peppino di Capri fu segnata da legami profondi e da momenti di grande dolore. Nel 1959 conobbe Roberta Stoppa, che sposò nel 1961 e da cui nacque il figlio Nico, chiamato all’anagrafe Igor. Sul finire degli anni Sessanta iniziò una relazione con Giuliana Gagliardi, allora studentessa di biologia, che sposò nel 1978 dopo il divorzio dalla prima moglie arrivato nel 1976. Da questo secondo matrimonio nacquero Edoardo e Daria.
La perdita di Giuliana, morta nel 2019, segnò una ferita da cui l’artista non si riprese mai completamente. Da quel momento le sue condizioni di salute iniziarono progressivamente a peggiorare, fino alla lunga malattia che lo ha accompagnato negli ultimi anni di vita.
Gli ultimi anni, tra riconoscimenti e ritorni sul palco
Nonostante l’età e la malattia, Peppino di Capri non abbandonò mai del tutto la scena. Nel 2018 celebrò i sessant’anni di carriera con un concerto al Teatro di San Carlo di Napoli.
Anno 2023: ricevette il premio alla carriera “Città di Sanremo” consegnato da Amadeus sul palco dell’Ariston. Nel 2025 il Comune di Capri gli conferì le chiavi della città e Rai 1 trasmise il film biografico “Champagne – Peppino di Capri”, diretto da Cinzia Th Torrini, con Francesco Del Gaudio nei panni del giovane artista.
La sua ultima esibizione pubblica risale al 3 agosto 2025, quando alla Certosa di San Giacomo cantò “Champagne” e “Il sognatore” insieme ai Capri Rockers guidati dal figlio Edoardo, in quella che si è rivelata una sorta di commiato naturale dal pubblico che lo aveva amato per settant’anni.
Un’eredità che attraversa le generazioni
Con la morte di Peppino di Capri si chiude una delle pagine più lunghe e coerenti della musica leggera italiana. Pianista prima ancora che cantante, seppe rinnovare la canzone napoletana rendendola moderna senza tradirne le radici, unendo melodia mediterranea, rock and roll e twist in uno stile capace di parlare a pubblici diversissimi per età e provenienza. I funerali si terranno domenica 12 luglio alle 17 nella chiesa di Santo Stefano, a pochi passi dalla celebre Piazzetta di Capri, l’isola che scelse fin dall’inizio come proprio nome d’arte e che oggi lo saluta per l’ultima volta.
Foto: Foto propria
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