Giffoni56, la seconda giornata tra cinema, giustizia e impegno civile (Generata con AI (GPT IMAGE 1))
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Giffoni56, la seconda giornata tra cinema, giustizia e impegno civile

Giffoni56, la seconda giornata tra cinema, giustizia e impegno civile La seconda giornata di Giffoni56 ha messo al centro l’impegno civile come filo conduttore degli incontri con i giurati, tra il cinema che racconta la realtà, la testimonianza di chi ha vissuto la storia della lotta alla mafia e la voce di un fumettista diventato punto di riferimento per intere generazioni.

Il film su Giulia Cecchettin, dal dolore privato al grido collettivo

Una famiglia che trasforma un lutto immenso in un appello corale al cambiamento apre la giornata dedicata all’impegno civile. “Se domani non torno” arriva nelle sale il 5 novembre, prodotto da Notorious Pictures e diretto da Paola Randi, che firma la sceneggiatura insieme a Lisa Nur Sultan. La pellicola trae ispirazione dal libro “Cara Giulia”, scritto da Gino Cecchettin con Marco Franzoso per Rizzoli.

Gino Cecchettin ha spiegato la scelta di raccontare la vicenda della figlia come un atto di responsabilità civile, nella speranza che la sua storia possa diventare un segnale di salvezza per altri. Ha inoltre voluto ricordare che Giulia non è soltanto la tragedia che l’ha colpita, ma anche una ragazza di ventidue anni che ha pagato con la vita una scelta di libertà.

Paola Randi ha raccontato la volontà di mettere in evidenza il punto di vista della famiglia, seguendo il livello emotivo del ricordo dei suoi cari. Il confronto con Gino Cecchettin e con Lisa Nur Sultan ha permesso di trovare una chiave di lettura capace di rispettare il dolore senza rinunciare a raccontare la vita di una giovane donna. Gli attori protagonisti, Sabrina Martina, Tecla Bossi e Tommaso Allione, hanno sottolineato come questa narrazione possa contribuire a rompere il muro del silenzio attraverso il dialogo e la condivisione.

Pietro Grasso e la memoria di Falcone e Borsellino

Nella Sala Verde della Multimedia Valley l’incontro con Pietro Grasso è stato uno dei momenti più intensi del festival. Il magistrato ha ripercorso quarantatré anni in magistratura e dieci di politica attiva, fino alla carica di Presidente del Senato, portando ai giovani di Impact una testimonianza diretta più che una lezione teorica sulla legalità.

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Grasso ha ricordato l’estate del 1985, quando accettò l’incarico di giudice a latere nel Maxiprocesso a Cosa Nostra dopo che altri otto magistrati avevano rifiutato. La decisione, condivisa con la moglie, cambiò per sempre la vita della sua famiglia, esposta anche a minacce dirette contro il figlio quattordicenne.

Il racconto è proseguito con il ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, della preparazione del Maxiprocesso e della giornata della strage di Capaci. Grasso ha custodito per anni un accendino d’argento affidatogli da Falcone poco prima della strage, un oggetto che ha voluto mostrare ai ragazzi accendendolo davanti a loro come simbolo della fiamma della legalità.

Il magistrato ha invitato i giovani a guardare alla mafia di oggi, non più visibile e violenta come negli anni Ottanta, ma capace di infiltrarsi nell’economia legale attraverso professionisti e funzionari compiacenti. Ha ribadito che la lotta alla criminalità organizzata non può appartenere a una sola parte politica e che la cultura della legalità nasce nei comportamenti quotidiani di ciascun cittadino. L’incontro si è chiuso con la consegna del Giffoni Impact Award “Il sogno di Icaro”, ideato dalla borsista Francesca Tagliaferri e coniato dalla Zecca dello Stato.

Zerocalcare tra autobiografia, punk e impegno politico

Giffoni56, la seconda giornata tra cinema, giustizia e impegno civile. L’incontro con Zerocalcare ha riempito la Sala Verde di domande sull’autore di Due Spicci, la serie Netflix che chiude la trilogia iniziata con Strappare lungo i bordi e proseguita con Questo mondo non mi renderà cattivo. Il fumettista ha indicato in Les Lascars, serie di corti ambientati nelle banlieue francesi, una delle scintille creative che lo hanno formato.

Zerocalcare ha parlato della sua attenzione costante verso le storie degli ultimi e dell’uso del proprio linguaggio per avvicinare il pubblico a temi lontani dalla sensibilità comune. Ha osservato che il presente manca di orizzonti collettivi, a differenza degli anni Settanta che, pur nelle loro contraddizioni, offrivano ancora punti di riferimento.

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Il resto della squadra creativa ha arricchito il dialogo con riflessioni personali. È emersa l’influenza della cultura punk e del principio del fare da sé senza l’ossessione della perfezione, insieme al timore di essere fraintesi che spinge a calibrare ogni parola con attenzione, sacrificando talvolta la libertà interpretativa del lettore. Non sono mancati riferimenti alla questione curda, alla Palestina e alla coscienza antifascista come strumenti di consapevolezza civile. Zerocalcare ha ricevuto il premio “Futura, rendere possibile l’impossibile”, realizzato dalla Scuola dell’Arte della Medaglia della Zecca dello Stato per la cinquantaseiesima edizione del festival.

Foto: Foto propria

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