Il restauro che riporta i Doors sul grande schermo
A trentacinque anni dalla sua uscita, “The Doors” di Oliver Stone torna nelle sale dal 13 al 15 luglio con “The Final Cut”, una versione restaurata partendo dal negativo originale e supervisionata dallo stesso regista. La nuova scansione in 4K e l’audio Dolby Atmos restituiscono intatta l’energia visionaria di un film che ha contribuito a costruire il mito di Jim Morrison per intere generazioni.
Chi era Jim Morrison
Nato a Melbourne, in Florida, l’ 8 dicembre 1943, James Douglas Morrison è stato cantante, poeta e frontman dei Doors, la band che ha fondato a Los Angeles nel 1965 insieme a Ray Manzarek, Robby Krieger e John Densmore. La sua voce profonda, la scrittura ricca di immagini oniriche e simboliche, e una presenza scenica magnetica lo hanno reso una delle figure più influenti della musica rock. Morrison studiava cinema all’ UCLA prima di dedicarsi interamente alla musica, e questa formazione visiva si riflette nella teatralità dei suoi concerti e nella natura quasi cinematografica dei suoi testi.
Jim poeta
Oltre alla musica, Morrison coltivava una vocazione poetica profonda, pubblicando raccolte che univano suggestioni beat, riferimenti a Rimbaud e Blake, e una ricerca costante dell’eccesso come via di conoscenza. I suoi componimenti, i suoi versi restano ancora oggi un manifesto di ribellione e ricerca interiore, capaci di intrecciare erotismo, morte e trascendenza in immagini fulminanti. Morrison morì a Parigi nel 1971, a soli ventisette anni, entrando a far parte del cosiddetto “Club 27” insieme ad altre icone scomparse prematuramente come Hendrix e Joplin.
Val Kilmer, la trasformazione totale in Morrison
Per interpretare Morrison, Val Kilmer si sottopose a una preparazione intensissima, studiando ore di filmati e registrazioni per riprodurre non solo la voce ma il timbro emotivo del cantante. Il risultato è considerato ancora oggi uno dei momenti più alti della sua carriera, capace di restituire la parabola dell’artista senza scadere nell’imitazione.
Val Kilmer poliedrico
Kilmer ha attraversato gli anni Ottanta e Novanta con ruoli diventati iconici, da Iceman in “Top Gun” fino a Batman in “Batman Forever”. La sua interpretazione di Doc Holliday in “Tombstone” resta uno dei suoi lavori più apprezzati dalla critica, insieme al ruolo di detective in “Kiss Kiss Bang Bang” al fianco di Robert Downey Jr. La sua carriera, segnata negli ultimi anni anche da una battaglia contro il cancro alla gola, ha mantenuto intatto il fascino di un attore capace di trasformarsi completamente in ogni personaggio.
Oliver Stone, i film che hanno segnato un’epoca
Oliver Stone ha costruito una filmografia capace di attraversare la storia americana con uno sguardo critico e viscerale. “Platoon” gli valse l’Oscar come miglior regista, raccontando l’esperienza diretta del conflitto in Vietnam. “JFK” ricostruì con tensione da thriller le ombre attorno all’assassinio del presidente Kennedy. “Wall Street” consegnò al cinema la figura di Gordon Gekko, diventata simbolo dell’avidità finanziaria degli anni Ottanta. “Nato il quattro luglio”, con Tom Cruise nei panni del veterano Ron Kovic, approfondì ulteriormente il tema della guerra e del suo prezzo umano, raccontando la trasformazione di un giovane patriota in attivista pacifista dopo un’invalidità permanente riportata in combattimento. Accanto a questi titoli, “The Doors” rappresenta forse il suo film più ipnotico, quello in cui la sperimentazione visiva diventa strumento per raccontare l’ascesa e la caduta di un mito.
The Doors, il film che continua a parlare
Rivedere oggi “The Doors” significa immergersi in un’opera che rifiuta la struttura tradizionale del biopic per abbracciare un linguaggio visionario fatto di concerti, allucinazioni e simboli. Stone non racconta semplicemente la vita di Morrison, la mette in scena come un rito sciamanico, con montaggi che confondono realtà e immaginazione fino a farle coincidere. È un film che chiede allo spettatore di abbandonarsi, più che di comprendere, e che restituisce l’irrequietezza di un’epoca intera attraverso il corpo e la voce di un solo uomo. Questo restauro non aggiunge soltanto nitidezza alle immagini, restituisce la possibilità di vivere ancora una volta quell’esperienza sensoriale che ha reso “The Doors” un unicum nel panorama del cinema musicale.
Se solo potessi, di Jim Morrison
Se solo potessi sentire il suono dei passeri e sentirei l’infanzia trascinarmi indietro di nuovo
Se solo potessi sentirmi trascinare indietro di nuovo e sentirmi abbracciato dalla realtà Io morirei, morirei felice.
Foto: Foto propria
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