Svolta clamorosa nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci. Valter Lavitola è stato arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’esplosione avvenuta lo scorso ottobre davanti all’abitazione del conduttore di Report a Pomezia, in provincia di Roma.
Chi è Valter Lavitola
Lavitola è un imprenditore e un ex giornalista-editore, noto al grande pubblico per essere stato coinvolto in passato in vicende giudiziarie legate alla politica italiana. Negli ultimi anni si era progressivamente allontanato dalle cronache, salvo tornare al centro dell’attenzione a fine giugno, quando la Procura di Roma lo aveva già iscritto nel registro degli indagati per l’attentato. Secondo quanto emerso dalle indagini, tra Lavitola e Ranucci esisteva un rapporto di conoscenza reciproca, nato dopo alcune inchieste della trasmissione Rai che lo avevano riguardato. Lo stesso Ranucci ha raccontato in passato di aver avuto con lui un rapporto quasi amichevole, definendolo anche una fonte utile per alcuni servizi del programma
Il gip di Roma ha disposto per Lavitola la custodia in carcere. Tra i reati contestati figurano la detenzione e il porto di un ordigno esplosivo, aggravati dal metodo mafioso, oltre all’ipotesi di strage. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, Lavitola avrebbe concepito personalmente il piano dell’attentato, incaricando poi Tavares di trovare chi potesse procurarsi l’esplosivo e portare a termine l’azione dimostrativa davanti alla villa del giornalista.
Chi è Gomes Clesio Tavares
Insieme a Lavitola, il gip ha emesso un mandato di arresto anche per Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni, dipendente del ristorante di Lavitola. Le indagini lo indicano come l’anello di collegamento tra il presunto mandante e il gruppo che avrebbe materialmente eseguito l’attentato, composto da quattro persone di origine campana già arrestate a fine giugno. Tavares avrebbe reclutato e istruito gli esecutori materiali e avrebbe preso parte a entrambi i sopralluoghi preparatori, mettendo a disposizione del gruppo anche l’auto del suocero in occasione della seconda ricognizione. L’uomo non si trova in Italia: risulterebbe attualmente in Africa ed è considerato latitante.
I due sopralluoghi e le prove raccolte
Gli inquirenti hanno ricostruito due momenti chiave nella preparazione dell’attentato. Il 15 settembre 2025 Lavitola e Tavares avrebbero effettuato un primo sopralluogo esplorativo nei pressi dell’abitazione di Ranucci a Pomezia. Il 10 ottobre, pochi giorni prima dell’esplosione, Tavares avrebbe coordinato una seconda ricognizione sul litorale laziale. L’impianto accusatorio si fonda sull’incrocio dei tabulati telefonici e telematici delle celle nella zona dell’attentato, sul tracciamento dei veicoli usati nelle fasi preparatorie e sull’analisi forense dei cellulari degli indagati, che secondo i carabinieri avrebbe smentito i tentativi di alibi.
Il movente resta un mistero
Nonostante la solidità delle prove raccolte, le ragioni che avrebbero spinto Lavitola a commissionare l’attacco restano ancora da chiarire. Lo ha sottolineato anche l’avvocato Roberto De Vita, legale di Ranucci, secondo cui sarà fondamentale comprendere il movente e il contesto in cui l’attentato è maturato. Il legale ha inoltre osservato che, mentre per la magistratura Ranucci è chiaramente la vittima, alcuni giornalisti ed esponenti politici avrebbero usato la vicenda come pretesto per attaccare Report e delegittimare il giornalismo d’inchiesta.
I fatti di Pomezia
Nella notte del 16 ottobre 2025 una bomba rudimentale esplose davanti alla casa di Ranucci a Campo Ascolano, frazione del comune di Pomezia. L’ordigno distrusse due auto del giornalista, senza fortunatamente provocare feriti. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, arriva ora a una svolta importante a quasi dieci mesi di distanza dall’attacco, ricostruendo una catena precisa che va dal presunto mandante all’intermediario, fino agli esecutori materiali.
Foto: Foto propria
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