spesa sanitaria — White-walled hospital corridor with modern design and bright overhead lighting. (Enrique Silva, Pexels)
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Sanità, allarme Gimbe: il Pil destinato alla salute scende al 6,2%, Italia sotto la media Ocse ed europea

Secondo la Fondazione Gimbe la spesa sanitaria pubblica scende al 6,2% del Pil, ultimo posto tra i Paesi G7, mentre 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cure. Il sottosegretario Gemmato rivendica un aumento di 18 miliardi negli ultimi tre anni.

La spesa sanitaria pubblica in Italia scende al 6,2% del Pil, un livello in calo rispetto al 6,3% dell’anno precedente e nettamente inferiore alla media dei Paesi Ocse e di quelli europei, entrambe attestate al 7,1%. È quanto emerge da un’analisi della Fondazione Gimbe, realizzata in vista del confronto sulla Legge di Bilancio 2027, secondo cui la contrazione della spesa sanitaria si accompagna a un fenomeno sempre più diffuso: nel 2024, 5,8 milioni di cittadini italiani hanno rinunciato a curarsi, tra impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche. Il dato riaccende il dibattito politico sullo stato di salute del Servizio Sanitario Nazionale e sulle risorse a esso destinate.

I numeri della spesa sanitaria secondo Gimbe

Secondo la Fondazione Gimbe, l’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Prodotto interno lordo si attesta ora al 6,2%, un livello che colloca l’Italia nettamente al di sotto della media Ocse ed europea. Il presidente Gimbe Nino Cartabellotta ha definito il sottofinanziamento pubblico una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. Secondo l’analisi, l’Italia si colloca dietro a ben 14 Paesi europei dell’area Ocse, con un distacco di quasi 5 punti percentuali dalla Germania (11% del Pil) e di circa 3 punti da Francia, Svezia e Regno Unito. Anche sulla spesa sanitaria pubblica pro capite l’Italia risulta indietro: nel 2025 è stata pari a 3.952 dollari per cittadino, 909 dollari in meno rispetto alla media Ocse e 1.013 in meno rispetto alla media dei Paesi europei. Secondo Cartabellotta, il gap complessivo con gli altri Paesi europei, apertosi a partire dal 2011 e mai più ricomposto, sfiora i 36,1 miliardi di euro.

La rinuncia alle cure: 5,8 milioni di persone coinvolte nel 2024

Il dato più immediatamente percepibile dai cittadini riguarda le 5,8 milioni di persone che, secondo l’analisi Gimbe, nel 2024 hanno rinunciato a curarsi. Si tratta di un fenomeno che nel dibattito sanitario viene generalmente ricondotto a due ordini di motivazioni: da un lato le difficoltà economiche delle famiglie nel sostenere i costi di visite, esami e terapie non coperti integralmente dal servizio pubblico; dall’altro le criticità organizzative, come le liste d’attesa, che spingono parte della popolazione a rinviare o abbandonare percorsi di cura. Questo tipo di rinuncia, quando riguarda milioni di persone, pone interrogativi sulla capacità del sistema di garantire equità di accesso alle prestazioni su tutto il territorio nazionale.

La replica del Governo: il sottosegretario Gemmato

Sul fronte opposto rispetto alle preoccupazioni espresse da Gimbe si colloca la posizione del sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che ha sottolineato come negli ultimi tre anni la spesa sanitaria complessiva sia aumentata di 18 miliardi di euro, con un incremento previsto di 6,3 miliardi per il solo anno in corso. Un dato, quello citato da Gemmato, che punta a evidenziare uno sforzo di investimento crescente da parte dell’esecutivo sul comparto sanitario, in apparente contrasto con la lettura fornita dalla fondazione bolognese sul rapporto tra spesa e Pil. Le due prospettive, quella di Gimbe incentrata sull’incidenza percentuale sulla ricchezza nazionale e quella del sottosegretario basata sui valori assoluti degli stanziamenti, offrono due chiavi di lettura distinte dello stesso comparto, senza che i due dati siano necessariamente in contraddizione tra loro: un aumento della spesa in termini assoluti può infatti coesistere con una riduzione della sua incidenza percentuale sul Pil, qualora quest’ultimo cresca a un ritmo superiore.

Un tema che riguarda tutto il Paese

Il confronto tra i dati diffusi dalla Fondazione Gimbe e le dichiarazioni del sottosegretario Gemmato si inserisce in un dibattito più ampio che coinvolge le istituzioni sanitarie, le forze politiche e i cittadini stessi, chiamati quotidianamente a fare i conti con l’accesso alle cure. La questione della rinuncia alle prestazioni sanitarie per motivi economici tocca da vicino le famiglie italiane e si intreccia con temi più generali legati alla tenuta del welfare e alla sostenibilità della spesa pubblica nel suo complesso, approfonditi anche in altri ambiti dell’informazione economica e fiscale. Resta da vedere quali misure verranno eventualmente messe in campo per affrontare il fenomeno segnalato da Gimbe, e se i futuri provvedimenti di bilancio terranno conto delle criticità evidenziate. Per un quadro più ampio sulle politiche sociali e sanitarie del Paese si rimanda anche agli approfondimenti di cronaca e attualità disponibili sul tema.

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Il confronto tra numeri e interpretazioni diverse conferma comunque come la spesa sanitaria resti uno dei nodi centrali dell’agenda pubblica italiana, con effetti diretti sulla vita quotidiana di milioni di cittadini e sulle scelte di programmazione economica dei prossimi anni.

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