Alla 64ª edizione, la prima nella Sala Grande del Palazzo del Cinema del Lido, «L’immensa distrazione» supera «Lo sbilico» di Pierantozzi, 83 voti a 80. Il pensiero dello scrittore va all’amica scomparsa nel 2023.

Una serata decisa per tre voti
Venezia – Tre voti hanno separato Marcello Fois da Alcide Pierantozzi nella sera in cui il Campiello ha cambiato casa. Per la prima volta la proclamazione si è svolta nella Sala Grande del Palazzo del Cinema del Lido, davanti a più di novecento ospiti. La Giuria dei Trecento Lettori Anonimi, di cui hanno votato in 282, ha scelto L’immensa distrazione (Einaudi). Terza Elena Varvello con 54 preferenze, quarta Valeria Parrella con 33, quinto Ermanno Cavazzoni con 32.

La dedica a Michela Murgia
Fois, 66 anni, nuorese di nascita e bolognese d’adozione, ha parlato prima del proprio mestiere: scrivere è difficilissimo, ha detto, e tra chi scrive e chi pubblica corre una differenza. Poi ha chiesto il microfono per un ringraziamento, rivolto a una persona «che non c’è più, ma per me c’è». Era Michela Murgia, amica e conterranea, ricordata come una donna bellissima, resiliente, lontana da ogni rancore. Il suo nome compare anche nella dedica del romanzo. Del premio, a caldo, Fois ha detto di essere felice perché giudica i libri e non gli editori.

Il romanzo vincitore
Il libro parte da una soglia. Ettore Manfredini, ultranovantenne, è appena morto e ha la sensazione di essersi svegliato. Ripercorre ciò che ha costruito e ciò che ha perso, in una specie di bilancio dell’intera esistenza. Per la prima volta Fois lascia la Sardegna e ambienta la storia in Emilia. Il messaggio è che non occorre aspettare la fine per fermarsi e pensare a quello che si fa.
Marcello Fois, uno scrittore tra Nuoro e Bologna
Nato a Nuoro nel 1960 e laureato in italianistica a Bologna, Fois ha esordito nel 1992 con Ferro recente e ha vinto il Premio Calvino con Picta. Il noir Sempre caro gli ha portato lo Scerbanenco nel 1998, Memoria del vuoto il Super Grinzane Cavour e il Volponi. Con la saga della famiglia Chironi, da Stirpe a Luce perfetta, ha raccontato la Nuoro tra Otto e Novecento. Nel tempo di mezzo era già stato finalista al Campiello nel 2012. Dal palco ha ricordato anche Grazia Deledda, nata a duecento metri da casa sua, unica italiana Nobel per la letteratura: di lei, ha detto, a scuola dovremmo ricordarci.

Michela Murgia, un filo che torna al Campiello
Il legame con Murgia passa anche dal premio stesso. Nata a Cabras il 3 giugno 1972, morta a Roma il 10 agosto 2023 a soli 51 anni, ha vinto il Campiello nel 2010 con Accabadora, pubblicato dalla stessa Einaudi. Il romanzo racconta, nella Sardegna degli anni Cinquanta, adozione ed eutanasia attraverso la figura di una donna che aiuta a morire. L’esordio, Il mondo deve sapere, nasceva dall’esperienza in un call center. Seguirono saggi e battaglie pubbliche sul femminismo, sui diritti delle persone LGBTQ+, sulla fede letta in chiave queer in God save the queer. Fino a Tre ciotole, l’ultimo libro. Anche chi la pensava all’opposto ne riconobbe la tenacia, compresa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel giorno della sua scomparsa.

Il Campiello: storia e significato
Il premio fu istituito nel 1962 dagli Industriali del Veneto, con l’intento di unire il mondo dell’impresa e quello della cultura. La prima edizione si tenne nel 1963 sull’isola di San Giorgio e la vinse Primo Levi con La tregua. Il nome richiama il «campiello», la piccola piazza della vita pubblica veneziana, e la commedia di Carlo Goldoni, con la sua Venezia di calli popolate da ogni ceto sociale. Il richiamo non è solo estetico, perché il vincitore lo sceglie una giuria popolare di trecento lettori anonimi, i cui nomi restano segreti fino alla serata finale. Una Giuria dei Letterati seleziona prima i cinque finalisti e assegna l’Opera Prima, dal 2004, e il Campiello Giovani.
A chi è dedicato
Come anzidetto, il Campiello non porta il nome di una persona. È dedicato a Venezia e alla sua tradizione teatrale, e alla narrativa italiana che si distingue per valore artistico. Il trofeo ne è il simbolo, una riproduzione in argento della vera da pozzo, la struttura che per secoli fu per la città l’unica fonte di acqua potabile, ispirata a quella di San Trovaso, nel sestiere di Dorsoduro. Quest’anno è stato assegnato anche il Premio alla Carriera a Domenico Starnone, mentre l’Opera Prima è andata a Nadeesha Uyangoda per Acqua sporca.
Un limite da superare
Chi scrive queste righe confessa un limite, forse condiviso da molti lettori. Ci rifugiamo nei classici, greci e latini, poi nei grandi moderni, e ci fermiamo lì, a debita distanza dai contemporanei. Un premio deciso da lettori anonimi ci ricorda che i libri di oggi si possono leggere e giudicare senza attendere che diventino materia da programma. Murgia è un buon punto di partenza, e il Campiello di Fois, nel suo nome, ne offre l’occasione.

Foto: Foto propria
Rimani aggiornato
Iscriviti alla newsletter di DIA Journal e ricevi ogni settimana i migliori articoli direttamente nella tua casella di posta.
I tuoi dati sono al sicuro. Niente spam, solo contenuti di qualità. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.









