Una settimana decisiva per il Pd
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Una settimana decisiva per il Pd

Il Pd entra in una settimana cruciale. Oggi pomeriggio Elly Schlein riunisce la segreteria per la prima volta dalla primavera, venerdì è in programma la direzione. Sul tavolo c’è la road map che dovrebbe portare il partito, entro fine anno, dal confronto sul programma alle regole delle primarie, fino alla corsa verso Palazzo Chigi.

Un solo candidato dem ai gazebo

A chiarire la linea è stato Igor Taruffi, responsabile organizzazione e braccio destro della segretaria. Il Pd presenterà una sola candidatura alle primarie e lo statuto, ha ricordato, indica già chi corre per la premiership, cioè il segretario. Il messaggio agli alleati è netto: il candidato premier è il leader del partito più votato, altrimenti si va ai gazebo, e non c’è spazio per figure federatrici.

Il caso Gori e le regole dello statuto

Resta in salita la strada per Giorgio Gori, che aveva accarezzato l’idea di candidarsi. Lo statuto affida all’assemblea il compito di stabilire come presentare eventuali altre candidature, e al Nazareno ( sede nazionale del Partito Democratico (PD) a Roma, situata in Largo del Nazareno ) lo leggono in modo restrittivo: chi vuole correre dovrebbe prima ottenere la maggioranza dei delegati. Una maggioranza che, con un’assemblea vicina alla segretaria, appare fuori portata.

Il programma dem è pronto da aprile

Sul programma Taruffi rivendica di aver lavorato per mesi, tra campagna referendaria e ascolto di imprese, sindacati e mondo intellettuale. Per questo il Pd non porterà un documento separato al tavolo, dove esistono già decine di proposte comuni su lavoro, sanità ed energia. La replica è rivolta a chi, dentro la coalizione, aveva notato l’assenza di un testo dem dopo quello dei Cinque Stelle.

Politica estera: divisi solo sull’Ucraina

Il responsabile organizzativo ridimensiona anche l’immagine di un centrosinistra spaccato su tutto. I partner concordano sul no all’obiettivo del 5% del Pil in spese militari e sui piani di riarmo nazionale di von der Leyen. Il vero nodo resta l’invio di armi a Kiev, che sarà uno dei passaggi più delicati del tavolo, atteso entro fine ottobre. Schlein cerca una formula che tenga insieme sostegno all’Ucraina e iniziativa diplomatica europea, mentre Andrea Orlando chiede di chiarire prima la cornice programmatica, per evitare primarie trasformate in un referendum sulla politica internazionale.

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Perché Schlein non rinuncia alle primarie

Tuttavia molti dirigenti temono mesi di scontro con Giuseppe Conte, già in campagna verso i gazebo, e l’immagine di una coalizione litigiosa. Schlein però non intende cedere: è stata eletta con le primarie, il Pd le ha inventate in Italia e tirarsi indietro, spiega ai suoi, metterebbe in gioco la dignità dell’intero partito, non solo la sua persona.

Stallo al centro: il formato del tavolo

Lo scoglio più concreto riguarda chi si siede al tavolo. Cinque Stelle e Avs vorrebbero partire subito con il Pd, senza attendere la componente centrista, e Matteo Renzi si dice disponibile ad ogni formula. I riformisti di Lorenzo Guerini, però, rifiutano un formato a tre e accettano la candidatura unica di Schlein solo se l’alleanza verrà riequilibrata al centro. Conte, dal canto suo, vuole al tavolo anche Alessandro Onorato, riformista pure lui, che non ha ancora la certezza di poter presentare una lista.

Come si svolgeranno le primarie: seggi, ruoli e modalità di voto

Regole e date ufficiali non sono ancora state fissate. Il regolamento dovrebbe arrivare solo dopo il confronto sul programma, e negli ambienti del Pd si ragiona su un voto nei primi mesi del 2027. Restano aperti due nodi, il ballottaggio tra i primi due candidati e la possibilità di votare anche online. Le modalità di svolgimento, come è avvenuto nelle scorse primarie del centrosinistra, potrebbero essere queste: i gazebo verrebbero allestiti nei comuni dai comitati organizzatori, con il voto concentrato in una sola giornata ( di domenica ). Ogni seggio avrebbe un presidente, responsabile della regolarità delle operazioni e dell’identificazione degli elettori, un segretario, che redige il verbale e tiene i registri dei votanti, e alcuni scrutatori, incaricati di raccogliere il contributo, controllare le schede e procedere allo spoglio a seggi chiusi. Per votare servirebbero un documento e la tessera elettorale, oltre al versamento del contributo. Si tratta di un’ipotesi basata sui precedenti, in attesa del regolamento che stabilirà le regole definitive.

Le prossime tappe

Le convocazioni agli alleati dovrebbero arrivare dopo l’approvazione della legge elettorale, prevista per l’8 ottobre. Il Pd spera in uno sforzo di sintesi che porti al massimo a due liste centriste alle politiche. Per ora, tra chi si dichiara pronto da mesi e chi chiede di allargare il tavolo, la partita resta aperta, e le prossime ore in segreteria e in direzione diranno quanto sia solida la linea della segretaria.

Foto: Foto propria

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