10 marzo 2026, un giorno piuttosto negativo per il calcio italiano, il punto più basso del prestigio europeo del Belpaese calcistico. Infatti, due giorni fa si è verificata una débacle quasi storica, rappresentata da Atalanta-Bayern Monaco 1-6.
Tuttavia, la pesantissima caduta della Dea orobica, contro uno dei club più forti al mondo (se non il migliore) in questo momento, rappresenta solo un momento di “chiusura” di un vortice estremamente negativo in cui sono cadute tutte le società di Serie A in relazione al panorama europeo di questa stagione e delle stagioni passate.
Ebbene, la domanda è più che lecita: che calcio sta succedendo all’Italia?
Il punto sulle italiane nelle competizioni europee
L’Italia sta vivendo una stagione sportiva totalmente a due facce: da un lato, il grande prestigio guadagnato alle Olimpiadi invernali (con le 30 medaglie attuali e il quarto miglior piazzamento attuale) e nelle competizioni tennistiche; dall’altro, un vero e proprio fallimento in termini calcistici. Curioso, se si parla dello sport di gran lunga più popolare nello Stivale.
Eppure, i risultati dicono questo: nelle 3 competizioni europee (Champions League, Europa League e Conference League), il bilancio è orribile. In UCL il Napoli è stato eliminato nella fase a girone unico, Inter e Juventus out agli spareggi per l’accesso ai playoff e Atalanta con un piede e mezzo fuori dalla competizione agli ottavi a causa della straripante prestazione del Bayern Monaco a Bergamo.
Diverso il punto in Europa League, dove una tra Bologna e Roma accederà sicuramente ai quarti, ma l’altra sarà inevitabilmente eliminata. E in Conference? La Fiorentina ha tutte le carte per giocarsela, ma questa stagione è un disastro su tutti i fronti (rischiava il ko ai playoff contro lo Jagiellonia…).
La tattica non è un punto di forza
Storicamente, il calcio italiano è considerato la patria del “bel giuoco“, della tattica, del possesso palla, delle difese solide, del genio calcistico. E, beh, non tutto è falso: Arrigo Sacchi, Maurizio Sarri, Gian Piero Gasperini, Luciano Spalletti sono stati elogiati in tutto il mondo. Ma, oggi, nel 2026, non basta.
In un panorama dove anche lo sport è estremamente digitalizzato, chiunque può specializzarsi in tatticismi. Per di più, tutto ciò riesce molto bene alla scuola spagnola (di Guardiola o Luis Henrique) o tedesca (Flick, Nagelsmann, Tuchel): perché? La parola chiave è velocità.
La manovra del gioco dei club stranieri si è fortemente specializzata, assumendo un’impronta rapida e fortemente posizionale: ogni zona del campo assume una funzione diversa, ogni zona del campo va riempita in determinati momenti e il calcio sta assumendo un ruolo simile a quello di una partita a scacchi, dove qualsiasi pedina si muove in continuazione. Dinanzi alla lentezza e alla sterilità del gioco italiano, non c’è assolutamente paragone.
Il colosso tra Italia ed estero: la preparazione atletica
La problematica maggiore, però, è rappresentata da un aspetto ormai discusso da anni e sempre molto attuale: la fisicità. Le condizioni atletiche dei calciatori di club italiane sono lontane anni luce da quelle dei colleghi militanti in club stranieri.
Ciò si nota molto: quando avviene un trasferimento dall’estero (soprattutto dalla Premier League) all’Italia, l’impatto degli atleti è pressocché sensazionale. Giusto per citare qualche nome: Lukaku, McTominay, Malen, Hojlund… Al contrario, il passaggio dalla Serie A all’estero richiede tempo di lavoro (Calafiori, Chiesa, Dorgu, Zirkzee) e solo dopo un lungo periodo i risultati iniziano ad arrivare.
Il problema, dunque, sta proprio nelle condizioni fisiche: la preparazione estiva dei club di Serie A è troppo blanda, troppo inferiore agli standard fisici al di fuori dei nostri confini. L’unico che potrebbe avvicinarsi a questi livelli è Antonio Conte, da sempre noto per estati estremamente dure, ma i risultati neanche in questo caso arrivano.
Dunque, usando un gergo molto popolare, le squadre straniere “viaggiano a mille all’ora” rispetto alle italiane. E, soprattutto, hanno sempre voglia di fare gol. In Italia, gli 0-0 (o gli 1-0, 1-1), sono risultati rodati, frutto di un calcio lento e noioso. Sì, noioso, perché è il termine perfetto per rendere l’idea.
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