Durante lo scorso fine settimana del campionato di Serie A si è verificato un episodio alquanto spiacevole: Lameck Banda, esterno offensivo zambiano del Lecce, si è accasciato al suolo dello Stadio Diego Armando Maradona. Il match tra il Napoli e il suo club si è fermato per qualche minuto, con i soccorsi che sono intervenuti nella maniera più rapida possibile.
Nello specifico, in occasione di una manovra offensiva da parte della compagine salentina, l’ala offensiva si stende sul terreno di gioco: la prima sensazione è quella di un infortunio muscolare ma, quando non ci sono segni di lamentela, l’intervento di Antonio Conte – allenatore avversario – e dei giocatori in campo è tempestivo.
Immediata la reazione dello staff medico, della barella e dell’ambulanza, che intervengono istantaneamente e lo portano subito via, “protetto” dai colleghi in apprensione attorno a lui e omaggiato da un rispettoso silenzio del pubblico pagante.
Fortunatamente, non si è trattato di un problema grave per Lameck Banda, con l’allenatore Eusebio Di Francesco che ha scongiurato qualsiasi problematica grave. “Ha preso un brutto colpo nella zona del petto, è rimasto un po’ traumatizzato. Lo terranno sotto osservazione, ma sembra nulla di importante“, come sottolineato dal suo allenatore nel post-gara. Fortunatamente, il 25enne è stato dimesso dall’Ospedale Cardarelli di Napoli nel corso della mattinata seguente, festeggiando anche la nascita della figlia poche ore fa. Il problema, però, è sempre più frequente…
Troppi problemi cardiaci nel calcio: i precedenti
L’episodio subìto da Lameck Banda è stato, fortunatamente, una sorta di “falso allarme”, che ha però scatenato la massima allerta nelle panchine, fra gli spalti e da parte di tutti gli osservatori televisivi. Insomma, la paura c’è stata, scatenata anche dagli episodi precedenti.
Ebbene, è giusto ricordare episodi che hanno traumatizzato le comunità sportive, italiana ed europea: dalla tragica dipartita di Davide Astori, difensore italiano di 31enne, all’enorme paura provata per Edoardo Bove, giovanissimo centrocampista della Fiorentina curato istantaneamente. E i casi continuano: Christian Eriksen, centrocampista danese di proprietà dell’Inter, salvo per un miracoloso aiuto di compagni e medici, o per Tom Lockyer, difensore fortunatamente salvo del Luton Town, in Inghilterra.
Cause e dati dei problemi cardiaci: c’entra il calendario?
Famiglie, atleti e staff vivono nella costante paura che possa succedere qualcosa di preoccupante sul terreno di gioco: questi problemi sono troppo frequenti. Il motivo? Sicuramente legato all’eccessiva sollecitazione degli organismi degli atleti: carichi di lavoro eccessivi, mole di stress enorme, troppe gare disputate in tempo ravvicinato…
Molti casi, però, sono legati a patologie comparse nell’età infantile-adolescenziale: secondo uno studio dell’Università di Padova, il 74% delle patologie cardiovascolari che presentano rischio serio coinvolgono bambini e ragazzi con meno di 16 anni. Dunque, la prevenzione e l’analisi già in età infantile sono davvero essenziali.
A conferma di questo dato, la maggioranza di tragici fatti di cronaca sportiva risale proprio a questo lasso di età: da Vercelli a Forlì, con possibili conseguenze. Il problema maggiore, però, è che i casi peggiori coinvolgono atleti impegnati nelle serie minori, a causa anche della mancanza di attrezzatura necessaria all’intervento rianimatorio oppure alla giusta preparazione e istruzione sulle pratiche di primo intervento.
Insomma, sensibilizzare e istruire è un lavoro costante, che ha bisogno di partire dai più piccoli e non essere perso con il passare degli anni: essere capace di salvare una vita è qualcosa di essenziale, per noi stessi e per chiunque ci circonda. Il discorso vale nel calcio, nello sport e nella vita in generale.
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