Ayrton Senna: l’ uomo che insegnò al vento a correre
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Ayrton Senna: l’ uomo che insegnò al vento a correre

Oggi, 21 marzo 2026, Ayrton avrebbe compiuto 66 anni. Nonostante quel tragico pomeriggio di 32 anni fa ad Imola ci abbia privato della sua presenza fisica, il suo mito non ha fatto altro che crescere, perché i piloti passano, ma i geni, quelli che sanno emozionare con un solo sguardo oltre la visiera, restano eterni.

Il 1° maggio 1994 è una data scolpita nella memoria collettiva come un brivido che non si è mai placato. Quel pomeriggio, sul circuito di Imola, durante il Gran Premio di San Marino, il tempo si fermò. Ricordo perfettamente lo smarrimento davanti alla TV: la curva del Tamburello, l’impatto della Williams numero 2, quel silenzio irreale che avvolse l’autodromo e le nostre case. In quel momento non perdemmo solo un pilota; perdemmo un pezzo di bellezza pura applicata alla velocità. Per me, Ayrton non è stato semplicemente un campione, ma il più geniale tra i piloti di Formula 1 mai esistiti. Definirlo “veloce” è riduttivo. Senna era un artista che usava la pista come una tela. La sua peculiarità risiedeva in una connessione quasi trascendentale con la macchina: egli riusciva a percepire il limite fisico dove altri vedevano solo il pericolo.

Vederlo guidare sotto la pioggia era un’esperienza mistica; infatti mentre gli altri lottavano per restare in pista, lui sembrava scivolare sull’acqua con una grazia soprannaturale. La sua capacità di analisi, la sua dedizione maniacale al dettaglio e quel coraggio che sfiorava la realtà lo rendono, ancora oggi, il termine di paragone ultimo per chiunque osi impugnare un volante.

Ayrton Senna da Silva nasce a San Paolo il 21 marzo 1960. La sua è la storia di un predestinato: Debutta sui kart da bambino, mostrando subito una dote fuori dal comune. Arriva in Europa nei primi anni ’80, sbaragliando la concorrenza nelle formule minori. Esordisce nel 1984 con la Toleman. Quell’anno, sotto il diluvio di Montecarlo, arriva secondo sfiorando una vittoria impossibile: il mondo capisce che è nato un gigante. Passa alla Lotus e poi alla McLaren, dove dà vita alla rivalità più iconica della storia dello sport con Alain Prost. Conquista tre Titoli Mondiali (1988, 1990, 1991). Oltre i numeri, resta il suo impegno sociale attraverso la Fondazione che porta il suo nome, creata per dare un futuro ai bambini brasiliani meno fortunati.

Annalisa Capaldo

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