“Giovani re, piccole star: si ricorderanno di noi”… Questa barra del rapper Sfera Ebbasta, una figura musicale iconica delle nuove generazioni, racchiude quel che è successo in soli 4 tiri a Edoardo Motta, portiere della Lazio: ben quattro rigori su 5 parati in semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta, da vero leader per l’accesso alla finale.
Eppure, fino a pochi mesi fa, il ragazzo classe 2005 era il portiere della Reggiana, una squadra di bassa classifica di Serie B. Il destino, sua fortuna, gli è stato lieto: trasferimento in massima serie, infortunio del portiere titolare e scalata verso la gloria. Ma allora, in Italia esistono ancora giovani promettenti?
Il caso di Motta: in Italia ci sono ancora grandi talenti
Atalanta-Lazio, semifinale di Coppa Italia: dopo il 2-2 del match d’andata e l’1-1 dei tempi regolamentari al ritorno a Bergamo, si va ai tempi supplementari. Niente. Calci di rigore: i biancocelesti esultano per la finale conquistata grazie ai 4 rigori consecutivi neutralizzati dal loro portiere, Edoardo Motta, ai tiratori nerazzurri. In una parola: eroe.
L’eroe, però, è un ragazzo normalissimo come chiunque possa leggere questo articolo: un ragazzo classe 2005, 21enne quest’anno, con la grande passione per lo sport più bello del mondo ma con un piccolo fattore dalla sua parte: la fortuna.
Fino a dicembre 2025, Edoardo Motta era conosciuto solo in quel di Reggio Emilia: il portiere difendeva i pali della Reggiana in Serie B. Poi, il secondo portiere della Lazio, Mandas, parte verso l’Inghilterra alla ricerca di più spazio (spoiler: finisce in panchina al Bournemouth) e il presidente Lotito, assieme al direttore Angelo Fabiani, versano poco più di 1 milione di euro nelle casse del club emiliano per comprare un portiere di prospettiva.
Di per sé, il colpo è estremamente marginale per il calciomercato ultramilionario e ultramediatico a cui siamo abituati. Però, poi il titolare Provedel si infortuna fino a fine stagione e Motta diventa il titolare. Tante buone prestazioni, culminate nel 22 aprile 2026: i quattro rigori parati portano la Lazio in finale di Coppa Italia dopo una stagione che definire disastrata è riduttivo.
Allora esistono? La speranza dei giovani italiani non si spegne
La stupenda storia di Edoardo Motta ci fa riflettere sul solito, ma necessario tema: in Italia nascono ancora calciatori molto validi, capaci di prendersi la scena con le proprie qualità sensazionali. Proprio contro Motta, c’era l’Atalanta, squadra di appartenenza di giovani treni laterali come Bernasconi e Palestra. Per non dimenticare ragazzi come Vergara, Pisilli e Pio Esposito.
I talenti ci sono, ma i casi di esplosione e di continuità affidata a queste ‘future stars‘, se volessimo usare un termine tipico dei videogiochi, sono davvero rari. Molti fra essi sono solo panchinari nelle proprie società di appartenenza. Perché? Perché non “rischiare” qualche risultato per il bene dei settori giovanili e del futuro societario? Perché non fidarsi e coltivare un piccolo orticello interno? Svogliatezza? Potere dei procuratori? Troppi pochi soldi e media dietro la loro valorizzazione?
Le risposte non sono presenti, hic et nunc, ma c’è solo un grande epilogo: la rabbia esplode perché l’Italia è patria di scuole calcistiche stupende ma il lavoro è totalmente vanificato al momento della consacrazione. Magari, a questo punto, la Nazionale sarebbe ai Mondiali da un pezzo…
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