La riforma che nessuno vuole davvero
Nazario Pagano, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera e uomo di Forza Italia, sostiene con convinzione che la legge elettorale vada cambiata adesso, prima del voto politico del 2027.
Le ragioni che porta sono concrete: il Rosatellum è stato pensato per un Parlamento di quasi mille membri, non per i seicento attuali. I collegi uninominali, rimasti invariati nella loro dimensione geografica, sono diventati troppo grandi per garantire quel rapporto di vicinanza tra eletti ed elettori che era la loro ragion d’essere. Il risultato è che la funzione di prossimità si è svuotata.
Il secondo problema è strutturale
In un sistema che polarizza il voto, il cosiddetto campo largo, che a differenza del 2022 si sta organizzando come coalizione unitaria, potrebbe produrre, secondo istituti come il Cattaneo e il Centro studi della Camera, un sostanziale pareggio. Una situazione che non è positiva per la stabilità di un governo nascente e che potrebbe mettere in difficoltà l’intero Paese. Serve governabilità, e la legge attuale non la garantisce.
Il nodo del premio di maggioranza
Il cuore del dibattito è il premio di maggioranza. Pagano non lo considera un tabù, ma riconosce che fissarlo al 55% sia la soglia che molti costituzionalisti indicano come limite prima di incidere sull’elezione del Presidente della Repubblica, Egli richiede una riflessione seria sul metodo di attribuzione. Liste fisse come prevede la proposta della coalizione di centrodestra, oppure attribuzione proporzionale alla coalizione che vince. La seconda opzione sembra a Pagano la più razionale.
Quanti deputati servono?
C’è poi la questione del tetto di deputati necessario per governare: 220 su 400 possono funzionare alla Camera, ma in Senato 110 su 200 diventano un numero quasi impossibile da gestire senza che ogni senatore sia costretto a presidiare l’Aula in permanenza. Una soluzione potrebbe essere fissare il tetto a 220 deputati invece dei 230 previsti dal testo attuale, con l’obbligo di indicare un candidato premier già nel programma elettorale. Così gli italiani saprebbero a chi consegnano il mandato di governo.
Il ballottaggio senza regole chiare
Un altro punto critico è il ballottaggio, previsto nel caso in cui nessun partito o coalizione superi il 40% dei voti. Il problema segnalato da più parti è che il testo non dice cosa succeda se i risultati tra le due Camere divergono. Pagano ammette che serve una norma di coordinamento, e che questa lacuna va colmata prima di portare il testo in Aula. I tempi sono stretti: completare le audizioni entro maggio, passare alla fase emendativa a giugno, e ottenere il via libera dell’Aula entro la pausa estiva per poi trasmettere al Senato.
Pagano cita Salvini!
Sulla tenuta della maggioranza Pagano si mostra fiducioso, citando le parole dello stesso Salvini che ha ribadito la necessità della riforma. Il messaggio alle opposizioni è diretto: il sistema attuale è un sistema che nessuno vuole davvero, e la stabilità di governo conviene a tutti, non solo a chi governa.
Articolo basato sull’intervista a Nazario Pagano (La Stampa)
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