UNO SCONTRO TRA TITANI
Alla Puskas Arena di Budapest è andata in scena la settantunesima finale della storia della Champions League, la prima ad essere disputata alle ore 18:00. A contendersi il trofeo per club più ambito del panorama calcistico europeo sono state l’Arsenal di Arteta e il Psg di Luis Enrique, due delle squadre attualmente più forti al mondo. I Gunners hanno chiuso la League Phase al primo posto e sono imbattuti in questa edizione della Champions, i parigini sono una macchina perfetta nonché detentori in carica della coppa. Entrambe sono arrivate alla finale nel migliore dei modi e con un enorme carico adrenalinico, essendosi aggiudicati i rispettivi campionati nelle scorse settimane. Ad esibirsi prima del match è stata la nota band statunitense The Killers. Poi, dopo lo show musicale, due leggende dei rispettivi club (Henry per i Gunners -Kimpembe per il Psg) hanno portato sul prato verde “la coppa dalle grandi orecchie” per ultimare il rituale pre-partita. E sulle note da una parte di “North London Forever” e dall’altra di “Ensemble” ha avuto inizio un match bellissimo.
UN MATCH ELETTRIZZANTE
L’inizio perfetto dei Gunners
La partita è iniziata con ritmi altissimi. L’Arsenal ha cercato di imporre sin da subito un pressing asfissiante sul giro palla del Psg per recuperare il possesso nel minor tempo possibile. Ciò si è tramutato di lì a poco nel gol del vantaggio siglato da Kai Havertz. Il tedesco ha approfittato abilmente di un rimpallo scaturito dalla pressione di Trossard su Marquinhos e, una volta giunto in area, ha scaricato un sinistro micidiale che è terminato sotto la traversa battendo Safonov. I Gunners al quinto minuto di gioco sono già in vantaggio grazie all’uomo delle finali. Havertz aveva infatti già deciso nel 2021, quando vestiva la maglia del Chelsea, una finale di Champions contro il City di Guardiola. Entra a fare parte di una cerchia ristretta raggiungendo Cristiano Ronaldo e Mandzukic nella lista di calciatori in gol in finale della massima competizione europea con squadre diverse. Il piano gara di Arteta è eseguito alla perfezione, una partenza sprint per indirizzare il match verso il Nord di Londra.
La risposta del Psg
I parigini però, da squadra ormai abituata a giocare determinate partite, non si sono lasciati condizionare dallo svantaggio e, senza badare al punteggio, non hanno perso la calma. Hanno intensificato ulteriormente il ritmo, aumentando la velocità della circolazione del pallone, ma faticando a trovare varchi nella difesa dell’Arsenal, un eccezionale punto di forza dei Gunners targati Arteta. A fine primo tempo, da segnalare i primi due squilli del Psg con Nuno Mendes e Fabian Ruiz. Lo spagnolo prima ha mandato alta la correzione di testa a porta spalancata, poi ha impegnato Raya ad un super intervento. Al riposo è avanti l’Arsenal, anche se a fare la partita è il Psg. I campioni d’Europa escono dagli spogliatoi in crescendo, fino all’episodio che cambia la partita. Al minuto 65 finalmente viene esplorato il mismatch sulla fascia, Kvara chiudendo un triangolo viene steso da Mosquera in area.
Sul dischetto si presenta il pallone d’oro Dembelé che è glaciale. Gol 61 con la maglia del Psg e ventesimo stagionale per il campione francese. Parità ristabilita ed inerzia totalmente ribaltata, tanto che il Psg con Kvara, Vitinha e Barcola va vicinissimo al gol della vittoria, ma i regolamentari terminano 1-1.
Tempi supplementari
Arteta rivoluziona tutto l’attacco, Luis Henrique è costretto a rinunciare a Dembelé e Kvara, entrambi non al meglio. I ritmi inevitabilmente si abbassano, l’Arsenal sembra essere più ispirato e al minuto 101 Madueke chiede un rigore per un contatto molto dubbio con Nuno Mendes, l’arbitro Siebert lascia correre tra le proteste generali dei Gunners con il coach scatenato. La tensione è altissima, come la posta in palio, si va ai calci di rigore.
Calci di rigore
È solo la dodicesima volta nella storia che una finale di Champions viene assegnata ai calci di rigore, l’ultima volta dieci anni fa con il derby di Madrid. Dopo la girandola dei cambi sono pochi i rigoristi sul terreno di gioco. Tuttavia a sbagliare sono solo in tre: Eze, Nuno Mendes e Gabriel. Il difensore brasiliano sbaglia l’ultimo rigore e consegna la Champions League al PSG.
IL CAPOLAVORO TARGATO LUIS HENRIQUE
Il PSG alza al cielo la seconda Champions consecutiva. Il protagonista assoluto di questa orchestra perfetta è Luis Enrique, un allenatore rivoluzionario capace di mettere Parigi al centro del firmamento calcistico, in grado di tracciare una strada chiara per il calcio europeo, fatta di fluidità tattica e interpretazione del ruolo, con giocatori forti, giovani e duttili che si eclissano in favore della squadra. È la terza Champions per lo spagnolo. Raggiunti Zidane, Guardiola e Paisley. Una squadra eccezionale che sembra imbattibile, vincitrice di 5 trofei stagionali di cui quattro ai calci di rigore (Supercoppa Europea, Coppa Intercontinentale, Supercoppa di Francia e Champions) grazie al metodista più forte del mondo, nonché MVP della partita, Vitinha. Grazie ad un centrocampo armonico, ad una difesa super che abbina la freschezza di Pacho all’esperienza di Marquinhos, ai terzini più forti del mondo ed un attacco stellare col tridente Kvara, Dembelé e Duoé. Ci sono i prodromi di un ciclo destinato a durare a lungo.
ARSENAL…AD UN PASSO DAL SOGNO
I Gunners vanno vicinissimi ad una vittoria epica che li avrebbe proiettati nella storia del club. Gli uomini di Arteta si fermano soltanto ai calci di rigore, tenendo testa ai campioni d’Europa in carica senza uscirne sminuiti e chiudendo da imbattuti la competizione. Non riescono quindi a migliorare il risultato della finale di Champions raggiunta dall’Arsenal degli invincibili di Wenger 20 anni fa. Ma considerando la bontà del progetto tecnico niente impedisce di riprovarci il prossimo anno.
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Foto: foto personale
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