KIMI ANTONELLI, IL RAGAZZO CHE HA FATTO TREMARE MONACO.. Il primo teenager in pole position nella storia del Gran Premio di Monaco. Un record che profuma di leggenda e di futuro

Si sa che alcuni circuiti non perdonano, mentre altri selezionano. Monaco fa entrambe le cose con una crudeltà elegante e aristocratica, come solo il Principato sa fare.
Le sue strade strette, i guard rail a centimetri dalla carrozzeria, le curve cieche che non ammettono errori né esitazioni: Monaco non è solo un Gran Premio, è un rito di iniziazione. Chi vince qui, o anche solo conquista la pole qui, entra in una storia che appartiene a tutti gli appassionati del Motorsport, non soltanto agli addetti ai lavori.
La notizia di oggi, 6 giugno 2026, ha dunque qualcosa di commovente oltre che di sportivamente straordinario: Kimi Antonelli, 19 anni appena compiuti, ha conquistato la pole position per il Gran Premio di Monaco strappandola al Super Max Verstappen per soli 43 millesimi di secondo. (ESPN) Non è un primato qualunque, bensì il primo teenager nella storia del GP di Monaco a partire dalla prima casella.
MONACO E I SUOI FANTASMI GLORIOSI
Per capire davvero cosa significa questa pole, bisogna chiudere gli occhi e tornare indietro. Occorre sentire il rombo degli anni Ottanta e Novanta riecheggiare tra le pareti del tunnel, immaginare la folla assiepata sui balconi con le bandiere, richiamare alla mente due nomi che Monaco ha scolpito nella memoria collettiva del motorsport mondiale: Ayrton Senna e Michael Schumacher.
Senna a Monaco era una cosa soprannaturale. Conquistò la pole position sul circuito del Principato in sei occasioni consecutive, dal 1985 al 1992, con una padronanza che i commentatori faticavano persino a descrivere. In quel celebre giro di qualifica del 1990, lo stesso Senna raccontò di aver raggiunto uno stato alterato di coscienza, in cui smise di guidare e si limitò ad essere la macchina. Vinse a Monaco cinque volte. Non era un pilota, era una forza della natura travestita da essere umano. Morì a Imola il 1° maggio 1994, il motorsport porta ancora quel lutto addosso come una cicatrice che non si chiude del tutto.
Schumacher, più pragmatico e meno mistico, costruì a Monaco un rapporto diverso ma altrettanto dominante. Vinse cinque volte anche lui, con una precisione millimetrica che rifletteva la sua visione della corsa come ingegneria totale. Monaco era il banco di prova della sua perfezione tecnica, il luogo dove la sua capacità di mantenere il ritmo senza mai toccare un muretto sembrava sfidare le leggi della fisica. Entrambi hanno lasciato su questo asfalto qualcosa di irripetibile,o almeno, così pensavo.
KIMI ANTONELLI: CHI È IL RAGAZZO DI BOLOGNA
Andrea Kimi Antonelli nasce il 25 agosto 2006 a Bologna, in Emilia-Romagna, stessa annata della mia primogenita, Gloria. Il nome di battesimo è Andrea, ma il mondo lo conosce come Kimi, omaggio al finlandese Räikkönen, che il padre Marco, pilota di vetture sportive, evidentemente ammirava. Scoperto dalla Mercedes durante una carriera nel karting che lo aveva visto raccogliere un numero quasi incredibile di trofei, entra nel programma junior della casa di Stoccarda in giovane età e brucia le tappe con una naturalezza disarmante. Nel 2019 vince il WSK Euro Series e il Super Master Series nella categoria OK Junior. Poi arrivano i titoli in Formula 4 italiana, Formula 4 UAE, ADAC F4, Formula Regional Middle East ed europea, una sequenza di successi che non lascia spazio a dubbi: questo ragazzo non è un talento da coltivare, è un pilota già formato che aspetta soltanto di trovare la macchina giusta.
LA FORMULA 1
La stagione 2025 in Formula 1 è quella dell’apprendistato, chiusa in settima posizione ma già condita da lampi di classe pura. Nel 2026 la Mercedes si rivela la vettura dominante e Antonelli diventa il protagonista assoluto del campionato. Vince in Cina, in Giappone, diventando il più giovane leader della classifica mondiale nella storia della F1, poi a Miami e in Canada, dove supera il record di essere il primo pilota a vincere le prime quattro gare in carriera consecutivamente. Ammiratore dichiarato di Ayrton Senna, ha scelto il numero 12 proprio in omaggio al campione brasiliano. Una poetica in questo dettaglio che non sfugge a chi ama il motorsport con il cuore oltre che con gli occhi.
UNA POLE CHE VA OLTRE IL CRONOMETRO
Il giro che gli vale la pole a Monaco segna il tempo di 1:12.051, con Verstappen a soli 44 millesimi e Hamilton terzo sulla Ferrari. Monaco, si sa, non è una questione di decimi, ma di coraggio, d’ istinto, di capacità di spingere al limite quando il limite coincide con il guard rail. Guardando le immagini di quel pugno alzato al cielo dopo la qualifica, il casco Mercedes lucidissimo, la tuta Petronas, gli occhi di un ragazzo che ancora non si rende conto pienamente di cosa ha appena fatto.
OSSERVAZIONI PERSONALI
ho pensato a quanto sia rara, nel tempo che viviamo, la grazia autentica. Antonelli non ha la tracotanza del campione già arrivato, neppure la calcolata e fastidiosa modestia di chi recita una parte. Egli possiede, a mio parere, qualcosa di più prezioso, ovvero la consapevolezza di essere al proprio posto, senza che questo gli costi alcuna fatica. È un pilota che guida con la testa e con l’anima insieme, e a Monaco, dove l’anima conta quanto la tecnica, questa è la qualità decisiva.
UN FUTURO GIÀ PRESENTE
Il motorsport ha bisogno di eroi, non nel senso retorico e abusato del termine, ma in quello classico: figure capaci di incarnare qualcosa che va oltre la prestazione individuale, che diventano simbolo di un’epoca, di un modo di stare nel mondo e nello sport. Senna lo era. Schumacher lo era, a suo modo. Verstappen lo è stato. Antonelli ha tutto per esserlo.
È italiano, il che per chi scrive non è un dettaglio secondario. La sua vittoria in Cina è stata la prima di un italiano dalla stagione 2006, quando Giancarlo Fisichella si impose in Malesia. Vent’anni di attesa. Questo ragazzo di Bologna, con il nome di un finlandese e il numero di un brasiliano, si prende Monaco con la naturalezza di chi appartiene già alla storia. La gara è domani e come sempre tiferò per lui con la stessa intensità con cui il mio cuore rossonero ha tifato per i grandi degli anni d’oro, con quella passione autentica che si riserva a chi, guardandolo, si capisce immediatamente di essere di fronte a qualcosa di non ordinario.
Foto: Foto propria
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