Mondiale: strumento di coesione
Si è aperta ieri allo stadio Azteca di Città del Messico la ventitreesima edizione del campionato mondiale di calcio (la quattordicesima sotto la denominazione di “Coppa del mondo FIFA”), per tanti la massima aspirazione, per altri un desiderio inarrivabile. Ma cos’è un Mondiale e cosa rappresenta in fin dei conti per ciascuno di noi?
Basti pensare agli occhi sognanti di un bambino che inizia a giocare a calcio nei campetti di periferia immaginando di rappresentare un giorno il suo Paese, alle gesta dei campioni che si tenta di emulare, alle riunioni di amici e famiglie per godersi l’evento, ai migliaia di popoli coinvolti portatori di valori differenti da quelli altrui. Il Mondiale non è solo competizione agonistica, è soprattutto questo: aggregazione, cultura, arte, unione. È il pennello che serve per collegare su un unica tela bianca (il mondo) tanti piccoli puntini (i singoli Paesi) per dare luogo ad un capolavoro: l’umanità!
Un mondiale storico
Per la prima volta il torneo si disputerà in tre Paesi ospitanti – Canada, Messico e Stati Uniti – segnando anche la seconda co-organizzazione dopo quella del 2002 tra Giappone e Corea del Sud.
Sarà dunque un mondiale itinerante.
48 nazionali divise in 12 gironi a contendersi il trofeo più ambito, mai un numero così alto fino ad ora.
Sarà un evento di dimensioni record, con 78 delle 104 partite disputate negli Stati Uniti e tutti i match, a partire dai quarti di finale, concentrati sul suolo statunitense.
Messico e Canada ospiteranno invece 13 gare ciascuno, in un’edizione che vedrà 16 stadi complessivi distribuiti tra Nord e Centro America.
Cerimonia di apertura
Una cornice speciale
Teatro romantico della prima delle tre cerimonie ufficiali di apertura della manifestazione è stato lo stadio Azteca, Città del Messico. Un impianto leggendario da circa 88.000 posti.
Uno stadio che è diventato il primo nella storia ad ospitare per la terza volta la partita inaugurale di un Mondiale dopo Messico-Unione Sovietica nel 1970 e Italia-Bulgaria nel 1986. Ma che ha anche assistito ad imprese leggendarie, come il Partido del Siglo (Italia-Germania 4-3 del 1970) o il gol più bello della storia del calcio siglato da Maradona contro l’Inghilterra nel 1986, trascinando la sua Argentina alla vittoria del titolo.
Uno show elettrizzante
L’inizio della cerimonia si è contraddistinto per l’uscita di un enorme pallone dorato rappresentante la Terra con in vari continenti, rivelatosi poi una riproduzione del trofeo della Coppa del Mondo. Poco dopo c’è stato il via allo spettacolo musicale, uno show lineare e ben organizzato che ha aiutato a non abbassare la suspense in vista della prima gara del Mondiale tra Messico e Sudafrica. Con la partecipazione di alcuni dei più grandi nomi dell’industria musicale, la cerimonia ha reso omaggio al calcio attraverso melodie orecchiabili, ritmi travolgenti e spettacoli mozzafiato.
La quattro volte vincitrice del Grammy Shakira è stata protagonista assoluta dello spettacolo. Ha portato sul palco la canzone “Dai Dai” – tormentone ufficiale del torneo – insieme all’artista nigeriano Burna Boy. Ma oltre a lei si sono esibiti anche la cantautrice sudafricana Tyla, J Balvin, i cantanti messicani Lila Downs e Belinda, oltre a Danny Ocean.
La band pop messicana Maná e il gruppo musicale Los Ángeles Azules hanno completato il programma della cerimonia musicale pre-partita.
Tante novità
In primis una sfilata delle 48 bandiere dei Paesi partecipanti alla manifestazione, uscite in ordine di girone. A questo ha fatto seguito l’intonazione dell’inno ufficiale della competizione, il brano “DNA” cantato da Andrea Bocelli e EJAE, coordinati da David Guetta. I due si sono esibiti al centro di un cerchio composto dalle bandiere della sfilata, tutte vicine e sventolate in un’unica direzione. Un’immagine semplice ma al contempo fortissima, un messaggio metaforico chiaro, visti i numerosi conflitti internazionali. Il calcio d’altronde è nato per condividere, conoscere, unire, arricchirsi di culture nuove. Perché non è e non sarà mai solo uno sport!
Infine l’ingresso in campo delle squadre con fuochi d’artificio a fungere da cornice. Una importante novità protocollare ha riguardato la presenza in campo per l’inno nazionale dell’intera rosa e non solo dei titolari, su proposta del nostro Alex Del Piero ad Infantino, come da lui stesso dichiarato.
La partita inaugurale: Messico – Sudafrica (2-0)
A sfidarsi due compagini inserite nel gruppo A: il Messico padrone di casa (giunto alla diciottesima partecipazione complessiva, la nona consecutiva alla fase finale di un Mondiale) ed il Sudafrica (alla sua sola quarta partecipazione senza mai aver passato il girone per la fase ad eliminazione diretta).
Inizio stravolgente del Messico
Match molto acceso e tesissimo sin dall’inizio, con il Messico che ha sfruttato il fattore campo ed è partito fortissimo. Già all’ottavo minuto del primo tempo Quiñones ha portato in vantaggio El Tricolor facendo esplodere lo stadio. Gol arrivato su una disattenzione difensiva nella costruzione dal basso di Sithole (difensore centrale sudafricano), disastroso nell’intero match tanto da farsi espellere ad inizio ripresa per un fallo da ultimo uomo su Gutierrez. Episodio che orienta definitivamente la gara dalla parte dei padroni di casa.
Finale tra le polemiche
Dopo il vantaggio il Messico ha abbassato il ritmo e gestito senza correre grossi pericoli, sfiorando il raddoppio in più di una circostanza. Il 2-0 è arrivato grazie a Raul Jimenez al minuto 67. Da annotare l’ingresso in campo del fantasista Gilberto Mora, classe 2008, richiesto già dalle Big di Spagna. Nel finale l’arbitro Wilton Sampaio non è riuscito a gestire la crescente tensione dell’incontro ed è stato costretto a espellere prima il neo entrato Zwane, con il Sudafrica ridotto in 9 uomini, poi Montes nel Messico. Non capitavano almeno 3 espulsioni nella stessa partita di un Mondiale da 20 anni, Portogallo – Olanda giocata a Norimberga nel 2006.
La partita è terminata 2-0 per i padroni di casa che si sono portati in testa al girone A come da pronostico, un risultato mai in discussione, un dominio assoluto dei ragazzi di Aguirre contro un Sudafrica apparso in gran difficoltà sin da subito e troppo poco imprevedibile offensivamente.
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A cura di Francesco Calenda ed Antonio Benevento
Foto: Immagine generata con AI
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