Pallanch, la memoria rossonera e il ritorno degli idoli al San Francesco
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Pallanch, la memoria rossonera e il ritorno degli idoli al San Francesco

Domenica 26 luglio, il San Francesco d’Assisi riapre le sue porte alla storia

Ingresso libero e appuntamento fissato alle diciannove per l’amichevole che unirà la Nuvkrinum Curva Sud Silvio Adinolfi e le Vecchie Glorie della Nocerina Calcio, nell’ambito della sesta edizione del Memorial Angeli della Sud.

Prima del fischio d’inizio sono previste la presentazione delle squadre e la consegna di alcuni omaggi, mentre lo stand commemorativo resterà riservato alle famiglie degli ultras scomparsi per il ritiro dei ricordi dedicati a questa edizione.

Un tardo pomeriggio o inizio serata che profumano di rivincita del tempo, perché tra i protagonisti attesi in campo ci sarà anche Andrea Pallanch, il capitano che ha segnato un’epoca intera della storia molossa.

Il centrocampista trentino che divenne cuore pulsante della Nocerina

Pallanch arriva a Nocera nella stagione 1993-1994, quella del ritorno tra i ranghi del calcio che conta dopo gli anni difficili dell’Eccellenza. Io avevo 15 anni ed amavo già visceralmente il calcio.

Con lui la squadra conquista la promozione in Serie C2, restando poi in maglia rossonera anche nella prima parte della stagione successiva prima di fare rientro al Trento, la sua squadra d’origine, in Serie C2.

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È un passaggio che nessun tifoso di lungo corso dimentica, perché proprio in quella stagione 1994-1995 la Nocerina vive una delle cavalcate più belle della propria storia, guidata da Luigi Delneri subentrato in corsa a Santuosso, e trascinata dai gol di Emanuele Cancellato, autore di quindici reti che valgono la promozione in Serie C1.

In quel gruppo militano anche Sebastiano Siviglia, arrivato nel 1993 e destinato a una carriera lunga e prestigiosa tra Verona, Atalanta, Roma, Parma e Lazio, e un giovane portiere di nome Gennaro Iezzo, che pochi anni dopo avrebbe difeso i pali del Napoli.

Sulla mia Smeno del Liceo adesivi, cronache e biglietti delle partite, ricordi dei primi amori e delle prime delusioni, storie di calcio mescolate ad amicizie perpetue, mi ricordano quanto siano belli la gioventù ed il pallone.

Pallanch torna a vestire il rossonero proprio a partire dalla stagione 1995-1996, quando la Nocerina milita ormai stabilmente in Serie C1. Da quel momento diventa il capitano della squadra e disputa tre campionati consecutivi con i molossi, totalizzando centotredici presenze e ventitré reti.

Il punto più alto di quel triennio arriva nella stagione 1996-1997, quando la Nocerina elimina in Coppa Italia il Piacenza e il Perugia, affronta agli ottavi di finale la Juventus e raggiunge la finale della Coppa Italia di Serie C, persa contro il Como.

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Una cavalcata che ancora oggi viene raccontata nei bar del centro storico e nelle chiacchierate sotto la curva, tra chi quegli anni li ha vissuti da protagonista e chi, come me, li ha vissuti da ragazzina appena entrata a far parte della tifoseria.

Calcio molosso, la parola che racchiude un’intera adolescenza

Calcio molosso è l’espressione che uso per definire quel periodo, perché in due parole riesce a contenere tutto quello che allora rappresentava per me la Nocerina. Ero poco più che adolescente quando ho iniziato a frequentare la curva, e ricordo con precisione l’odore dei fumogeni, il rumore dei tamburi e la sensazione di appartenere a qualcosa di più grande di me.

Vedere Pallanch guidare la squadra con la fascia al braccio, vedere Cancellato correre sotto la curva dopo un gol e fingermi giornalista sedicenne pur di conoscerlo di persona, vedere Siviglia chiudere ogni pallone con quella sicurezza da veterano nonostante la giovane età, significava per me molto più di un pomeriggio allo stadio.

Era il posto dove ho scoperto le prime vere passioni, dove ho imparato cosa significasse la fedeltà ad una maglia e ad un gruppo di persone, dove ho conosciuto ragazzi e ragazze che sarebbero rimasti legati alla mia vita per gli anni a venire.

Quella stagione della promozione in Serie C1, quella della cavalcata in Coppa Italia contro squadre come Piacenza, Perugia e Juventus, non è soltanto un capitolo di storia sportiva locale.

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È il racconto di una città intera che si è riconosciuta in undici giocatori e in un capitano arrivato da Trento che ha scelto di restare a Nocera più a lungo di quanto chiunque si aspettasse.

Perché Molossi

Il soprannome nasce dal giorno della Befana del 1928, quando la Nocerina affrontò il Napoli in amichevole allo stadio militare dell’Arenaccia. La partita, che per i partenopei doveva essere poco più di un allenamento, si trasformò invece in una prova di forza dei nocerini, capaci di imporsi per una rete a zero grazie al gol di Ceresoli.

Fu proprio l’ardore mostrato dai calciatori rossoneri in quell’occasione a colpire un giornalista napoletano, che li definì “molossi”, accostandoli alla razza di cani mastini nota per la sua forza e la sua tenacia. Il nomignolo rimase attaccato alla squadra da allora, diventando parte integrante della sua identità, tanto da essere ancora oggi il modo con cui tifosi e stampa si riferiscono alla Nocerina.

L’emozione di rivedere gli idoli di ieri scendere di nuovo in campo

Sapere che domenica Pallanch tornerá a calcare l’erba del San Francesco, insieme ad altri protagonisti di quella che definisco la mia epoca, restituisce un senso di continuità a chi ha vissuto quegli anni da tifosa e oggi li racconta da giornalista.

Sarà l’occasione per rincontrare gli amici della curva sud, per ritrovare i volti di chi come me è cresciuto tra sciarpe, bandiere e cori, e per rendere omaggio, attraverso lo stand commemorativo dedicato agli ultras scomparsi, a chi quella fede rossonera l’ha custodita fino all’ultimo giorno.

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La Nuvkrinum Ultras Curva Sud Silvio Adinolfi invita l’intero popolo rossonero a portare con sé i propri vessilli, quelli della squadra e quelli dedicati ai propri angeli, per una serata che unisce memoria sportiva e memoria affettiva in un solo abbraccio collettivo.

https://www.giornaletrentino.it/blog/andrea-pallanch-il-pallone-nel-cuore-1.2311673

Foto: Foto propria

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