Franco Baresi si è spento all’età di 66 anni. Dopo una lunga battaglia, lo storico Capitano del Milan non ce l’ha fatta. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile non solo tra i tifosi milanisti, ma nel cuore di tutti gli appassionati di calcio.
Gli inizi del “Piscinin”
Franco cresce con il sogno di giocare nella stessa squadra di suo fratello Beppe, tesserato dall’Inter. Scartato dai nerazzurri a 12 anni per via della corporatura gracile, viene notato dagli osservatori del Milan. Dopo una trafila nelle giovanili rossonere, Baresi esordisce in prima squadra, a diciassette anni, il 23 aprile 1978 in occasione di un Verona-Milan terminato 1-2. A fine partita, Gianni Rivera proferisce parole profetiche: “Non ha mai avuto il minimo timore…si è mostrato spigliato dall’inizio alla fine spingendosi con sicurezza anche all’attacco.” È solo l’inizio di una storia d’amore destinata a durare vent’anni sul campo e a proseguire come dirigente. La stagione successiva, il “Barone” Nils Liedholm convinto delle qualità del “Piscinin”, soprannome affibbiatogli dal massaggiatore Paolo Mariconti per l’aspetto, lo promuove titolare inamovibile. È l’annata stagione del decimo Scudetto, quello della stella milanista. Al termine di essa Gianni Rivera si ritira e Baresi viene indicato come nuova guida dello spogliatoio. Seguono anni travagliati, segnati dalle due retrocessioni del Milan: nel 1980 per lo scandalo Totonero e nel 1982 sul campo, ma Baresi sceglie di non abbandonare la nave. Nell’estate del 1982 si laurea Campione del Mondo senza mai scendere in campo, riserva del più esperto compagno di reparto Gaetano Scirea. Nella stessa estate proprio la Juventus di Scirea prova ad accaparrarsi le sue prestazioni. Il “Piscinin” rifiuta, decidendo di proseguire il suo percorso in maglia rossonera in Serie B. A soli 22 anni eredita la fascia di Capitano e guida il “Diavolo” all’immediato ritorno nella massima serie al termine della stagione 1982-1983.
La leadership elegante e sobria di “Kaiser Franz”
Nel 1986, con l’arrivo di Silvio Berlusconi prima e di Arrigo Sacchi poi, superate le incomprensioni iniziali con l’allenatore emiliano, Baresi diviene il leader indiscusso della retroguardia rossonera. Il calcio innovativo di Sacchi esalta le qualità di Franco, ribattezzato nel frattempo “Kaiser Franz” in onore di Franz Beckenbauer. In campo si ammira un libero elegante ma aggressivo, con una visione di gioco superiore alla media, capace di staccarsi dalla linea difensiva e giocare palla al piede, abbinando interventi sempre puliti ad una impareggiabile rapidità di pensiero ed esecuzione negli anticipi. Jorge Valdano racconterà che i compagni del Milan in campo non guardavano nè gli avversari nè il pallone, ma solo Baresi in grado di guidarli con silenziosa autorevolezza. “Kaiser Franz” perfeziona al massimo la “tecnica dell’elastico” teorizzata dal Maestro di Fusignano. Arriva ad anticipare perfino i guardalinee nella chiamata del fuorigioco, concedendosi un sorriso per la riuscita della tattica. Il manifesto di questo dominio va in scena nel novembre 1989 in casa del Real Madrid: il Milan mette in fuorigioco i Blancos per ben ventitré volte. Baresi vive così la più grande epopea rossonera. Vince tutto con Sacchi prima e Fabio Capello dopo: 5 Scudetti, 4 Supercoppe italiane, 3 Champions League, 2 Supercoppe europee e 2 Coppe Intercontinentali. Nel suo palmarès si aggiungono lo Scudetto del 1978-79, citato in precedenza, e la Mitropa Cup 1981-82
Pasadena 1994: il manifesto della carriera
Una vita col rossonero cucito sulla pelle, ma Baresi gioca la partita più commovente e monumentale con la maglia della Nazionale. La finale della Coppa del Mondo del 1994 rappresenta l’essenza pura e massima di un campione senza tempo, dentro e fuori dal campo. Il 23 giugno precedente, durante la seconda partita del girone contro la Norvegia, il Capitano azzurro subisce una lesione del menisco del ginocchio destro. Il Mondiale sembra finito, per chiunque sarebbe così, ma non per Franco Baresi. “Kaiser Franz” telefona il Presidente Berlusconi chiedendo il permesso di operarsi immediatamente; quest’ultimo acconsente senza esitazioni. In un cocente 17 luglio, a soli 24 giorni dall’intervento chirurgico, Baresi stringe i denti e scende in campo dal primo minuto. Per 120 minuti offre una prestazione gigantesca. È una lectio magistralis sul ruolo del difensore: lotta, anticipa, combatte e annulla la coppia d’attacco formata da Romario e Bebeto. 0-0 dopo i tempi supplementari, si va ai calci di rigore. Baresi è stremato dai crampi, ma si assume la responsabilità di calciare il primo tiro della serie azzurra: il pallone termina oltre la traversa. Il Brasile solleva la coppa, ma l’epilogo amaro non cancella la prestazione titanica del Capitano. Inquadrato dalle telecamere a fine gara, non riesce a trattenere le lacrime che gli solcano il volto. In maglia azzurra è da ricordare anche il terzo posto nel Mondiale casalingo di Italia ’90, oltre alla vittoria da comprimario del 1982.
Il ritiro nel 1997
Chiuso il ciclo di Fabio Capello, Baresi gioca una sola altra stagione. Decide di ritirarsi al termine della travagliata stagione 1996-97 che vede il ritorno di Arrigo Sacchi sulla panchina rossonera dopo l’esonero dell’urugayano Oscar Tabarez. Alle 719 presenze ufficiali in rossonero si aggiunge la sua partita di addio del 28 ottobre 1997, un’amichevole disputata con i compagni ed avversari più significativi della sua carriera. Al termine del match, il Presidente Berlusconi gli consegna un simbolico Pallone d’oro, unico trofeo mancante all’interno della sua bacheca. Inoltre la società decide, per la prima volta nella storia del calcio italiano, di ritirare per sempre la maglia numero 6 in onore della propria bandiera.
Il ricordo
L’ultima apparizione pubblica risale al 6 febbraio 2026. Durante la cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina, nel “suo” San Siro, Baresi solleva la fiaccola olimpica accanto a Beppe Bergomi, storico rivale sul campo e amico. Oggi, 31 luglio 2026, Franco Baresi ci lascia unendo il mondo del calcio in un cordoglio unanime, fatto di gratitudine, ringraziamenti e lacrime. Di poche parole, simbolo di un calcio che non esiste più, punto di riferimento per intere generazioni, un gigante di questo sport. Celebre è l’intervista di Maradona mentre rientra negli spogliatoi, indossando l’inconfondibile maglia rossonera numero 6 ottenuta dopo un Napoli-Milan: “Io penso che Franco Baresi sia il massimo come difensore“.
Numero 6 sulla schiena: 6 bandiera, 6 leggenda, 6 eterno Capitano.
Antonio Benevento
Foto: Profilo Instagram claudiovillaphotographer
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