Economia circolare, l’Europa cambia le regole (Generata con AI (GPT IMAGE 1))
Economia e Fiscalità 3 min di lettura

Economia circolare, l’Europa cambia le regole

Economia circolare l’Europa cambia le regole. Un anno fa, il primo agosto 2025, la Commissione europea avviava la consultazione pubblica per il Circular Economy Act, la legge quadro chiamata a ridisegnare l’intera architettura normativa sui rifiuti e sulle materie prime seconde. Il provvedimento è atteso per il terzo trimestre 2026 e punta a rafforzare sicurezza, competitività industriale e decarbonizzazione dei paesi Ue. Dodici mesi dopo, il quadro resta ancora in fase di definizione, tra revisioni delle direttive su rifiuti e discariche, potenziamento delle infrastrutture di riciclo e spinta sulle rinnovabili. Serve unità tra gli Stati membri, ed è proprio questo il nodo più difficile da sciogliere.

I numeri che non convincono

Il tasso medio di utilizzo circolare di materia in Europa si ferma al 12,2%, un dato lontano dalle aspettative. Il riciclo copre il 41,2% dei rifiuti complessivamente gestiti, mentre l’obiettivo fissato da Bruxelles per il 2030 è del 24% di circolarità dei materiali. Il margine di miglioramento resta ampio, e ogni paese dovrà aumentare il ricorso a materiali riciclati e riutilizzati riducendo la dipendenza dalle materie prime vergini.

L’Italia può guidare la classifica

Il nostro paese occupa già una buona posizione nel riciclo e nella gestione dei rifiuti, con un tasso di utilizzo circolare del 21%, il più alto in Europa. L’8° Rapporto sull’Economia Circolare in Italia 2026, presentato lo scorso maggio, segnala però criticità serie: impianti insufficienti, trattamento dei rifiuti disomogeneo sul territorio, investimenti e politiche di sostenibilità ancora deboli negli enti locali. Nel 2025 l’Italia ha speso 600 miliardi di euro in importazioni di acciaio, rame, nichel, petrolio e gas, una dipendenza che pesa e che la transizione verso la circolarità potrebbe alleggerire in modo significativo.

Investimenti fermi, tensioni geopolitiche

La crisi dello stretto di Hormuz ha reso evidente la fragilità di un sistema economico ancora troppo legato alle importazioni. Dal 2019 gli investimenti in questo settore hanno registrato un calo superiore ai 13 miliardi di euro, una tendenza che va invertita con decisione. Ridurre la dipendenza da materie prime e combustibili importati non è soltanto una scelta ambientale, ma una necessità strategica legata alle tensioni geopolitiche nei paesi produttori.

Cosa serve adesso

Economia circolare l’Europa cambia le regole. Governo e Parlamento sono chiamati ad agire su più fronti: recupero dei rifiuti elettronici e delle materie critiche, produzione di beni durevoli e riciclabili, responsabilità estesa dei produttori lungo tutta la filiera, incentivi fiscali per riparazione e riuso, mobilitazione di investimenti pubblici e privati. Il settore oggi occupa circa 500 mila persone, un numero che potrebbe triplicare in pochi anni con le scelte giuste. Negare la necessità della transizione ecologica non ha più alcuna logica: ogni euro investito oggi in tecnologie e modelli produttivi sostenibili rafforza il capitale del futuro.

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Foto: Foto propria

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