Le bande, nate non solo per suonare
“La banda muta”nel cortometraggio di Alessia Bottone. Tra feste laiche e religiose, processioni e concerti, la stagione d’oro delle bande è l’estate. Il Sud Italia, in particolare la Campania, vanta una lunga e gloriosa tradizione di complessi bandistici. Da Airola ad Agerola, da Casola a Vico Equense, da Mercato San Severino a Sessa Cilento, sino a Vietri sul Mare, la passione per la musica si tramanda di padre in figlio. In passato non si trattava di celebrare solo le ricorrenze liete ma le bande, spesso, partecipavano anche agli accompagnamenti funebri, sfilando maestose ma senza suonare. Questa usanza era diffusa in tutto il Sud Italia.

“La banda muta”nel cortometraggio di Alessia Bottone
L’usanza, documentata in Sicilia ma probabilmente diffusa anche in Campania, è oggetto di un suggestivo cortometraggio della regista Alessia Bottone, intitolato appunto “La banda muta”. Traendo spunto da un racconto dello scrittore siciliano Gaetano Savatteri, l’autrice rievoca l’antica usanza e insieme la connette a certe pratiche disdicevoli della modernità. Il riferimento è al clamore mediatico e l’ondata di pettegolezzo che la morte di certi personaggi, più o meno pubblici, suscita. Ma anche la corsa al presenzialismo, alla visibilità di parenti, amici, conoscenti o semplici “testimoni”. Tutto questo non fa altro che svilire la solennità del momento e il rispetto dovuto al mistero del “trapasso”.
Cortometraggio tutto siciliano: l’ambientazione è Muntruzzania
Nel cortometraggio, prodotto da Stefania Balduini per Pistacchio Film e prossimo alla distribuzione festivaliera, Manfredi (l’attore siciliano Piero Nicosia) si reca al funerale dell’amico Elio, noto scrittore siciliano morto in un curioso incidente stradale. Ma nella chiesa del borgo di Muntruzzania, invece di trovare raccoglimento e preghiera, si confronta con conversazioni superficiali, comportamenti e gesti fuori luogo, come la distribuzione di libri all’editore del defunto o racconti personali che spostano l’attenzione dal lutto al protagonismo dei presenti.
Dolore e visibilità al giorno d’oggi
Il dolore sembra dissolversi, sostituito da rituali incentrati sul presenzialismo e la visibilità. Manfredi decide poi di stravolgere l’elogio funebre preparato e di rievocare la tradizione della banda muta, trasformando il funerale in un momento di riflessione collettiva ed invitando i presenti a riscoprire il valore perduto del cordoglio e del silenzio.
NUOVO IMAIE 2025 alla sceneggiatura
“Il rituale della banda muta”, afferma Alessia Bottone (che proprio con la sceneggiatura di questo cortometraggio si è aggiudicata un contributo del bando Nuovo IMAIE 2025), “restituisce alla morte e al rito funebre il loro valore originario, ovvero la celebrazione del passaggio dalla vita terrena alla vita spirituale. Ma, soprattutto, attribuisce un tempo al dolore. Un aspetto che, oggi, appare trascurato: basta guardare ai funerali delle celebrità o persino a tragedie come quella di Rigopiano, diventate occasioni per scattare selfie e improvvisare post sui social”.
Foto: Immagine generata con AI
Rimani aggiornato
Iscriviti alla newsletter di DIA Journal e ricevi ogni settimana i migliori articoli direttamente nella tua casella di posta.
I tuoi dati sono al sicuro. Niente spam, solo contenuti di qualità. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.










