Venezia 83, Marazzi porta in Orizzonti il film su Gerda Taro, prima fotoreporter di guerra (LucaFazPhoto, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0)
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Venezia 83, Marazzi porta in Orizzonti il film su Gerda Taro, prima fotoreporter di guerra

Alla Mostra di Venezia la regista Marazzi presenta un film su Gerda Taro, la prima fotoreporter di guerra morta nel 1937, e riflette sulla scarsa presenza femminile tra i cineasti in concorso.

Prima fotoreporter di guerra. La regista Marazzi ha presentato mercoledì 2 settembre 2026, alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il film dedicato a Gerda Taro, la prima fotoreporter di guerra a perdere la vita durante un conflitto. L’opera, inserita nella sezione Orizzonti della 83esima edizione del Festival, ricostruisce la breve ma intensa carriera della fotografa tedesca, morta nel 1937 sul fronte della guerra civile spagnola all’età di ventisei anni.

La proiezione, avvenuta nelle sale del Lido dedicate alla sezione competitiva parallela al concorso principale, ha riportato l’attenzione internazionale su una figura per decenni rimasta ai margini della storia della fotografia di guerra, spesso oscurata dal compagno e collega Robert Capa, con cui condivise sia la formazione professionale che gli anni più drammatici del conflitto spagnolo.

Il film sulla prima fotoreporter di guerra e il racconto di Marazzi

Nel presentare il lungometraggio, la regista ha spiegato l’urgenza di restituire visibilità a una protagonista dimenticata dai libri di storia del cinema e del giornalismo. Secondo quanto dichiarato dalla stessa Marazzi durante l’incontro con la stampa accreditata al Lido, il progetto nasce dalla volontà di raccontare non soltanto le circostanze della morte di Taro, travolta da un carro armato durante la battaglia di Brunete, ma anche il percorso professionale che la portò a diventare una delle prime donne ad affermarsi nel mondo del photojournalism bellico, in un’epoca in cui la presenza femminile sui fronti di guerra era considerata quasi un’anomalia.

Il film ricostruisce gli anni parigini della fotografa, la sua formazione accanto a Capa e l’attività congiunta con l’agenzia che i due contribuirono a fondare, offrendo allo spettatore uno sguardo sulle dinamiche editoriali e politiche della fotografia degli anni Trenta. La pellicola si sofferma inoltre sul destino delle immagini scattate da Taro, molte delle quali per lungo tempo attribuite erroneamente al solo Capa, un errore storiografico che soltanto negli ultimi decenni è stato progressivamente corretto grazie al lavoro di storici e curatori.

Poche registe in concorso, il tema del divario di genere alla Mostra

Durante l’incontro con i giornalisti, Marazzi ha affrontato anche il tema della scarsa presenza femminile tra i cineasti selezionati nelle sezioni competitive della Mostra veneziana. La regista ha osservato come la propria partecipazione a Orizzonti con un film dedicato a una figura femminile pionieristica non sia probabilmente casuale, sottolineando un parallelismo tra la marginalizzazione storica di Gerda Taro nel campo del fotogiornalismo e le difficoltà che ancora oggi molte autrici incontrano nell’accedere ai grandi festival internazionali.

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Il dibattito sulla rappresentanza femminile nelle selezioni ufficiali dei festival cinematografici non è nuovo e negli ultimi anni ha animato più edizioni della kermesse veneziana, con associazioni di categoria e osservatori del settore che periodicamente pubblicano dati sulla proporzione di regie femminili rispetto al totale delle opere in concorso. Le cifre relative alle passate edizioni hanno spesso mostrato una presenza femminile inferiore a quella maschile nelle sezioni principali, un dato che gli organizzatori della Mostra hanno più volte riconosciuto come oggetto di attenzione per le programmazioni future.

Chi era Gerda Taro, tra storia e memoria

Gerda Taro, nata Gerta Pohorylle in Germania nel 1910, emigrò in Francia con l’ascesa del nazismo e lì conobbe il fotografo ungherese Endre Friedmann, che assunse successivamente lo pseudonimo di Robert Capa. Insieme documentarono la guerra civile spagnola tra il 1936 e il 1937, contribuendo a definire un nuovo modo di raccontare i conflitti attraverso l’immagine fotografica ravvicinata e coinvolta. La morte di Taro, avvenuta il 26 luglio 1937 in circostanze che il film ripercorre con attenzione documentaristica, la rese la prima fotografa donna a perdere la vita in un teatro di guerra, un primato tragico che per decenni non ha ricevuto lo stesso rilievo mediatico riservato ad altre figure del giornalismo bellico.

La scelta di riportare questa storia sul grande schermo si inserisce in un più ampio filone di produzioni cinematografiche recenti che hanno riscoperto figure femminili dimenticate nella storia del Novecento, un fenomeno che gli osservatori del settore cinema e spettacolo collegano a una crescente sensibilità del pubblico verso narrazioni al femminile precedentemente trascurate. Il film su Gerda Taro rappresenta, in questo senso, un contributo alla riflessione più generale su memoria storica e rappresentazione di genere, un tema che negli ultimi anni ha trovato spazio anche nelle pagine di cronaca e attualità dedicate ai grandi festival internazionali.

La Mostra di Venezia, che si conclude nei prossimi giorni con la cerimonia di premiazione, proseguirà la propria programmazione con ulteriori proiezioni nelle sezioni parallele, mentre l’attenzione della critica resta ora concentrata sulle possibilità di riconoscimento per il film dedicato alla fotoreporter tedesca all’interno del palmarès di Orizzonti.

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