Alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2026, la sezione Orizzonti ospita un film dedicato a Gerda Taro, la fotoreporter tedesca considerata la prima donna a perdere la vita mentre documentava un conflitto armato. La regista Marazzi, autrice dell’opera, ha scelto di riportare al centro dell’attenzione una figura rimasta per decenni ai margini della memoria collettiva, spesso oscurata dalla notorietà del compagno di lavoro e di vita, il celebre fotografo Robert Capa.
La presentazione del film è avvenuta nei giorni scorsi al Lido di Venezia, nell’ambito del programma della sezione Orizzonti, che negli anni si è affermata come vetrina privilegiata per opere sperimentali e biografiche capaci di intrecciare cinema e storia. Il lungometraggio ricostruisce gli ultimi anni di attività di Taro, dai primi reportage fino alla morte, avvenuta nel luglio 1937 durante la battaglia di Brunete, nel contesto della guerra civile spagnola.
Chi era Gerda Taro, la fotoreporter dimenticata dalla storia
Nata Gerta Pohorylle a Stoccarda nel 1910, Gerda Taro emigrò in Francia negli anni Trenta per fuggire dalle persecuzioni razziali, trovando a Parigi l’ambiente in cui maturò la sua vocazione fotografica. Insieme a Endre Friedmann, che con lei costruì lo pseudonimo professionale di Robert Capa, si trasferì in Spagna per documentare il conflitto tra repubblicani e nazionalisti. Le sue immagini, scattate al fronte con una prossimità al pericolo allora inusuale per una donna nel giornalismo di guerra, contribuirono a definire un nuovo linguaggio del reportage bellico.
Taro morì a ventisei anni, schiacciata da un carro armato durante la ritirata delle truppe repubblicane. Per lungo tempo molte delle fotografie realizzate insieme a Capa sono state attribuite unicamente a lui, complicando la ricostruzione storica del suo effettivo contributo. Solo negli ultimi decenni, grazie al ritrovamento di archivi fotografici e a studi accademici dedicati, il ruolo autonomo di Taro è stato progressivamente riconosciuto.
Il film di Marazzi in gara a Orizzonti
Il progetto presentato alla Mostra di Venezia nasce, secondo quanto raccontato dalla stessa regista durante la conferenza stampa al Lido, dall’esigenza di restituire dignità narrativa a una protagonista della storia del fotogiornalismo troppo spesso relegata a nota a margine. Marazzi ha sottolineato l’importanza di ridare voce a Taro, non soltanto come vittima di guerra ma come professionista che ha contribuito a plasmare l’immaginario visivo del conflitto spagnolo.
Il film, ambientato tra la Parigi degli anni Trenta e i fronti spagnoli, alterna momenti di ricostruzione storica a sequenze più intime, dedicate al rapporto professionale e personale tra Taro e Capa. La sezione Orizzonti, che quest’anno propone un cartellone particolarmente attento a storie femminili poco raccontate dal cinema mainstream, ha inserito l’opera tra i titoli più discussi della rassegna 2026.
Poche registe in gara alla Mostra di Venezia 2026: il tema della parità
Durante la presentazione, Marazzi ha toccato anche il tema della scarsa presenza femminile tra i registi in concorso quest’anno alla Mostra di Venezia. Interrogata sul dato, la cineasta ha lasciato intendere che la propria partecipazione a Orizzonti non sia forse casuale, in un momento in cui il cinema d’autore italiano ed europeo continua a interrogarsi sulla rappresentanza di genere dietro la macchina da presa.
Il dibattito sulla parità nei festival cinematografici non è nuovo: negli ultimi anni diverse rassegne internazionali hanno introdotto monitoraggi statistici sulla presenza di regia femminile nei propri programmi, senza però che i numeri complessivi mostrino ancora un pareggio con la componente maschile. Alla Mostra di Venezia, la sezione Orizzonti viene spesso indicata come laboratorio più permeabile a nuove voci rispetto al concorso principale.
Un racconto che guarda al presente
Il film su Gerda Taro si inserisce in un filone di produzioni recenti che rileggono figure femminili dimenticate della storia del giornalismo e dell’arte, offrendo uno sguardo critico su come la memoria collettiva abbia selezionato, nel tempo, chi ricordare e chi lasciare in ombra. Per gli approfondimenti sulle altre novità della kermesse veneziana, la sezione spettacolo della testata continuerà a seguire gli sviluppi della rassegna nei prossimi giorni, mentre le implicazioni culturali più ampie del dibattito sulla parità di genere nel cinema saranno oggetto di ulteriori analisi nella sezione cronaca e attualità.
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