Guerra Iran-Israele, Netanyahu sicuro: "Il regime di Teheran è vicino al crollo" (Avi Ohayon, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0)
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Guerra Iran-Israele, Netanyahu sicuro: “Il regime di Teheran è vicino al crollo”

Netanyahu si dice convinto che il regime iraniano sia "più debole che mai" e vicino al crollo. Nella notte il Kuwait è stato colpito da missili e droni iraniani, dopo giorni di raid incrociati tra Usa e Iran.

Il regime iraniano sarebbe ormai a un passo dal collasso. È questa la convinzione espressa venerdì 4 settembre 2026 dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha parlato del conflitto in corso tra Israele, Stati Uniti e Repubblica islamica dell’Iran durante un intervento pubblico affiancato dal ministro della Difesa Israel Katz e dal capo di Stato maggiore dell’Idf, Eyal Zamir.

Netanyahu: “Regime più debole che mai”

Nel suo intervento, Netanyahu ha definito il regime di Teheran “in difficoltà” e “più debole che mai”, sottolineando la fiducia dell’esecutivo israeliano nella possibilità di eliminare in via definitiva quella che ha descritto come una minaccia esistenziale per Israele. Il premier ha parlato esplicitamente della prospettiva di rovesciare l’attuale leadership iraniana, indicandola come l’obiettivo centrale ancora da raggiungere nel conflitto in atto. Secondo Netanyahu, tale traguardo sarebbe ormai vicino, anche se non ha fornito indicazioni precise su tempi o modalità con cui questo scenario potrebbe concretizzarsi.

Le dichiarazioni arrivano in un momento di forte tensione militare nell’area, dopo settimane di scambi di attacchi aerei tra le forze statunitensi e quelle iraniane, che hanno progressivamente ampliato il raggio del confronto oltre i confini di Israele e Iran, coinvolgendo altri Paesi della regione del Golfo.

L’attacco missilistico e con droni sul Kuwait

Nella notte tra giovedì 3 e venerdì 4 settembre 2026 il Kuwait è stato colpito da un attacco condotto con missili e droni di provenienza iraniana. L’azione rappresenta un’ulteriore escalation, dato che il Kuwait era già stato coinvolto in precedenza, con basi statunitensi nel Paese prese di mira dall’Iran, insieme a quelle negli Emirati Arabi Uniti. L’attacco segue una serie di raid incrociati registrati nei giorni precedenti tra le forze statunitensi e quelle della Repubblica islamica, in un susseguirsi di azioni militari che ha reso la situazione nell’area sempre più instabile.

Il coinvolgimento del Kuwait solleva interrogativi sulla possibile estensione del conflitto ad altri Stati della regione, storicamente esposti alle conseguenze delle tensioni tra Iran e Occidente per la loro posizione geografica lungo le rotte del Golfo Persico, cruciali per il trasporto di petrolio e gas verso i mercati internazionali.

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Il contesto della guerra Iran-Usa e il ruolo di Israele

Il conflitto tra Stati Uniti e Iran si inserisce in un quadro più ampio di confronto che vede Israele come attore diretto, con Netanyahu che da tempo indica nella leadership di Teheran una minaccia da rimuovere. Le parole pronunciate a fianco di Katz e Zamir confermano la linea del governo israeliano, orientata a considerare non solo il contenimento delle capacità militari iraniane, ma anche un cambiamento politico interno al Paese come obiettivo strategico del conflitto in corso.

Va precisato che quella di Netanyahu resta, allo stato attuale, una valutazione politica e militare israeliana, non un fatto compiuto: il regime iraniano continua a esercitare il controllo sul territorio e a condurre operazioni militari, come dimostra l’attacco al Kuwait. Le dichiarazioni del premier vanno dunque lette come espressione della strategia comunicativa e degli obiettivi dichiarati da Gerusalemme, non come una descrizione di una situazione già verificatasi sul campo.

Le conseguenze regionali della crisi

L’allargamento degli attacchi a un Paese come il Kuwait aggrava i rischi di destabilizzazione per l’intera area del Golfo, tradizionalmente sensibile a ogni mutamento negli equilibri tra Iran, Stati Uniti e Israele. Gli scambi di raid registrati nei giorni scorsi tra Washington e Teheran indicano un’intensificazione delle ostilità che va oltre il confronto bilaterale tra Israele e Iran, assumendo i contorni di una crisi a più livelli, con implicazioni dirette sulla sicurezza dei Paesi limitrofi.

Resta da vedere quali saranno gli sviluppi nelle prossime ore e giorni, sia sul piano militare sia su quello diplomatico, mentre la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione l’evoluzione di una crisi che coinvolge ormai direttamente più attori regionali oltre ai due protagonisti principali del conflitto. Per approfondire il quadro generale della crisi mediorientale si può consultare la sezione news dedicata agli aggiornamenti internazionali, mentre le ricadute economiche legate alle tensioni nel Golfo sono seguite nella sezione economia e fiscalità.

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