La condanna a morte per le gemelle Rahimi riaccende l’attenzione internazionale sulla repressione del dissenso in Iran. Taraneh Rahimi è stata condannata all’impiccagione, mentre la sorella Romina Rahimi dovrà scontare 25 anni di carcere. Entrambe erano state prelevate di notte dalle loro abitazioni a Isfahan, tra l’8 e il 9 gennaio 2026, da uomini incappucciati poi identificati come membri del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie, e secondo quanto riferito picchiate durante e dopo il fermo, in seguito all’ondata di proteste antigovernative che aveva attraversato diverse città del Paese in quel periodo.
Condanna a morte per le gemelle Rahimi: le accuse
Le autorità iraniane hanno formalizzato le accuse contro Taraneh e Romina Rahimi imputando loro la partecipazione attiva alle proteste popolari che, nel gennaio 2026, avevano attraversato l’Iran come reazione al malcontento diffuso contro il regime. Le due sorelle, all’epoca diciannovenni e ancora studentesse liceali, sono state prelevate dalle loro abitazioni nella notte tra l’8 e il 9 gennaio 2026 e, stando alle informazioni disponibili, sottoposte a violenze fisiche nelle fasi successive al fermo. Il procedimento giudiziario si è concluso con una sentenza estremamente severa: la pena capitale per Taraneh, la reclusione per un quarto di secolo per Romina.
La sproporzione tra le due condanne, entrambe riferite alla medesima vicenda giudiziaria e alla stessa matrice accusatoria, colpisce per il divario applicato dai giudici. Non sono stati resi noti, allo stato attuale, gli elementi specifici che avrebbero determinato la differenza di trattamento tra le due gemelle, entrambe coinvolte nelle stesse manifestazioni.
Le proteste di gennaio contro il regime
Le manifestazioni legate al caso si erano sviluppate nel gennaio 2026, nell’ambito di un’ondata di proteste contro il regime iraniano. Migliaia di cittadini iraniani si erano riversati nelle strade in diverse località del Paese per esprimere il proprio dissenso nei confronti del regime. Si tratta di un fenomeno che negli ultimi anni ha visto ricorrere periodicamente episodi di mobilitazione popolare, spesso seguiti da interventi repressivi da parte delle forze dell’ordine.
Il caso delle gemelle Rahimi si inserisce in questo contesto più ampio di tensione sociale, in cui la protesta si è trasformata, agli occhi delle autorità, in un reato perseguibile con le pene più severe previste dall’ordinamento iraniano, inclusa la pena di morte.
Il sistema giudiziario iraniano e la pena capitale
L’Iran applica la pena di morte anche per reati collegati alla partecipazione a manifestazioni considerate destabilizzanti per l’ordine pubblico. La vicenda delle gemelle Rahimi rientra in un quadro giudiziario in cui le condanne capitali per reati legati al dissenso politico o sociale non rappresentano un’eccezione isolata, ma si collocano all’interno di una prassi consolidata delle autorità nei confronti di chi partecipa a proteste di piazza. La pena di 25 anni comminata a Romina Rahimi, pur non capitale, rappresenta comunque una delle sanzioni detentive più lunghe applicabili nell’ordinamento penale del Paese.
Al momento non risultano disponibili informazioni ufficiali su eventuali ricorsi presentati dai legali delle due sorelle né su una data certa per l’esecuzione della sentenza capitale nei confronti di Taraneh Rahimi. Resta inoltre da chiarire se le due condanne siano già divenute definitive o se siano ancora pendenti fasi di appello previste dal sistema giudiziario iraniano.
Le implicazioni per i diritti umani
Il caso Rahimi si aggiunge alla lunga lista di episodi che sollevano interrogativi sul rispetto dei diritti umani in Iran, in particolare per quanto riguarda il trattamento riservato a chi partecipa a manifestazioni di protesta legate al dissenso politico e sociale. Le percosse subite dalle due sorelle durante la fase dell’arresto, riferite nelle ricostruzioni disponibili, aggiungono un ulteriore elemento di gravità alla vicenda giudiziaria, sollevando interrogativi sulle modalità di gestione dei fermi da parte delle forze di sicurezza iraniane durante e dopo le manifestazioni del gennaio 2026.
La comunità internazionale segue con attenzione le vicende giudiziarie legate alla repressione delle proteste in Iran, un tema che negli ultimi anni ha ripetutamente attirato l’attenzione di organizzazioni per la tutela dei diritti civili e politici. Per approfondire il quadro generale della situazione politica e sociale nel Paese si può consultare la sezione news internazionali del sito, mentre le implicazioni economiche delle proteste sono analizzate nella sezione economia e fiscalità.
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