rimozione ricci di mare — Two black sea urchins in a shallow rocky tide pool with clear water. (K0uTo@sTeik, Pexels)
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Norvegia, quasi 100mila ricci di mare rimossi per salvare le foreste di alghe

Quasi 100mila ricci di mare sono stati rimossi dai fondali norvegesi grazie a un progetto di citizen science attivo dal 2024 a maggio 2026, con l'obiettivo di favorire il ritorno delle alghe sui fondali impoveriti.

La rimozione ricci di mare lungo le coste norvegesi ha raggiunto una cifra vicina alle 100mila unità, frutto di un’operazione di citizen science partita nel 2024 e proseguita fino a maggio 2026. L’iniziativa, coordinata da Rizza Citizen Science, ha mobilitato squadre di volontari impegnati a riportare in equilibrio un ecosistema marino compromesso dalla presenza eccessiva di questi echinodermi, responsabili della scomparsa progressiva delle foreste sottomarine di alghe lungo ampi tratti del litorale.

Il problema della rimozione ricci di mare e il declino delle alghe

Nei fondali norvegesi, come in molte altre aree marine temperate, le alghe costituiscono l’ossatura di un intero sistema biologico: offrono rifugio a pesci e invertebrati, contribuiscono all’ossigenazione delle acque e sostengono catene alimentari complesse. Quando la popolazione di ricci cresce senza controllo, questi organismi si nutrono delle alghe in modo talmente intensivo da trasformare distese un tempo rigogliose in quelle che gli esperti definiscono “barren”, ovvero fondali spogli e privi di vita vegetale, dominati unicamente dalla presenza dei ricci stessi.

È in questo scenario che si è inserito il progetto avviato nel 2024, pensato per intervenire direttamente sul problema attraverso la partecipazione di cittadini volontari, formati e coordinati per operare in mare con l’obiettivo di sottrarre gli esemplari in eccesso dai tratti di costa più colpiti dal fenomeno.

Come si è svolta l’operazione dei volontari

Il modello adottato da Rizza Citizen Science si basa sul coinvolgimento diretto della comunità locale e di appassionati, che hanno dedicato tempo ed energie alla raccolta manuale dei ricci nei tratti di mare individuati come prioritari. Nell’arco di poco più di due anni, tra il 2024 e maggio 2026, il lavoro congiunto dei partecipanti ha permesso di rimuovere quasi 100mila esemplari, un volume che testimonia sia la portata dello squilibrio ecologico riscontrato sia la costanza dell’impegno profuso dai volontari coinvolti nel progetto.

La logica alla base dell’intervento è relativamente semplice nella sua concezione: diminuendo drasticamente la densità dei ricci in specifiche porzioni di fondale, si crea lo spazio e le condizioni necessarie affinché le alghe possano ricolonizzare naturalmente le aree precedentemente spoglie, innescando così un processo di rigenerazione dell’habitat marino.

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Le implicazioni per l’ecosistema marino norvegese

Il ripristino delle foreste di alghe non rappresenta soltanto un beneficio estetico o paesaggistico per i fondali coinvolti. Questi ambienti vegetali sommersi svolgono funzioni ecologiche rilevanti: sostengono la biodiversità marina fornendo rifugio e nutrimento a numerose specie, e contribuiscono agli equilibri più generali dell’ecosistema costiero. La loro scomparsa, causata dalla pressione esercitata dai ricci, comporta quindi conseguenze che si propagano lungo l’intera rete trofica locale.

L’attività condotta da Rizza Citizen Science si configura come un tentativo concreto di intervenire su questa dinamica, puntando sulla partecipazione diretta della cittadinanza come leva per affrontare una problematica ambientale che riguarda tratti significativi della costa norvegese. Il traguardo di quasi 100mila ricci rimossi in poco più di due anni rappresenta un dato quantitativo che permette di misurare l’entità dello sforzo compiuto, e i primi riscontri sul campo mostrano già segnali concreti di ripresa: le alghe hanno ricolonizzato un tratto costiero di 200 metri e sono tornate a crescere su fondali precedentemente spogli in un’altra delle aree interessate dall’intervento.

Un modello replicabile di citizen science ambientale

L’esperienza norvegese si inserisce in un più ampio filone di iniziative che vedono i cittadini protagonisti diretti di attività di monitoraggio e intervento ambientale, secondo un approccio che va sotto il nome di citizen science. Questo genere di programmi consente di moltiplicare la capacità operativa rispetto a quanto potrebbero fare i soli enti di ricerca o le amministrazioni pubbliche, distribuendo il lavoro sul campo tra un numero più ampio di persone motivate a contribuire alla tutela dell’ambiente in cui vivono.

Per approfondire le dinamiche legate alla tutela degli ecosistemi marini si può consultare la sezione news ambientali del sito, mentre per seguire gli sviluppi delle iniziative internazionali di sostenibilità è disponibile la sezione economia e fiscalità, utile anche per comprendere le implicazioni economiche legate alla gestione delle risorse marine. Ulteriori notizie di attualità sono raccolte nella sezione news generale del sito.

Resta da capire, nei prossimi mesi, se i primi segnali di ripresa già osservati in alcune delle aree trattate si tradurranno in una ricrescita stabile e diffusa delle alghe lungo l’intero tratto costiero interessato dall’intervento: un dato che potrà essere confermato solo attraverso il proseguimento del monitoraggio sul campo.

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