aggressione in tribunale a Udine — DIA Journal
News 4 min di lettura

Aggressione in tribunale a Udine, militare aggredisce l’ex dopo la condanna

A Udine un militare di 40 anni, Agostino Di Novo, ha aggredito la ex compagna in aula subito dopo essere stato condannato a 6 mesi con pena sospesa per lesioni, colpendola al collo e a una gamba con un oggetto di plastica appuntito. L'uomo, bloccato da un carabiniere e un poliziotto, è stato arrestato in flagranza e dovrà rispondere anche di tentato omicidio.

Un episodio di violenza si è consumato all’interno del tribunale di Udine, dove un uomo ha aggredito la ex compagna pochi istanti dopo essere stato condannato per lesioni nei suoi confronti. Protagonista della vicenda è Agostino Di Novo, 40 anni, militare dell’Esercito, che al momento della lettura del dispositivo di sentenza si è scagliato contro la donna, 35 anni, seduta in aula, colpendola ripetutamente al collo e a una gamba con un oggetto appuntito.

L’aggressione in tribunale a Udine dopo la lettura della sentenza

Secondo quanto ricostruito, il giudice aveva appena comunicato la condanna a 6 mesi di reclusione, con pena sospesa, a carico di Di Novo, imputato per lesioni ai danni della sua ex compagna. Nell’istante immediatamente successivo alla lettura del dispositivo, l’uomo si è alzato di scatto dal banco riservato agli imputati ed è saltato addosso alla donna, colpendola più volte. L’aggressione in tribunale a Udine ha creato scompiglio tra i presenti, che si sono trovati improvvisamente coinvolti in una scena di violenza all’interno di un luogo istituzionale deputato proprio alla tutela della sicurezza e della giustizia.

L’arma utilizzata dall’aggressore non era un oggetto convenzionale: si trattava di un pezzo di plastica appuntito, ricavato da un righello. La scelta di questo strumento improvvisato appare significativa, poiché un oggetto del genere è in grado di superare i controlli dei metal detector normalmente presenti negli ingressi dei tribunali, proprio perché privo di componenti metalliche rilevabili dagli strumenti di sicurezza.

L’intervento delle forze dell’ordine e l’arresto

A fermare l’aggressione sono stati un carabiniere e un poliziotto, presenti in aula come testimoni di un altro processo, che sono intervenuti tempestivamente per bloccare Di Novo e mettere fine alla violenza in corso. Il tempestivo intervento delle forze dell’ordine ha evitato che le conseguenze per la donna potessero essere ancora più gravi. L’uomo è stato arrestato in flagranza di reato e il giorno successivo il gip ha convalidato l’arresto disponendo la custodia cautelare in carcere.

La dinamica dei fatti pone interrogativi non secondari sulle procedure di sicurezza adottate all’interno delle aule di giustizia, in particolare per quanto riguarda i procedimenti che coinvolgono vittime di violenza domestica o di genere, dove il rischio di reazioni violente da parte dell’imputato al momento della sentenza rappresenta una variabile da tenere in considerazione.

SponsorizzatoBraiShop

Il contesto giudiziario del caso e le implicazioni

Il procedimento che ha portato alla condanna riguardava episodi di lesioni commessi da Di Novo ai danni della ex compagna. La sentenza di 6 mesi di reclusione con pena sospesa rappresentava la conclusione di un iter giudiziario relativo a fatti pregressi tra i due, ma l’epilogo in aula ha aggiunto un capitolo drammatico e imprevisto alla vicenda, trasformando quello che avrebbe dovuto essere il momento conclusivo di un processo in un nuovo episodio di violenza, questa volta consumato sotto gli occhi di magistrati, avvocati e personale del tribunale.

Secondo quanto riportato, la donna è stata trasferita in pronto soccorso per le ferite riportate al collo e a una gamba. Per questo nuovo episodio, l’uomo dovrà rispondere di tentato omicidio, minaccia, porto abusivo di arma destinata all’offesa e interruzione di servizio pubblico.

Episodi come questo riportano al centro dell’attenzione pubblica il tema della sicurezza nei luoghi di giustizia e la necessità di protocolli capaci di intercettare situazioni di rischio, specialmente nei casi in cui i procedimenti riguardano relazioni caratterizzate da precedenti violenze. La vicenda si inserisce in un più ampio dibattito, che periodicamente ritorna sui mezzi di stampa, riguardante l’efficacia dei controlli di sicurezza nei tribunali italiani e la tutela delle vittime di violenza di genere anche nelle fasi successive alla pronuncia delle sentenze. Per approfondire le dinamiche legate a episodi di cronaca giudiziaria, si può consultare la sezione news del sito, mentre per i temi legati alla sicurezza pubblica è disponibile un approfondimento nella sezione dedicata alla cronaca giudiziaria.

Condividi: