
Il Comune di Milano ha approvato la lista di quattordici personalità che ai primi di novembre verranno iscritte al Famedio, e tra loro c’è Franco Baresi, il Capitano del Milan e della Nazionale. È morto il 31 luglio a 66 anni, dopo una lunga malattia. Il suo nome sarà inciso tra quelli dei milanesi illustri.
Cos’è il Famedio e chi entra con Baresi
Il Famedio è l’edificio del Cimitero Monumentale che ricorda i milanesi, di nascita o di adozione, che hanno dato lustro alla città. Baresi era nato a Travagliato, in provincia di Brescia, ma Milano l’ha sempre sentito suo. Nel pantheon riposano già Alessandro Manzoni, Giuseppe Verdi, Dario Fo e Carla Fracci. Il 2 novembre entreranno con lui anche Ornella Vanoni e don Antonio Mazzi, mentre tra i nuovi iscritti c’è anche il giornalista Bruno Pizzul, per anni voce della Nazionale.
Una richiesta che ha unito tutta la politica
La proposta è arrivata a poche ore dalla scomparsa. In Consiglio comunale è stata depositata una richiesta trasversale, firmata da consiglieri di Lega, Pd, Azione e Forza Italia. Il sindaco Giuseppe Sala lo aveva definito un simbolo di lealtà. Non capita spesso di vedere destra e sinistra d’accordo, ma con Baresi è successo.
Una vita intera in rossonero
Il suo percorso sembra scritto da uno sceneggiatore. A dodici anni fu scartato dall’Inter, dove giocava già il fratello Beppe, e diventò il simbolo del Milan. Con la maglia rossonera ha giocato dal 1977 al 1997, per 532 presenze, e il club ha ritirato il suo numero 6. Ha attraversato il Milan di Liedholm, di Sacchi e di Capello, vincendo sei scudetti e tre Coppe dei Campioni.
In Nazionale ha vissuto quasi tutto. Con l’Italia ha collezionato 81 presenze e ha vinto il Mondiale del 1982, chiuso terzo a Italia 90 ed è arrivato secondo negli Stati Uniti nel 1994. Il soprannome “Piscinin” è diventato con gli anni “Kaiser Franz”, in onore di Beckenbauer.
Più di un campione, un esempio di stile
Nel 1985, dopo la tragedia dell’Heysel, Baresi depose 39 rose ai piedi dell’ex curva Z, e i tifosi della Juventus risposero con lo striscione “39 volte grazie”. Chi lo ha conosciuto lo racconta così anche fuori dal campo. Filippo Galli ricorda che bastava uno sguardo di Franco per capire che a San Siro non si esce prima del fischio finale.
Il ricordo di amici e compagni
Ai funerali del 4 agosto, nella basilica di Sant’Ambrogio, sono arrivate migliaia di persone, e la Curva Sud ha esposto lo striscione “Leggenda immortale, inimitabile bandiera”. Il feretro è uscito dalla basilica portato da Albertini, Costacurta, Virdis, Ambrosini, Simone ed Evani. C’erano Maldini, Van Basten e Capello. Anche gli avversari di un tempo hanno voluto esserci: Beppe Bergomi, rivale ma amico, ha letto il Vangelo durante la funzione.
Bergomi ha raccontato anche l’ultima apparizione pubblica di Baresi. Il 6 febbraio scorso i due portarono insieme la fiaccola olimpica a San Siro, e Bergomi ricorda che “forse per la prima volta nella vita” fu lui a guidare Franco. Era già malato, ma gli disse di non preoccuparsi, perché ne avevano passate tante insieme.
Il mio ricordo di tifosa
Sono una tifosa del Milan da sempre e sono cresciuta con la squadra di Sacchi negli occhi. Quando ripenso a quella difesa che saliva compatta, il primo volto che vedo è quello di Baresi, con la fascia al braccio e uno sguardo che bastava a rimettere in ordine tutti. Non era il più appariscente in campo, era quello vicino al quale ti sentivi al sicuro. Per chi ha amato quei colori la sua scomparsa è stata un lutto di famiglia.
Il 2 novembre, un appuntamento per tutti i milanisti
Il 2 novembre il Famedio accoglierà il suo nome. Per Milano sarà un tributo alla memoria, per i tifosi un modo di dire ancora una volta grazie a chi per vent’anni ha portato la fascia con lealtà.
Foto: Foto propria
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