L’operazione militare Usa contro gli Houthi in Yemen era ormai a un passo dal partire quando il presidente Donald Trump ha deciso di fermare tutto. È quanto emerge da una ricostruzione del New York Times, secondo cui le forze armate americane avevano già completato la selezione degli obiettivi e stavano procedendo al caricamento degli ordigni sui vettori destinati alla missione, quando è arrivato l’ordine di sospendere l’attacco agli Houthi.
La ricostruzione: lista dei target già approvata
Secondo quanto riferito dal quotidiano americano, il piano prevedeva che gli Stati Uniti si affiancassero all’Arabia Saudita in un’operazione coordinata contro le postazioni del movimento sciita yemenita. Il processo decisionale interno alle forze armate statunitensi aveva già superato le fasi preparatorie più delicate: la lista degli obiettivi militari era stata approvata dai comandi competenti, e le bombe erano in fase di caricamento sugli aeromobili destinati alla missione. In questo scenario, con l’operazione praticamente pronta a scattare, Trump ha scelto di non dare il via libera definitivo, sottraendo Washington dalla partecipazione diretta ai bombardamenti pianificati insieme a Riad.
Il New York Times non specifica nel dettaglio le motivazioni che avrebbero spinto il presidente a fare marcia indietro in una fase così avanzata della pianificazione militare. Resta accertato, secondo la ricostruzione, che la decisione sia arrivata quando l’apparato militare americano aveva già investito risorse operative significative nella preparazione del raid, rendendo la sospensione un episodio di particolare rilievo nella gestione della crisi yemenita da parte dell’amministrazione statunitense.
I raid sauditi continuano: 28 attacchi in 24 ore
Mentre la partecipazione americana all’operazione congiunta veniva bloccata, l’Aeronautica militare saudita ha proseguito autonomamente la sua campagna contro le postazioni Houthi. Yahya Sarea, portavoce militare del gruppo che controlla ampie porzioni del territorio yemenita, ha denunciato che le forze aeree di Riad hanno condotto 28 attacchi aerei nell’arco delle ultime 24 ore. La dichiarazione di Sarea rappresenta la posizione ufficiale del movimento e va letta come tale: si tratta di una denuncia proveniente da una delle parti in conflitto, non di un dato verificato da fonti indipendenti.
Il numero di 28 raid in un solo giorno indica, se confermato, un’intensificazione delle operazioni militari sauditi nel territorio yemenita, in un contesto di conflitto che coinvolge da tempo diversi attori regionali. Gli Houthi controllano da anni vaste aree dello Yemen, incluse zone strategiche affacciate sul Mar Rosso, e sono stati protagonisti di ripetuti scontri con la coalizione a guida saudita.
Il ruolo di Washington nella crisi yemenita
La vicenda riportata dal New York Times mette in luce le dinamiche interne al processo decisionale della Casa Bianca sulle questioni di sicurezza in Medio Oriente. La circostanza che un’operazione militare fosse arrivata a uno stadio così avanzato — con obiettivi già fissati e armamenti in fase di caricamento — per poi essere fermata dal vertice dell’esecutivo, testimonia la delicatezza delle valutazioni strategiche che accompagnano il coinvolgimento americano nei conflitti regionali legati allo Yemen.
Va sottolineato che le informazioni diffuse sinora provengono da due canali distinti e non sovrapponibili: da un lato la ricostruzione giornalistica del New York Times sulla decisione di Trump di non attaccare gli Houthi, dall’altro la denuncia del portavoce Sarea sui raid sauditi. Non risultano, al momento, conferme ufficiali dirette da parte dell’amministrazione statunitense sui dettagli specifici della vicenda riportata dal quotidiano.
La vicenda si inserisce in un quadro regionale segnato da tensioni persistenti, dove le mosse — e le mancate mosse — di Washington vengono osservate con attenzione tanto dagli alleati quanto dagli attori ostili nella regione. Gli sviluppi relativi alla posizione statunitense verso gli Houthi restano al centro dell’attenzione internazionale, in un contesto di crisi regionale che coinvolge Arabia Saudita, Yemen e gli equilibri del Mar Rosso, area strategica per i traffici marittimi internazionali. Le prossime ore potrebbero chiarire ulteriori dettagli sulla vicenda e sulle intenzioni dell’amministrazione americana rispetto al proseguimento delle operazioni militari nella regione, anche alla luce dell’impatto economico che le tensioni nel Mar Rosso comportano per le rotte commerciali.
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