Il discorso di Netanyahu all’Onu pronunciato venerdì 26 settembre 2025 davanti all’Assemblea Generale si è svolto in un clima di forte tensione, con decine di delegazioni che hanno abbandonato l’aula nel momento stesso in cui il premier israeliano si è affacciato sul podio del Palazzo di Vetro a New York. Il leader israeliano è stato accolto da fischi e cori di protesta da parte dei presenti, in un’atmosfera che ha reso evidente la spaccatura politica attorno alla sua presenza all’evento internazionale.
Netanyahu all’Onu: la replica a chi ha lasciato l’aula
Di fronte all’ondata di abbandoni che ha svuotato progressivamente i banchi dell’Assemblea Generale, Netanyahu ha reagito duramente, rivolgendosi direttamente a chi non aveva ancora lasciato la sala e invitandolo a farlo, definendo “codardi morali” coloro che si sottraevano al suo intervento. Una formula che il premier ha utilizzato per rafforzare la propria posizione, presentando l’uscita delle delegazioni come un atto di viltà piuttosto che come una legittima forma di dissenso diplomatico.
Nel merito del suo intervento, Netanyahu ha affermato di voler tutelare non solo gli interessi di Israele ma anche quelli di altri soggetti, sostenendo di “difendere anche” chi lo contesta. Riguardo ai coloni responsabili di episodi di violenza, il premier li ha derubricati a “giovani teppisti”, un’espressione con cui ha cercato di ridimensionare la portata delle azioni contestate, distinguendole da fenomeni di natura più strutturale o politica.
Le proteste fuori dal Palazzo di Vetro e il fermo di Susan Sarandon
Mentre all’interno dell’Assemblea Generale si consumava lo scontro verbale, all’esterno del Palazzo di Vetro si sono radunate decine di persone per un sit-in di protesta contro la presenza di Netanyahu all’Onu. Tra i manifestanti pro-Palestina si trovava anche l’attrice Susan Sarandon, che è stata arrestata dalla polizia nel corso della manifestazione, insieme ad altre persone. L’episodio ha attirato particolare attenzione mediatica data la notorietà dell’attrice, da tempo impegnata pubblicamente su temi legati al conflitto in Medio Oriente.
L’arresto di Sarandon si inserisce in un contesto di mobilitazione che ha visto la polizia intervenire per gestire i primi episodi di tensione attorno alla sede newyorkese delle Nazioni Unite. Le forze dell’ordine hanno operato per mantenere l’ordine pubblico nell’area circostante il Palazzo di Vetro, dove si sono concentrate le manifestazioni contro il premier israeliano.
Il contesto internazionale del vertice Onu
L’episodio si inquadra nel più ampio dibattito che da tempo accompagna la partecipazione dei rappresentanti israeliani ai lavori delle Nazioni Unite, in un momento in cui le posizioni della comunità internazionale sul conflitto in Medio Oriente restano profondamente divise. La scelta di numerose delegazioni di lasciare l’aula al momento dell’intervento di Netanyahu rappresenta un segnale politico che si aggiunge alle tensioni diplomatiche già presenti nei rapporti tra Israele e diversi Paesi membri dell’organizzazione.
Va sottolineato che l’abbandono dell’aula da parte delle delegazioni costituisce un fatto accertato, così come i fischi e i cori rivolti al premier durante il suo intervento. Diversa è invece la valutazione delle dichiarazioni pronunciate da Netanyahu, che rientrano nel campo delle opinioni politiche espresse dal leader israeliano e non vanno confuse con dati oggettivi verificabili.
La vicenda dell’arresto di Susan Sarandon si aggiunge a una serie di episodi che negli ultimi mesi hanno visto personalità del mondo dello spettacolo schierarsi apertamente su questioni di politica internazionale, portando la loro visibilità pubblica direttamente nelle piazze di protesta. L’attrice è nota per il suo impegno civile su diversi fronti.
Le prossime ore chiariranno le reazioni diplomatiche che seguiranno l’intervento di Netanyahu all’Onu, in un contesto che rimane fluido sia sul piano politico sia su quello dell’opinione pubblica internazionale.
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