Continuano i colpi di scena all’interno della 61esima Biennale d’Arte di Venezia. Alle polemiche dei giorni scorsi e le dimissioni della giuria, lo scorso 8 maggio, si è aggiunto anche uno sciopero. Questa edizione: In Minor Keys, vuole proprio dar spazio alle “tonalità minori”, che, in questo caso, sono emerse prepotenti con tutta la propria voce e non attraverso delle performance artistiche, bensì con una vera e propria manifestazione politica.
Uno sciopero contro Israele e il precariato
Il corteo composto da oltre di 2mila persone, radunatosi in Via Garibaldi, si è diretto verso l’Arsenale. Qui si è verificato uno scontro con la polizia. La protesta è esplosa per denunciare una duplice crisi. Il tutto sarebbe partito dalla coalizione ANGA (Art Not Genocide Alliance) che ha contestato la presenza del padiglione israeliano, chiedendone l’esclusione per questioni geopolitiche. A ciò si è aggiunta anche una protesta da parte di sindacati e lavoratori, che rivendicano paghe dignitose, sicurezza sul lavoro e soluzioni per contrastare il precariato.
Padiglioni chiusi e il caso italiano
Il supporto allo sciopero è stato massiccio. Ben 19 padiglioni nazionali, tra cui: Spagna, Turchia, Svizzera e Olanda, hanno abbassato le loro serrande per protestare contro la presenza di Israele all’ esposizione universale d’arte. Anche i bookshop e i servizi essenziali ai Giardini e all’Arsenale hanno subito pesanti interruzioni. L’Italia, invece, ha scelto di lasciare aperto il proprio padiglione; tuttavia, lo spazio è rimasto privo del personale, che ha preferito unirsi alla manifestazione per rivendicare i propri diritti lavorativi.
I Leoni d’Oro e il ritiro degli artisti
Questa edizione sembra segnata da un’instabilità permanente. Dopo le dimissioni in blocco della giuria internazionale, l’organizzazione ha preso una decisione senza precedenti: affidare l’assegnazione dei Leoni d’Oro al pubblico. Questa scelta che ha scatenato ulteriori polemiche. Infatti, più di 50 artisti hanno già ritirato la propria candidatura, rifiutando un sistema di voto popolare.
La necessità dell’ascolto
L’arte, in questa Biennale, sembra essere passata in secondo piano. Le “tonalità minori” hanno smesso di restare in sordina: ora pretendono di essere ascoltate, non come oggetti da esporre, ma come soggetti di un cambiamento necessario.
Foto: Foto Google
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