Locandina della Mostra : Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una Collezionista. Foto dal Sito Ufficilae Peggy Guggenheim Collection (archives familiales, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0)
Locandina della Mostra : Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una Collezionista. Foto dal Sito Ufficilae Peggy Guggenheim Collection
Cultura 4 min di lettura

Peggy Guggenheim: il coraggio di una collezionista tra Londra e Venezia

La mostra a Palazzo Venier dei Leoni celebra il coraggio di Peggy Guggenheim, ricostruendo il legame tra le sue radici londinesi e la consacrazione veneziana. Un viaggio tra capolavori salvati e sinergie intellettuali che hanno definito l'identità dell'arte moderna.

Un luogo suggestivo fa da cornice a un’esposizione altrettanto affascinante. A Venezia, all’interno di Palazzo Venier dei Leoni — sede della Collezione Peggy Guggenheim — dal 25 aprile al 19 ottobre 2026 è possibile visitare la mostra: Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista, a cura di Gražina Subelytė e Simon Grant.

Il ritratto di Marguerite “Peggy” Guggenheim

Nata a New York nel 1898 come Marguerite Guggenheim, crebbe in un ambiente alto-borghese, avvicinandosi molto presto al mondo della cultura. Frequentando i più rinomati salotti dell’epoca, strinse legami con le figure più influenti tra intellettuali e artisti.

Peggy dimostrò un coraggio fuori dal comune durante la Seconda Guerra Mondiale. Decise, infatti, di acquistare, e quindi salvare, opere di artisti come Kandinskij, Dalí e Mondrian, che il regime nazista etichettava come “arte degenerata”. Pur di proteggere questi capolavori dell’astrazione e del surrealismo, scelse di restare in Francia, durante il conflitto, mettendo a serio rischio la propria vita a causa delle sue origini ebraiche. Grazie alla sua determinazione, riuscì a spedire la sua collezione negli Stati Uniti giustificandola come “oggetti domestici”. Finanziò anche la fuga verso Marsiglia a numerosi intellettuali e artisti in pericolo. Tra questi vi era anche il pittore surrealista Max Ernst, che Peggy sposò nel 1941 una volta giunti a New York, consolidando un legame indissolubile tra la sua vita privata e la storia dell’arte del Novecento.

Peggy a Venezia: un amore eterno

Dopo la fine del conflitto, nel 1948, la collezionista statunitense presentò la sua raccolta alla Biennale di Venezia presso il padiglione della Grecia. Tra Peggy e la Serenissima fu un vero colpo di fulmine: l’amore per la città fu così profondo da spingerla a trascorrere a Venezia gli ultimi trent’anni della sua vita. Acquistò Palazzo Venier dei Leoni, un edificio incompiuto del XVIII secolo che, con la sua struttura a un solo piano, rappresenta un’eccezione architettonica unica sul Canal Grande.

SponsorizzatoBraiShop

Il Palazzo divenne presto un punto di riferimento per l’élite culturale internazionale. A fare da sfondo all’edificio è un giardino idilliaco, un’oasi di pace che incarna l’idea del giardino come luogo di protezione e serenità. Non è un caso che in questo spazio riposino oggi le ceneri di Peggy, accanto ai suoi amati cani. Inoltre, vicino alla sua tomba, tra i cespugli, emerge l’opera di Mario Merz: Se la forma scompare la sua radice è eterna. Questa frase al neon non è solo un’installazione, ma un vero testamento spirituale. È impossibile non leggervi un legame profondo con la figura di Peggy: l’opera suggerisce che, sebbene la forma fisica sia svanita, le radici del suo operato restano salde nella terra, in un dialogo eterno con la sua storia.

Il percorso espositivo: tra la collezione permanete e la mostra temporanea

Varcando la soglia di Palazzo Venier dei Leoni ci si immerge in una duplice esperienza estetica che intreccia la storia personale di Peggy con l’evoluzione dell’arte moderna. Il visitatore si trova di fronte a una significativa distinzione tra la collezione permanente e la mostra temporanea attualmente in corso. La collezione permanente, distribuita in quelle che furono le stanze private di Peggy, costituisce il nucleo storico del museo. Essa riflette il suo gusto consolidato per le avanguardie della prima metà del ‘900. È qui che risiedono i capolavori iconici dell’astrazione europea e del surrealismo: da Magritte a Picasso, fino all’espressionismo astratto di Pollock. Offrendo, in questo modo, una panoramica completa dei movimenti artistici che Peggy ha contribuito a salvare e promuovere.

A questa narrazione si affianca, la mostra Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista. L’esposizione temporanea si concentra sul cruciale biennio 1938-1939 presso la galleria Guggenheim Jeune. La mostra riunisce circa cento opere provenienti da importanti istituzioni internazionali e collezioni private, molte delle quali presentate originariamente a Londra. Il percorso è estremamente variegato: comprende dipinti, sculture, opere su carta, fotografie, pupazzi e materiali d’archivio che restituiscono la vitalità di quella programmazione. Tra gli artisti esposti figurano Eileen Agar, Jean Arp, Barbara Hepworth, Kandinskij, Rita Kernn-Larsen, Piet Mondrian, Henry Moore, Cedric Morris, Sophie Taeuber-Arp e Yves Tanguy.

L’eredità culturale e le sinergie intellettuali

Questa esposizione temporanea, tuttavia, si sofferma e ripercorre anche i legami umani e professionali tra la gallerista e noti artisti che ha incrociato durante la sua vita.  A differenza della collezione permanente, qui emerge la costruzione di un’identità. Le sinergie con menti brillanti del calibro di Samuel Beckett, Marcel Duchamp, Roland Penrose, Herbert Read e Mary Reynolds furono fondamentali per costruire la sensibilità curatoriale di Peggy.

La mostra, dunque, non è una semplice rassegna di oggetti, ma la rievocazione di un clima intellettuale in fermento. È un racconto fatto di scambi continui e reciproche influenze tra diversi linguaggi espressivi. È la testimonianza di come quella visione culturale, nata tra i dialoghi londinesi, sia poi maturata fino a trovare la sua definitiva consacrazione nelle sale veneziane.

SponsorizzatoBraiShop 2

Annarita Esposito

Foto: Wikimedia Commons / archives familiales

Condividi: