Nelle giornate del 6 e 7 settembre 2026, il centro storico di Napoli si è trasformato nella capitale sognante del nettare mediterraneo. Tra il respiro solenne delle navate in ferro e vetro della Galleria Umberto I e l’eleganza senza tempo del MUSAP (Museo Artistico Politecnico), la terza edizione di Campania.Wine ha celebrato qualcosa di molto più profondo di una semplice rassegna enologica: il rito collettivo di un popolo che, da millenni, trasfigura la propria terra in poesia liquida.
Il vino in Campania non è mai stato un mero prodotto della terra o dell’ingegno agricolo; è una scrittura vivente. È il ricordo della lava spenta, dell’argilla compressa dalle ere, del vento salmastro che sferza le scogliere e della mano dell’uomo che, con pazienza contadina, accompagna la vigna verso il cielo.

Oltre 120 cantine e più di 500 etichette firmate dai cinque Consorzi di Tutela regionali hanno dato voce a un patrimonio unico per biodiversità. Ma la vera magia dell’evento è risieduta nella capacità di mostrare le anime profondamente diverse, eppure perfettamente complementari, di ciascuna provincia.
Il Mosaico delle Province: Geografie, Climi e Identità
Degustare la Campania significa comprendere che non esiste un solo “vino campano”, bensì un’orchestra di territori differenti:
Avellino (Irpinia) – la montagna minerale
L’Irpinia è la Campania d’altitudine: un’isola continentale nel cuore del Mediterraneo, caratterizzata da un clima rigido, forti escursioni termiche ed estati mitigate dai venti dell’Appennino. I suoli argilloso-calcari, arricchiti dai depositi piroclastici delle passate eruzioni vesuviane, costituiscono la culla dei tre DOCG storici:
– Fiano di Avellino: elegante, affilato, capace di sfidare i decenni evolvendo verso complesse note di nocciola tosta, idrocarburo e cenere.
– Greco di Tufo: minerale, tagliente, strutturato come un rosso travestito da bianco, espressione della zolfatara underground.
– Taurasi: da uve Aglianico, giustamente definito il “Barolo del Sud”. Un vino d’austera solennità, custode di tannini aristocratici, note di amarena, spezie scure e profonda longevità.
L’Aglianico, poi, affonda le sue radici nell’antica Grecia (Vitis Hellenica). Portato sui mari dai primi coloni che fondarono le polis tirreniche, questo vitigno ha trovato sulle montagne interne della Campania il suo habitat ideale. La transizione fonetica da Hellenica a Hellenico, e infine ad Aglianico sotto la dominazione aragonese nel XV secolo, racchiude l’intero viaggio storico di un’uva che ha abbeverato imperatori, poeti e condottieri.
Caserta – la nobiltà storica e il riscatto autoctono
La Terra di Lavoro è la memoria regale della regione. Dalle colline di Caiazzo a Roccamonfina, fino all’anfiteatro d’Aversa, assistiamo al riscatto orgoglioso di vitigni dimenticati: il Pallagrello (bianco e nero) e il Casavecchia, amatissimi da re Ferdinando IV di Borbone, che volle riservare loro un posto d’onore nel celebre Vigna del Ventaglio di San Leucio.
Accanto ad essi brilla l’Asprinio d’Aversa, celebre per la sua freschezza verticale e per un metodo di coltivazione unico al mondo. Questo viene tradizionalmente coltivato attraverso le “alberate”, con le viti avvinghiate ai pioppi fino a raggiungere i 10-15 metri d’altezza, formando vere e proprie pareti verdi. La vendemmia avviene con scaloni lunghissimi e stretti (“i scaluni”), manovrati a mano da vignaioli acrobati. Questa pratica etrusca non è solo agricoltura: è un paesaggio monumentale e antropico unico, una sfida di vertigine e coraggio contro la gravità.
Salerno – dai terrazzamenti eroici al Mare del Cilento
La provincia salernitana incarna la luce e il respiro del Tirreno. Si passa dalla viticoltura “eroica” dei terrazzamenti a picco sul mare della Costiera Amalfitana (dove uve ancestrali come Fenile, Ginestra e Pepella danno vita a sorsi impregnati di salsedine e macchia mediterranea) sino alla forza ancestrale del Cilento. Qui l’Aglianico e il Fiano assorbono la carica solare delle colline che guardano l’antica Paestum, regalando sorsi caldi, sapidi e avvolgenti.
Napoli e la Penisola – Il Fuoco Vulcanico
Dominata dalla presenza ieratica del Vesuvio e dalla caldera vulcanica dei Campi Flegrei, la provincia partenopea regala vini coltivati su sabbie piroclastiche. Grazie al suolo vulcanico, privo di argilla, la Fillossera non è mai riuscita ad attaccare queste piante, permettendo alla vigna di vivere franca di piede (senza portainnesto americano). Il Piedirosso, con i suoi tratti di geranio, cenere e frutti rossi, e la Coda di Volpe rappresentano l’anima dinamica e vibrante del Golfo e delle sue isole.
Benevento e il Sannio: la spina dorsale e le sue eccellenze
Il Sannio beneventano rappresenta il vero cuore pulsante della produzione regionale: una distesa di colline pettinate da vigneti dove la vite è cultura ed economia diffusa. È il regno incontrastato della Falanghina del Sannio e dell’Aglianico del Taburno. In questo contesto, due realtà, che incarnano l’eccellenza e la spinta propulsiva del territorio, mi hanno colpito in particolar modo:
Agri Solaris Benevento: la nuova frontiera dell’agricoltura sannita
Nel panorama beneventano, un ruolo di primissimo piano per la crescita e la qualità dell’intero comparto è svolto da Agri Solaris Benevento S.R.L.. Nata dall’eredità storica dell’illustre Consorzio Agrario Provinciale di Benevento (fondato nel lontano 1901), Agri Solaris rappresenta il ponte perfetto tra memoria e futuro. Raccogliendo oltre un secolo di supporto al mondo agricolo, l’azienda affianca i viticoltori con servizi, prodotti e soluzioni d’avanguardia: dalla consulenza tecnica alle forniture specializzate, Agri Solaris è il partner affidabile che garantisce che la qualità delle uve sannite nasca fin dalla cura scientifica e sostenibile del suolo.
Aia dei Colombi: la maestria artigianale del terroir
Incastonata a Guardia Sanframondi, l’azienda Aia dei Colombi della famiglia Pascale è il simbolo della viticoltura d’autore beneventana. Con una dedizione rigorosa alla valorizzazione dei vitigni autoctoni, Aia dei Colombi regala interpretazioni pure di Falanghina e Aglianico: vini di grande pulizia, spiccata aderenza al terroir e capaci di coniugare una piacevolezza immediata a una sorprendente capacità di evoluzione nel tempo.
L’Emozione del Progetto DANIMI: Quando il Vino è una Dedica d’Amore
Tra i banchi d’assaggio di Campania.Wine 2026, una delle storie che, poi, mi ha maggiormente toccato il cuore è quella del progetto DANIMI.
«Avvolta in una manta di passione, DANIMI è una dedica a ciò che c’è di più caro nella vita: la propria famiglia. Un progetto d’amore che trae la sua forza dalle iniziali dei propri figli.»
DANIMI nasce da un coinvolgimento familiare intimo e viscerale, sostenuto da competenze ventennali nella produzione e nella cultura del vino. Il progetto si propone l’obiettivo di unire idealmente valori, sapori e tradizioni del Sud Italia in un’unica e raffinata visione. La filosofia di DANIMI risiede nella volontà di valorizzare le eccellenze del territorio partendo dal valore primario degli affetti: il vino smette di essere solo un prodotto agricolo e diventa un gesto d’amore generazionale, capace di trasmettere al mondo l’orgoglio per le proprie radici.
Masterclass al MUSAP: l’arte dell’approfondimento con AIS Campania
Se in Galleria l’emozione si è fatta diffusa e corale, nelle sale storiche del MUSAP si è consumato il rito dell’approfondimento. In collaborazione con i sommelier di AIS Campania, le Masterclass per Winelovers hanno guidato i degustatori attraverso verticali storiche e confronti territoriali di rara precisione. Circondati da quadri e sculture d’epoca, i partecipanti hanno compreso fino a che punto il patrimonio autoctono campano meriti di stare nell’Olimpo della critica enologica internazionale.
Un’eredità per il futuro
Con la chiusura dei battenti nella giornata odierna, 7 settembre 2026, Campania.Wine lascia in eredità la certezza che la Campania non sia soltanto una regione vinicola, ma un universo di storie, volti e territori inscindibili. Tra la spinta innovativa e la tradizione, tra emozioni familiari e un antico rigore, il vino campano si conferma ambasciatore insuperabile di cultura, storia e bellezza.
Francesca Della Mura
Foto: SVG fallback
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